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Il reportage

Cartoline da #Atreju: lo schiaffo alla "Delrio" e il premio alle Frecce

Viaggio nel raduno della destra italiana a Roma, tra goliardia, nostalgie, presente (Meloni) e futuro (una nuova An?)

A due passi da un Colosseo in notturna da togliere il fiato, il grande parco di via di San Gregorio ospita anche quest'anno il consueto ritrovo dei giovani di destra vicini a Giorgia Meloni e a Fratelli d'Italia. Siamo un po' offesi: Marine Le Pen ci ha dato pacco. Aspettavamo il segretario del Front National incuriositi dall'idea di saperla partecipe al dibattito Processo all'Europa, con Marcello Veneziani e Gian Micalessin. Niente. Bridge in pugno scattiamo qualche istantanea sulla festa e sul suo popolo, scivolando tra le sedie di una tavola calda fino a M'briaconen Platz. Eh? Il cartello sa tanto di Sturmtruppen; poi leggiamo meglio: TOPONOMASTICA IN STILE ALTOATESINO SUCCESSIVA ALLA MOZIONE "DELRIO" APPROVATA DAL PARLAMENTO (ALTO ADIGE E' ITALIA!). Ci eravamo dimenticati (per un momento) cheAtreju è anche questo, goliardia sui temi caldi della politica e dell'attualità. Girano occhi e obiettivi e ci accorgiamo che anche i segnali di accesso ai servizi sono in "tedeschen" : toiletten, ristoranten. Roba da film di Bombolo, con tanto di schiaffone di Milian-Giraldi che stavolta però va dritto in faccia a chi ha pensato bene di "tradurre" la cartellonistica dell'Alto Adige.

Odore di An - Ma a "riportarci" in Italia ci pensa Jan Slangen, comandante delle Frecce Tricolori, premiato con il "Premio Atreju 2013". E' raggiante; si lascia immortalare nella sua bella tuta coi gradi da capitano, di fronte allo stand del Barbadillo. A pochi metri da Jan e dal blu della sua divisa sventola un altro blu, quello della bandiera del Fuan. "Sono i torinesi – ci spiega Lorenzo – non vogliono staccarsene". "Tipo coperta di Charlie Brown?", domandiamo sorridendo. "No – fa lui – militanza, tradizione, appartenenza: cose che qui ad Atreju certo non mancano". E in effetti il clima ricorda molto la vecchia Alleanza Nazionale segno che, forse, quella col PdL non è stata solo una rottura politica. 

di Marco Petrelli

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