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L'itinerario

Il mare degli eroi:
Egitto "nostrum"

Da Alessandria a Marsa Matruh, il raccontro di un viaggio nei luoghi storici che hanno visto le gesta di Alessandro e gli eroi di El Alamein

di Andrea Camprincoli

C’è un altro Egitto oltre alle mete più conosciute del Mar Rosso. Sulle sponde del Mediterraneo a ovest della leggendaria Alessandria, la città dei re celebrata dal poeta Costantino Kavafis e della più famosa biblioteca del mondo antico. Da dove si può raggiungere il deserto bianco, l’oasi di Siwa, il sito “bellico” di El Alamein con le sue spiagge di sabbia bianchissima e la cittadina balneare di Marsa Matruh, i cui colori dell’acqua raggiungono sfumature caraibiche. Una destinazione perfetta per chi ama la natura e il mare lontano dalle mete affollate. Si attraversa il deserto sulle orme di Alessandro Magno la cui tomba non è stata mai ritrovata. Le sue ultime tracce portano per alcuni a Siwa, vasta distesa di bacini d’acqua sorgiva e palmeti ai bordi del Gran Mare di Sabbia, e qui continuano ancora gli scavi archeologici. Un luogo ricco di suggestioni e miti come il Tempio dell’Oracolo, lì dove al sovrano macedone fu predetto il trionfale destino, e la vicina sorgente di Cleopatra. Ma soprattutto un approdo sicuro per una vacanza di assoluto relax, con una spesa che ultimamente è divenuta ancor più contenuta. Grazie all’accordo tra la compagnia aerea Blu Panorama e Swan Tour, infatti, vengono offerti pacchetti a prezzi calmierati che vanno dai 400 euro (maggio) ai 550-800 euro (giugno, luglio, agosto), fino ai 1.200 euro per chi sceglie i resort più costosi. L’offerta comprende il volo, una settimana in strutture a cinque stelle, colazione, pranzo e cena e ogni tipo di confort (piscine, spa, campi da tennis, animazione…). Solo le escursioni devono essere pagate a parte (info: www.swantour.it).  

El Alamein: in memoria degli eroi caduti
Un monolite di marmo bianco, solitario, in cima a una collinetta in mezzo al deserto e lambito dal blu intenso del mare. E’ il Sacrario di El Alamein, in ricordo di quell’estremo avamposto militare delle forze armate italo-tedesche che vennero completamente annientate dagli inglesi - durante la Seconda guerra mondiale - in una grande battaglia che andò avanti dal 23 ottobre al 4 novembre 1942. A soli 100 km da quell’Alessandria d’Egitto, la perla del Mediterraneo, che i soldati italiani non raggiunsero mai. Attendevano l’ordine di avanzare per conquistare il territorio, invece non videro altro che la polvere e la sabbia delle trincee, ai margini della depressione di Qattara. Sotto i colpi dei bombardamenti e dei cecchini vennero annientati in quella che la storia ricorda come una sconfitta decisiva. Persero la vita in migliaia e migliaia. Eppure “Mancò la fortuna, non il valore”, come si legge su una celebre lapide. Vennero lasciati soli in attesa di rinforzi, ma, numericamente inferiori rispetto ai nemici e con solo pochi mezzi a disposizione, poterono solo tentare di resistere. Fino all’ultimo scontro che fece dire a Winston Churchill: “Prima di Alamein non avevamo mai vinto, dopo Alamein non perdemmo più”. Una storia alla quale ha reso omaggio anche il cinema con la pellicola “El Alamein - Linea del fuoco”  (2002) di Enzo Monteleone (sceneggiatore di film di successo come “Mediterraneo”, “Marrakech Express”, “Alla rivoluzione sulla 2 cavalli”), e prima ancora, nel 1957, con “El Alamein - Deserto di gloria”, molto diversi tra loro come si capisce dai sottotitoli. Oggi di quella battaglia in questi luoghi si ricordano le tante vittime. Prima targa: “Consacrato al riposo di 4.800 soldati, marinai ed avieri d’Italia. Il deserto e il mare non restituiscono i 38mila che mancano”. Seconda targa: “4.200 caduti delle forze armate tedesche qui riposano dal 1942 al 1956”. Poi più in là: “Il soldato tedesco ha stupito il mondo, il bersagliere italiano ha stupito il soldato tedesco”, firmato dal generale tedesco Rommel. Ancora una scritta “Horam nescit virtus”. E così via si succedono iscrizioni e lapidi lungo il sentiero che porta alla torre-ossario, dentro una grande stanza con un altare al centro. Ai lati due ingressi conducono a stretti corridoi con intere pareti di lapidi su cui si leggono i nomi dei caduti. Ma la parola “ignoto” è quella che ricorre più spesso e mette i brividi. “Queste pareti custodiscono milletrecento caduti ignoti a noi – noti a Dio”. Oltre la vetrata si esce sulla terrazza che si affaccia sul mare striato nei toni dell’azzurro. La progettazione è opera del maggiore Paolo Caccia Dominioni che “qui visse per dodici anni alla ricerca dei caduti sparsi tra le sabbie del deserto. A molti diede un nome. Per tutti progettò e costruì questo sacrario”.

I Caraibi del Mediterraneo: spiagge bianchissime tra le dune
Spiagge bianchissime con acqua cristallina che si estendono per chilometri lungo tutta la costa da El Alamein al confine libico. Le più belle per nuotare indisturbati si trovano davanti al resort Ghazala Regency. Dotato di ogni comodità (a soli 19 km dal piccolo aeroporto di El Alamein) ospita persino una spa e una grotta con una grande piscina riscaldata al coperto. Ideale per gli amanti del mare che cercano la tranquillità di una vacanza sicura. Il team del villaggio organizza gite ad Alessandria, al Cairo, alle piramidi di Giza, escursioni nel deserto di Siwa e persino rapide incursioni al mercatino libico di Marsa Matruh. Quest’ultima è una cittadina turistica che si raggiunge spostandosi verso la Libia, a circa 240 chilometri da Alessandria e 500 km a nord-ovest del Cairo, lungo un litorale pieno di villaggi per la borghesia egiziana che qui viene a trascorre le vacanze. Per i turisti c’è invece il resort a cinque stelle Carols Beau Rivage Matrouh (www.carolsbeaurivage.com) che si presenta come un’oasi rigogliosa tra palme e giardini, camere confortevoli, piscine e spiagge da sogno. Come la spiaggia di Cleopatra fotografata in tutte le cartoline: una piccola baia di sabbia candida, ideale per lunghe nuotate. Oppure la spiaggia di Aghiba, un’incantevole insenatura raggiungibile tramite un sentiero che scende dalla scogliera.

La Biblioteca Alessandrina e il mito di Ipazia
Arrivati ad Alessandria, sarà meglio dimenticare presto l’immagine romantica di città leggendaria, fondata da Alessandro Magno, un tempo sede di ogni bellezza e conoscenza, per arrendersi alla contemporaneità di ciò che ne rimane. Depredata, ormai fin troppo saccheggiata e impoverita nel suo interno. Ma così suggestiva sul lungomare tanto da sembrare un’altra città. E’ qui che percorrendo la Corniche si potranno ammirare i resti del colonialismo nelle architetture dei palazzi e dei giardini. La bellezza delle palme, quelle senza frutto tipiche dell’Egitto, così perfette da sembrare finte, che servono da ornamento alle strade e alle piazze. E poi finalmente si ritrova il motivo del viaggio, perché qui si arriva soprattutto per la leggendaria Biblioteca Alessandrina, simbolo della conoscenza universale. Un tempo la più ricca e prestigiosa biblioteca che il mondo antico abbia mai conosciuto. Fondata nel III secolo a.C. durante il regno di Tolomeo II Filadelfo, venne distrutta in seguito a numerosi incendi. Oggi in versione ultramoderna, inaugurata nel 2002, dalle forme futuristiche di un disco solare adagiato sul mare, presenta nella facciata principale l’alfabeto in 120 lingue differenti. Per visitarla bisognerà prendersi almeno mezza giornata. Ma varrà la pena addentrarsi all’interno per conoscere insieme alla storia della città anche quella della sua più celebre abitante: la bella Ipazia, filosofa e scienziata, simbolo della libertà di pensiero, morta martire, orribilmente trucidata da estremisti cristiani. Di lei c’è una statua all’ingresso che ricorda come fu “vittima del fanatismo religioso”. Così come racconta anche il film spagnolo “Agorà” (2010) di Alejandro Amenábar, con Rachel Weisz a dare il volto alla figlia di Teone. Davanti a lei a turno, oggi, si mettono in posa molte ragazze, purtroppo quasi tutte velate, per fare una foto ricordo. Imperdibile poi la sala buia dei manoscritti antichi. Qui si potrà ammirare l’unico frammento (una riproduzione: l'originale è conservato a Vienna) di un papiro scampato all’incendio dell'antica biblioteca, trovato in una mummia molto probabilmente appartenente a un assiduo frequentatore. Da qui si arriverà a una delle sale di lettura più grandi del mondo, sia per estensione che per quantità di scaffali, su undici livelli. Una volta usciti si potrà visitare quindi il Planetario, oppure continuare sul lungomare in direzione del Forte di Qaitbey, dove un tempo sorgeva il Faro, considerato uno delle sette meraviglie del mondo. Camminando si incontreranno i migliori ristoranti di pesce della città, come il Fish Market, o di carne, come il Tikka Grill

Oasi di Siwa: tra sorgenti e palme da dattero
Da Marsa Matruh una strada sfida il deserto fino all’oasi di Siwa. Che appare come un miraggio tra le dune di sabbia bianca: sorgenti, laghetti azzurri e grandi bacini di acqua calda sulfurea e fredda minerale che viene persino imbottigliata. Qui si potrà fare il bagno immersi nel verde rigoglioso dell’oasi, in cui crescono piantagioni di ottimi datteri e fichi.  Un paradiso naturale da contemplare fermandosi qualche giorno nel Siwa Shali Resort (www.siwashaliresort.com) una struttura perfettamente mimetizzata nell’ambiente, che assume l’aspetto di un piccolo villaggio attraversato da piscine dove si convogliano le sorgenti. Pochi chilometri e si arriva alla cittadina di Shali, con le case fatte di sabbia e sale proveniente dalle vicine saline. E’ qui che sorge il tempo di Zeus-Ammone, dove Alessandro apprese dall’oracolo il proprio destino, venendo riconosciuto quale figlio del dio. Leggenda vuole che la sua tomba sia qui da qualche parte nel deserto come ricordano le guide del posto, indicando il sito archeologico dove gruppi di ricercatori scavano ancora oggi. Poi a bordo di una jeep oppure sui quad si affronterà una veloce gita verso il Deserto Bianco, per vedere sculture di roccia calcarea davvero uniche al mondo. E non si vorrà più tornare alla civiltà...

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