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Colonizzati

Da Eva Longoria a Sofia Vergara, l'invasione della "armata latina" in cinema, musica e tv

Arriva in prima visione dal 5 settembre ogni sabato alle 22.45 su FoxComedy Cristela, sit-com travolgente che racconta la storia di una famiglia di origini messicane. È scritta, prodotta e recitata da Cristela Alonzo, la prima latinoamericana messa a contratto di tale livello da un network show Usa (la Abc). È la star del momento e nasce come stand-up comedian, divenuta nota facendo sagace umorismo sulle sue autobiografiche vicende di migrante. Al sesto anno degli studi di legge ottiene uno stage presso un prestigioso studio legale, ma deve lottare con i desideri della famiglia, tradizionalistica, che per lei non voleva un futuro da rampante avvocatessa. Attraverso le risate, Cristela racconta la seria lotta per salvare capra e cavoli, il rispetto per le sue origini e la sua famiglia e il diritto di fare ciò che vuole della propria vita.

È notevole che sia una latina ad «accusare» di «retrogradezza» la cultura dei suoi stessi genitori. D’abitudine lo fanno i locali verso gli stranieri. E gli stranieri si dichiarano discriminati dai locali che impedirebbero loro pari opportunità. «Solo il 7 per cento degli addetti ai lavori è costituito dalla comunità ispanica», ha appena «denunciato», infatti, Eva Longoria, riferendosi al mondo hollywoodiano. A darle manforte, il report annuale Usc Annenberg, secondo il quale nei cento film a più alto budget del 2014 solo il 4,9 per cento dei personaggi era ispanico. Due numeri sufficienti a creare, in contrasto col messaggio di Cristela, l’ennesimo «allarme discriminazione». Non se ne può più della richiesta di tutela in chiave etnica: ci sono le donne, i gay, i portatori di handicap, gli anziani, i bambini, e a questo punto qualunque altra categoria «minoritaria» potrebbe reclamare rappresentatività su precisa scala 1:100. Gli ansiosi, gli asexual, i mancini, da categorizzare anche in modalità incrociata per rappresentare davvero alla perfezione la realtà: la donna Wasp (acronimo inglese per «bianca, anglosassone e protestante») ma mancina, per dire, la schifiamo perché Wasp o la tuteliamo perché mancina? Sono pericolose queste semplificazioni sulla «rappresentazione della realtà»: è come se gli onesti cominciassero a protestare perché la più parte dei thriller americani racconta di reati che essi non commettono. Il cinema non «deve» rappresentare la realtà con la meccanicità di una fotocopia. È arte e quando la si smetterà di imporgli una relazione con la realtà come fosse spuria carta carbone sarà sempre troppo tardi. Ma vallo a far capire alla Longoria, militante dem molto amata da Obama che ha anche fondato il Latino Victory Project a supporto dei candidati ispanici alle prossime presidenziali. Eva è statunitense di origini messicane, e forse deve la sua fortuna come modella (è alta un metro e 57, praticamente il tacco della scarpa di una modella canonica) poi attrice, proprio ai connotati latinos della sua bellezza. La discriminazione di cui parla è più millantata che vera. Lei - regina anche economica di Desperate Housewives e unica di quel quartetto femminile a rimanere sulla cresta dell’onda - e Cristela lo dimostrano. Notarlo sarà tacciato di scorrettezza politica, ma spesso succede che, per evitare accuse di discriminazione, si accordino favoritismi ai presunti discriminati. In verità, l’ispanico sta vivendo in tutto il mondo un momento di gloria.

Ispanico è innanzitutto Papa Francesco, nato a Buenos Aires e battezzato Jorge. Esattamente come il giornalista Jorge Ramos, che sta sfidando Donald Trump a colpi di dichiarazioni che forse gli ha scritto Eva Longoria, tipo: «Questo non è il tuo Paese. Questo è anche il nostro» (in realtà Trump non mette in dubbio che gli Usa siano anche il Paese dei latinos: quelli che vuole lasciare fuori sono gli immigrati irregolari). Non fa gioco alle polemiche utili a spacciarsi per discriminati, lo comprendiamo, ma tra cantanti e attori la cultura latina, buon per essa, sta diventando dominante o si è almeno presa una bella rivincita. Non pensiamo solo al Papa o a Belén Rodríguez.

In musica il top (anche di incassi, che molti statunitensi si sognano) è Enrique Iglesias, figlio di Julio, ma il ritmo latino invade le charts pure se a cantare non è lui. Sullo schermo oltre ad Eva e ora Cristela, c’è Sofia Vergara star della deliziosa comedy anche gay friendly Modern Family e attrice in vari film. C’è stata Ugly Betty (America Ferrera) e c’è Robert Rodriguez, che del suo essere ispanico ha fatto un marchio, per esempio con il film di culto Machete. Discriminati? Sicura, Eva? 

di Gemma Gaetani
@gemmagaetani

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