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#Coliandroisnotdead 

Ladro impara, la Bertaccini spara: i segreti di Caterina Silva (e di Coliandro)

"Il commissario ha detto che lei è un poliziotto molto efficiente, lo sa?". "Ah, sì? Detto dal mio capo, son soddisfazioni!". Dopo l'intervista ad Alessandro Rossi/Commissario De Zan, continua il nostro viaggio in una delle serie più amate dell'ultimo decennio, l'Ispettore Coliandro. E non parliamo solo in base alle percentuali di share: il goffo, ma onesto e determinato poliziotto della Questura di Bologna è entrato, col suo lessico e il suo look, nell'immaginario collettivo.

Non di meno i suoi colleghi, come l'ispettore Bertaccini (Caterina Silva), della quale il "capo" ci ha, appunto, parlato molto bene. Volto femminile, fisso, della serie dalla terza stagione, Caterina Silva è un'attrice con alle spalle una lunga carriera, in particolare teatrale... 

Chi è Caterina Silva? 
"Ho debuttato alla Biennale Teatro di Venezia con la compagnia teatrale Motus con la quale ho girato a lungo in Italia e all'estero e poi sono venuta a Roma. Qui ho lavorato per diversi anni con Fabrizio Arcuri, ma anche con Carmelo Rifici e altri registi, e ho mosso i primi passi nel mondo del cinema e della televisione con Enrico Pau, Miche[Ahahha]le Soavi e ovviamente i Manetti". 
Manetti Bros: come li hai conosciuti e perché hai scelto di lavorare ad un progetto comeColiandro? 
"Ho fatto un provino per una delle protagoniste femminili di puntata. Poi loro mi hanno voluto rivedere per il ruolo della Bertaccini. È stata praticamente la prima esperienza televisiva. Sul set mi sono resa conto della grande fortuna, dell'unicità di una serie come Coliandro". 
Leggendo il copione, di primo acchito, cosa ti ha incuriosita del tuo personaggio? 
"È una tipa tosta, molto diversa da me… È un'esperta di heavy metal, va in moto, potremmo dire che dorme col suo giubbotto di pelle, è omosessuale e ora è anche sposata con la sua compagna, ma tutto questo per raccontare una poliziotta vera, realistica, che crede in quello che fa, con le sue intuizioni ma anche con tutti i suoi limiti: il bello di Coliandro è proprio quello di avere personaggi veraci e lontani dal mito dell'eroe calati in situazioni criminali assurde e straordinarie". 
La "Berta" è una figura particolare: mascolina, non solo per l'orientamento sessuale, va in moto, fa arti marziali. È stato difficile proporre una donna così al pubblico? 
"Mi sembra di no. Forse perchè non è poi così inusuale nella realtà. La Bertaccini è sicuramente un personaggio che rompe tutti i clichè della donna che siamo da sempre abituati a vedere in televisione, ma l'aspetto interessante qui è proprio il fatto di essere inserito nel contesto come se nulla fosse. Non c'è un giudizio, non c'è una posizione politica. C'è un aspetto della nostra realtà che Lucarelli tratta in modo libero e onesto". 
Anche tu fai karate e vai in motocicletta? 
"Certo, come no. (Ride) Nella vita ho studiato danza e non vado nemmeno in motorino. Ti dico solo che, per fare l'arrivo alla cava con la moto, ho pregato davvero tutti i santi del paradiso". 
I protagonisti femminili della serie, le colleghe soprattutto, hanno con l'Ispettore un rapporto complicato. Lei, Berta, cosa pensa di Coliandro? 
"Cazzone, cazzaro e fancazzista! Ma, sarà l'abitudine, sarà lo spirito cameratesco, la storia che non bisogna prendersela coi più deboli… sì, sotto sotto anche io un po' gli voglio bene. Poi per il resto, meno lo vedo e meglio sto". 
E, invece, dovesse dare un parere sui gli altri cosa direbbe di: Gamberini? 
"Che vedo più lui di mia moglie. Un vero collega, con tanta esperienza, preparato (ma laurea breve), un amico. Ormai siamo la premiata ditta Gambero Berta". 
Della Longhi? 
"Massima stima per il sostituto procuratore. Intelligente, impeccabile, imperiosa... e poi, è proprio un gran pezzo di...". 
Della Buffarini? 
"Una sorpresa continua. Il fiore all'occhiello della mobile di Bologna". 
Come ti trovi sul set e come hai vissuto la quinta stagione? 
"Bene, meglio. I Manetti sanno creare un'atmosfera incredibile sul set; tra gli attori e la troupe c'è tantissima collaborazione e il lavoro è davvero corale. Marco e Antonio sono degli artigiani: i ritmi di lavoro sono sempre molto intensi e veloci in televisione, eppure loro sanno veramente valorizzare ogni istante". 
Hai qualche ricordo/aneddoto da condividere con noi? 
"Penso che su Coliandro te ne puoi portare a casa almeno uno al giorno. Una pausa in esterna, ad esempio, può diventare letteralmente una festa. Quando abbiamo girato la scena finale di Testimone da proteggere, in una parrocchia fuori Bologna, Vito (il grande Stefano Bicocchi) ha cucinato una gramigna con ragù alla bolognese spettacolare per tutta la troupe. La pausa è diventata una specie di sagra di paese, con musica e gente del posto. Meraviglioso". 
Al di là di Coliandro, hai nuovi progetti all'orizzonte? 
"Ho lavorato in Tutto può succedere, sono appena tornata da Palermo dove ero in scena al Teatro Biondo, e ora mi sto mettendo a lavorare su un nuovo progetto teatrale". 
Ultima domanda... indiscreta: nella vita sei moglie... o marito, come la Berta? 
"(ride) Né l'una, né l'altro... ma ho un fidanzato". 


di Marco Petrelli  
@marco_petrelli

Ph credits: Francesca Marino, Valerio Gnesini
 

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