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In passerella

Milano Fashion Week, la prima giornata: la moda "sbagliata" di Gucci, quella "impegnata" di Stella Jean e quella "sostenibile" di Genny

Si apre la prima giornata della settimana di Milano moda donna con i temi caldi dell’attualità . La stilista italo-haitiana Stella Jean affronta la questione dei migranti, lo fa con la sua collezione per la prossima estate, un vero e proprio percorso a tappe dei migranti che raggiungono luoghi simbolo come Brasile, Argentina, Perù e Inghilterra. Punto di partenza è proprio l'Italia, simbolo dell'artigianalità. Da qui la collezione si traduce nel mix geografico e culturale, con balze carioca, volant in rafia e gonnelloni che evocano le signore di Bahia (anche le stampe evocano le marce migratorie delle famiglie). Il viaggio prosegue con gonne ad anfora, cinture che ricordano i costumi andini, camicie da cowboy e bomber college, che strizzano l'occhio al sogno americano. Infine trench e camicie da uomo in stile Savile Row, la via del sartoriale maschile a Londra.

Passa alla fase successiva Cristina Tardito, anima di Kristina T, all’integrazione, parola chiave della sua sfilata. La stilista mette insieme tante ispirazioni diverse, materiali e tessuti, alla ricerca, come Annie Leibovitz, dello scatto perfetto, che mette insieme culture e sensibilità diverse. Così fece la fotografa e ritrattista quando immortalò, per esempio, l'abbraccio tra John Lennon e Yoko Ono simbolo dell'unione di mondi, culture e arti diverse. Ecco spuntare i pantaloni asciutti a vita alta in tessuto goffrato tecnico che si accostano a top tricottati che ricordano le reti luminescenti dei pescatori. Lungo e corto si alternano negli abiti che richiamano i delicati dettagli delle sottovesti, ma declinati su fantasie sud americane con pesci stilizzati, replicati anche sul neoprene. Le organze sfilacciate si inanellano a spirale sulle tuniche, mentre tagli al laser decorano bluse e sui vestiti trovano spazio anche motivi geometrici, su costumi interi a patch di colori o come dettagli nelle scollature degli abiti.

Viene da terre lontane (Persia e India) il celebre disegno cashmere, ottenuto elaborando il motivo vegetale a forma di goccia, scelto da Fay. Il motivo paisley ha ispirato il duo creativo alla guida del brand, Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi. La field jacket Victoria, capo icona di Fay, è rivisitata in paisley, come stampa e come decoro, con ricami anche in oro. Poi ci sono cappottini in cotone denim, bluse in voile di cotone, minigonne con ricami in camoscio. Poi gli accessori all'insegna del motivo cashmere: le calzature sono demi-boots ricamati o sandali maschili traforati.

Armonia dei contrasti è invece il filo conduttore delle creazioni di Alessandro Dell'Acqua per la sua griffe N 21. S'ispira alle suggestioni delle immagini di due note fotografe: la friulana Tina Modotti, famosa per il suo impegno politico e la sua personalità eccentrica, e Corinne Day, che ha documentato le pulsioni degli anni Novanta firmando le note immagini di Kate Moss su The Face, nel celebre editoriale The 3rd Summer of Love pubblicato nel 1990. Come negli scatti di Day, spesso androgini, in collezione torna l’amato e odiato contrasto maschile-femminile grazie a T-shirt indossate sotto abiti sottoveste in chiffon o pizzo, caban con ricami di passamaneria e pon pon o abiti con ruches accostati a camicie bianche. Il contrasto prosegue nel mix di gonne in lino indossate sotto una camicetta in crepe de Chine e nella camicia a righe scomposta fino a diventare un abito drappeggiato. L'unica stampa della collezione è un delicato accostamento floreale, usato per il pijama tailleur o la gonna orlata di passamaneria da arredamento.

Linee dell'Art Decò per il direttore creativo di Genny, Sara Cavazza Facchini: una collezione fatta di tuniche corte in seta e cotone, fluide camicette, pantaloni morbidi. Dettagli scintillanti, come inserti in maglia metallica o ricami color oro. L'ispirazione si fa ancor più chiara negli abiti con grafiche ispirate alle opere di Sonia Delaunay, come l'abito con spacco da sera in verde smeraldo o il gilet in duchesse di seta dai motivi geometrici. A partire da questa stagione c'è anche una novità che riguarda la produzione. Tutto nasce dal prossimo impegno della griffe e del suo direttore creativo, che interverrà il 28 settembre a New York al gala benefico Fashion4Development (piattaforma per incentivare la crescita sostenibile della moda) con 350 first ladies, presentando una selezione di capi per l'autunno-inverno 2015/16 e lanciando il progetto che prevede una 'etichetta dei valorì da apporre a tutti i capi della collezione, a partire dalla primavera-estate 2016.

Nella prima giornata di sfilate a Milano è andato in passerella anche Gucci con Alessandro Michele e la sua eleganza anarchica. Il sopra non sta con il sotto, un mix di innocenza e malizia, vasi attici e tappezzerie settecentesche, pappagalli giamaicani e couture parigina. Una moda volutamente “sbagliata”, attraverso cui lo stilista racconta la pseudo rivolta-femminile contro le convenzioni.

L'esplorazione anarchica del mondo si traduce così in una mappatura tenera del femminile, perché "la tenerezza, parola non molto in voga, ma che mai come adesso ha un gran valore - sottolinea lo stilista - appartiene alle donne". Che amano una moda antiborghese. Le modelle escono con lo chemisier di pizzo verde con il sabot con il morsetto, la blusa a fiori con la gonna di seta dal disegno orientale, l'abito con grandi fiocchi in paillettes e un serpente che si arrampica sulla schiena insieme alla pantofola con le perle incastonate nel tacco, la gonna di pitone e il top con un pappagallo ricamato, il lungo abito crochet con il poncho abbinato, il tubino con lo jabot in paillettes, la maxi gonna a pieghe con la mappa stampata e la blusa con grandi fiocchi. Strani giochi di contrasto.

di Daniela Mastromattei

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