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Porte aperte ai boss

Con Marino sindaco Mafia Capitale ha mangiato il triplo

Primo semestre 2013, sindaco Gianni Alemanno. Le Coop di Mafia Capitale, guidate da Salvatore Buzzi, ottengono proroghe e affidamenti diretti per 2,9 milioni di euro. Secondo semestre 2013, arriva alla guida della giunta capitolina Ignazio Marino, che presto diventerà grande amico di Buzzi, che con le sue Coop gli ha finanziato il 50% della campagna elettorale (il re di Mafia Capitale era l’azionista di riferimento della campagna elettorale di Marino), e gli affari quasi triplicano.


Nel secondo semestre 2013 le commesse dirette del Comune di Roma a Mafia Capitale ammontano a più di 7 milioni di euro. Nel biennio 2013-2014 Buzzi incamera dal Comune di Roma 14,2 milioni di euro. Di questa somma 11,3 milioni di euro vengono erogati da Marino sindaco e 2,9 milioni di euro da Alemanno sindaco. Una differenza abissale,  che spiega bene perché quando Buzzi e i dirigenti delle Coop di Mafia Capitale vengono intercettati nel novembre 2014, discutono preoccupati delle voci secondo cui il Pd stava per fare fuori il sindaco della Capitale, ritenuto di scarsissime capacità. Buzzi e soci si danno un gran da fare per sventare l’attacco interno al sindaco della Capitale, e fra loro si dicono perché: «Se Marino dura altri tre anni e mezzo, se magniamo Roma».


E in effetti gli affari per loro così bene non erano mai andati. A rivelare le cifre in ballo è un lungo e certosino lavoro fatto da tecnici cui si è rivolta il leader di Fratelli di Italia, Giorgia Meloni, dopo che il suo capogruppo in comune, Fabrizio Ghera, ha chiesto l’accesso agli atti ufficiali di Roma Capitale per mettere in fila tutti i finanziamenti erogati alle Cooperative e alle fondazioni sociali nel 2013 e nel 2014.


L’elenco dei beneficiari è assai lungo, e ci sono nomi di primissimo piano, come quello della comunità di Sant’Egidio (che con Marino ha avuto fiumi di finanziamenti), quello dell’Arci e tanti altri, sia cattolici che di sinistra. Ma ovviamente l’interesse del momento era quello degli appalti concessi alle Coop di Mafia Capitale. Non sono cifre clamorose, e per altro il gruppo nonostante la grande esposizione mediatica avuta con l’inchiesta, fatturava fra i 6 e gli 8 milioni di euro l’anno con il suo core business (gestione degli immigrati e manutenzione del verde pubblico). Nel biennio le Coop di Buzzi hanno avuto dal Comune di Roma direttamente 67 commesse (non vengono considerate quelle, pure importanti, avute dai municipi della città).

Di queste 58 sono state proroghe che allungavano senza gara e senza nemmeno consultazione commesse già esistenti da anni. Non poche risalivano addirittura agli anni di Francesco Rutelli sindaco di Roma, altre a quelli di Walter Veltroni. Due sole alla giunta Alemanno. Sette commesse sono avvenute per affidamento diretto da parte della giunta comunale di Roma, due invece attraverso procedura negoziata. In sei casi si è trattato di procedure avvenute sopra soglia, in nessun caso prima di decidere se affidare o meno quella commessa ai protagonisti di Mafia Capitale, si è cercato un alternativa, per cui non esiste manco un avviso pubblico di informazione.

Buzzi aveva la strada spianata in Comune: ce l’ha sempre avuta salvo nei primi tre anni della giunta Alemanno, ha trovato una vera e propria autostrada quando è arrivato alla guida della capitale Marino, che fin qui sembra solo il sindaco incapace di vedere qualsiasi cosa avvenisse intorno a lui.


Ma dalle nuove intercettazioni allegate alla ordinanza di arresto di 44 protagonisti di episodi di corruzione e intimidazioni varie, emergono altri sospetti anche sul sindaco. Come si potrà leggere nei brani pubblicati oggi su Libero, il sodalizio mafioso aveva raggiunto un rapporto strettissimo se non direttamente con il sindaco (non appaiono al momento intercettazioni di colloqui con lui), certamente con il suo staff: il segretario particolare Martino Stella, con cui esistono decine di colloqui e incontri, e ora sappiamo anche con la capa della segreteria di Marino, Silvia Decina. È lei a spiegare a Buzzi che Marino si è innamorato di alcune sue proposte, e che per renderle operative ha deciso di bypassare perfino gli assessori della sua giunta, che avrebbero potuto essere di intralcio e perfino mettere a rischio con la burocrazia il buon esito dei progetti.


È la prima testimonianza esistente di questo filo diretto che esisteva e resisteva fra Buzzi e il sindaco non poi così "marziano" di Roma, e racconta tutt’altra storia rispetto alla propaganda ufficiale.

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • allianz

    11 Giugno 2015 - 04:04

    Che aspettano a commissariare il comune?

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  • compagno sovietico

    10 Giugno 2015 - 22:10

    Solo per berlusconi valeva il principio non poteva non sapere?Questi che non voglio in le dimissioni di questo incapace sono collusi o della stessa idea che un comunista non si tocca.

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  • esasperata49

    10 Giugno 2015 - 20:08

    a milano c'è un detto che dice" ognuno deve fare il proprio mestiere", xche se era un bravo medico non ha continuato a farlo(salvando vite?) invece di fare una cosa che si è dimostrata al di sopra delle sue capacità. questo dovrebbe valere x tutti.

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  • esasperata49

    10 Giugno 2015 - 20:08

    a milano c'è un detto che dice" ognuno deve fare il proprio mestiere", xche se era un bravo medico non ha continuato a farlo(salvando vite?) invece di fare una cosa che si è dimostrata al di sopra delle sue capacità. questo dovrebbe valere x tutti.

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