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Disastro umanitario

Oxfam: "Un secolo per ricostruire Gaza"

Cinquantuno giorni per distruggere Gaza, un secolo per ricostruirla. E' l’allarme lanciato oggi da Oxfam che, a sei mesi dal cessate il fuoco per l’operazione Protective Edge della scorsa estate, denuncia i tempi lentissimi di una ricostruzione mai realmente iniziata. Il materiale edile rimane fermo alla frontiera, i camion entrano con il contagocce: sul suolo della Striscia rimangono solo le macerie delle 16.000 abitazioni distrutte e delle altre 133.000 che sono state pesantemente danneggiate dai bombardamenti. Una situazione bloccata e resa immobile dal perdurante blocco israeliano sul territorio di Gaza, un “embargo” pressoché totale su merci e persone che, ormai da quasi otto anni, sta provocando inutili disagi alla popolazione. E che negli ultimi mesi sembra diventato ancor più restrittivo: a gennaio, per esempio, solamente 579 carichi di materiale da costruzione sono riusciti a entrare a Gaza, ancora meno dei già scarsi 795 che vi avevano avuto accesso il mese precedente. Si stima che, per rimettere in piedi tutte le case, le scuole, gli ospedali e le altre infrastrutture andate distrutte, servirebbero 800.000 camion di materiale edile: con meno dello 0,25% dei carichi necessari arrivati a Gaza negli ultimi tre mesi, il processo di ricostruzione è praticamente fermo. A questo ritmo, secondo Oxfam, ci vorrà un secolo per rimettere in sesto tutta la Striscia. A farne le spese, i 100.000 sfollati interni, di cui la metà bambini, che ancora non possono contare su un tetto sopra la testa. “Le famiglie vivono da sei mesi in case senza soffitti, pareti o finestre. - afferma Umiliana Grifoni, responsabile Ufficio Mediterraneo e Medioriente di Oxfam Italia - Molte abitazioni hanno solo sei ore di elettricità al giorno e non hanno acqua corrente. Ogni giorno che passa senza che abbia inizio la ricostruzione, aumentano i rischi per la vita stessa delle persone”. Per questo motivo Oxfam chiede a gran voce un intervento deciso della comunità internazionale per favorire la riapertura dei negoziati e arrivare così a una risoluzione politica di lungo periodo della questione palestinese. Una soluzione che, chiaramente, includa anche la fine del blocco israeliano su Gaza. “Solo con la fine del blocco - ricorda Umiliana Grifoni - sarà possibile permettere alla popolazione della Striscia di ricostruire la propria vita”.

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Commenti all'articolo

  • marcomasiero

    27 Febbraio 2015 - 14:02

    radere al suolo e spargere sale

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