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Choc austriaco

Natascha Kampusch, rapita a 13 anni dall'orco e fuggita dopo 8: com'è e cosa farà adesso

Otto anni da incubo, dieci di morbosità. Non è ancora finito il dramma di Natascha Kampusch, la ragazzina austriaca rapita dall'orco Wolfgang Priklopil nel marzo 1998, quando aveva 10 anni, e riuscita a fuggire dalla casa del suo aguzzino il 23 agosto 2006. Una storia incredibile, dolorosissima, da cui è stato tratto un film e su cui Natascha ha scritto due libri. Il primo nel 2010, 3096 giorni (un milione di copie vendute) e l'ultimo, Dieci anni di libertà, appena uscito.

Da quando è tornata libera, ricorda Il Giorno, la ragazza ha lottato contro pregiudizi e veleni. Innanzitutto, il rapporto con Priklopil, i presunti rapporti sessuali con lui, la sua infatuazione: "Tutte fantasie, ero io la più forte, lui cercava solo carezze", ha sempre sostenuto, con forza. Poi i dubbi sul suo rapimento, il sospetto che i genitori l'avessero venduta a un circolo di pedofili, il misterioso suicidio di Priklopil, che si è buttato sotto un treno la prima sera senza Natascha. "Eliminato", sostengono i complottisti.

"Mi chiamano svergognata" - I veleni maggiori però riguardano la vita stessa della "nuova" Natascha. I libri, un talk show che ha condotto senza grande successo. Tentativi bollati, dai maligni, come modi per cavalcare l'onda della fama per il suo tragico passato. "A volte vengo presa da una rabbia fredda, contro la gente che continua a sparlare di me, a trattarmi da svergognata, a inventare storie sul mio passato - ammette ora Natascha -. Non mi perdonano di essere viva, di essere più forte, di non essermi suicidata". 

Ritorno nella casa degli orrori - Ha fatto discutere anche la sua ultima decisione: quella di tornare a vivere nella villetta in cui è stata tenuta prigioniera per 10 anni, in uno scantinato senza finestre. Il giudice, come risarcimento, le ha assegnato tutti i beni di Priklopil, compresa la villetta a Strasshof (Bassa Austria), e secondo gli psicologi a Vienna tornare lì è l'unico modo per superare il trauma.

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