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L'addio di Benedetto XVI

Piazza San Pietro gremita di fedeli
per l'ultima udienza del Papa

Tra i cardinali anche personaggi discussi come l’ex arcivescovo di Los Angeles Mahony, l’ex arcivescovo di Boston Law, il cappuccino americano O'Malley

 

E’ una piazza festosa e colorata quella che si presenta davanti a San Pietro per l’ultima udienza generale di papa Benedetto XVI. I fedeli continuano ad arrivare. File composte e lunghissime di persone munite di bottigliette d’acqua, sgabelli pieghevoli e anche grossi cuscini. Numerose le famiglie con bambini piccoli al seguito. Immancabili le macchinette fotografiche e i cellulari, pronti a catturare un’immagine del papa durante il suo giro tra i corridoi della piazza con la papa-mobile. C'è chi armato di iPad vuole filmare tutto l’evento e chi applaude e sventola fazzoletti colorati o palloncini bianchi e gialli, ma c'è anche chi preferisce il silenzio ed è raccolto in preghiera. E’ il caso di tre suore sedute su uno sgabello al centro della piazza, diventate oggetto di fotografie da parte dei fedeli. Non vogliono parlare ma solo pregare per essere più vicine al pontefice. 

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Nel gruppo dei cardinali, ma non nella prima fila, ci sono anche personaggi discussi come l’ex arcivescovo di Los Angeles Mahony e l’ex arcivescovo di Boston Law, che è accanto all’ex presidente della Cei, Camillo Ruini. Silenziosi e pensosi i campioni della lotta agli abusi sessuali: il cappuccino americano O'Malley, che a Boston ha venduto l'episcopio per pagare i danni alle vittime, e l’austriaco Schoenborn, che ha fatto luce sui crimini compiuti dal suo predecessore Groer, subendo per questo l’ostracismo della Curia Romana. Presenti anche i tre cardinali della Commissione d’inchiesta, Herranz, De Giorgi e Tomko, e il segretario di Stato Bertone.

Benedetto XVI, alle 10,45, ha fatto il suo ingresso in piazza San Pietro a bordo della papamobile. Applausi e grida di “viva il Papa!” lo hanno accolto  durante il suo passaggio, prima di salire sul sagrato per la sua ultima udienza generale. "Sono veramente commosso. La Chiesa è viva. Penso che dobbiamo ringraziare anche il Creatore per il tempo bello che ci dona nell’inverno", ha aggiunto a braccio il Pontefice prima di iniziare il suo discorso, davanti ad oltre 150mila fedeli che lo applaudivano e acclamavano.   "Molte persone che amano il Signore - ha poi sottolineato - amano anche il Successore di San Pietro e sono affezionate a lui; che il Papa ha veramente fratelli e sorelle, figli e figlie in tutto il mondo, e che si sente al sicuro nell’abbraccio della loro comunione; perchè non appartiene più a se stesso, appartiene a tutti e tutti appartengono a lui". 


"Ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua, di Gesù che non la lascia affondare". Lo ha affermato Benedetto XVI nella catechesi tenuta alla sua ultima Udienza Generale. "E' Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perchè così ha voluto". "Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare", ha confidato il Pontefice, che con l’immagine della barca di Pietro squassata dai venti aveva iniziato la sua missione nell’aprile 2005. "E' per questo - ha aggiunto - che oggi il mio cuore è colmo di ringraziamento a Dio perchè non ha fatto mai mancare a tutta la Chiesa e anche a me la sua consolazione, la sua luce, il suo amore". 

Riguardo alle sue dimissioni Papa Ratzinger ha detto: "Non abbandono la Croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro". "Il sempre è anche un per sempre", ha scandito chiarendo che da parte sua "non c'è più un ritornare nel privato". "La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo". Ai 150mila fedeli, il Papa ha spiegato le motivazioni del suo gesto. "In questi ultimi mesi - ha detto testualmente - ho sentito che le mie forze erano diminuite, e ho chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua luce per farmi prendere la decisione più giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità d’animo".   Secondo Joseph Ratzinger, "amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi". Tornando ancora una volta con la mente al giorno dell’elezione, il 19 aprile 2005, il Pontefice tedesco ha ripetuto che per lui "la gravità della decisione è stata proprio anche nel fatto che da quel momento in poi ero impegnato sempre e per sempre". Quel giorno, ha ricostruito oggi, il suo pensiero fu un interrogativo rivolto a Dio: "Signore perchè mi chiedi questo? E che cosa mi chiedi?". "E' un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se tu me lo chiedi sulla tua parola getterò le reti, sicuro che tu mi guiderai anche con tutte le mie debolezze", furono ancora le parole che vennero in mente all’allora cardinale Ratzinger che stava per essere eletto. "E il Signore - ha assicurato ai fedeli - mi ha veramente guidato, mi è stato vicino, ho potuto percepire quotidianamente la sua presenza".

 "Vi chiedo di ricordarmi davanti a Dio, e soprattutto di pregare per i cardinali, chiamati ad un compito così rilevante, e per il nuovo Successore dell’Apostolo Pietro: il Signore lo accompagni con la luce e la forza del suo Spirito". Con queste parole il Papa ha concluso il discoroso tenuto alla sua ultima Udienza Generale. Benedetto XVI appare oggi sereno e in ottima forma, come sollevato. 

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Commenti all'articolo

  • beppazzo

    27 Febbraio 2013 - 21:09

    Visto che qualcuno è schifato a scrivere quì , perchè non và a scrivere da un'altra parte? Chiaramente senza padroni; se li trova?

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  • Uolter

    27 Febbraio 2013 - 15:03

    ...perché ci son stati faccendieri e sanguinari anche prima ... ma degli ultimi 100 anni, senza ombra di dubbio il peggiore. La chiesa s.p.a. è una casta peggio della casta di Montecitorio ...speriamo si voti subito e speriamo che l'editoria di regime tipo la vostra vada a casa assieme ai suoi padroni.

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