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Il film del campionato

Lo scudetto della Juve: tutte le tappe. Dall'umiliazione allo Stadium alla rimonta

Per il quinto, storico scudetto serviva un’impresa da scolpire indelebilmente negli annali. Ed impresa è stata. Se in estate le partenze dei senatori Pirlo, Tevez e Vidal poneva qualche dubbio sulla possibile riconferma del tricolore bianconero, a fine ottobre in ben pochi avrebbero scommesso sul titolo. Colpa di un avvio disastroso, il peggiore mai fatto registrare della Vecchia Signora nella storia dei campionati a girone unico, sul quale senza dubbio hanno pesato gli infortuni e la necessità di far integrare i nuovi nei meccanismi di Allegri. Difficoltà poi superate, anzi cancellate, da una rimonta sorprendente, costruita con un’indiscutibile dimostrazione di forza, associata alla poca continuità delle avversarie nel campionato più incerto di sempre: poco alla volta, la cannibale Juve ha eliminato dalla lotta scudetto Milan, Roma, Inter, Fiorentina e Napoli. Come ha ricordato il grande ex Marcello Lippi, i bianconeri hanno concesso un girone di vantaggio e le altre non ne hanno approfittato.

La crisi - Dopo i primi 180 minuti stagionali, la squadra di Allegri è malinconicamente a zero punti: l’Udinese viola lo Stadium alla prima giornata con la rete di Thereau, mentre all'Olimpico, nel primo incrocio scudetto, i campioni d’Italia cedono alla Roma sotto
i colpi di Pjanic e Dzejo: 2-1. Inutile nel finale la rete di Dybala, volto nuovo della stagione e utilizzato con il contagocce nella prima parte del campionato. Il primo punto per i campioni in carica arriva pareggiando in casa con il Chievo (1-1), mentre la prima, agognata vittoria è datata 20 settembre con il 2-0 rifilato al Genoa a Marassi deciso dall’autorete di Lamanna e il rigore trasformato da Pogba.

L'umiliazione - Il peggio, però, non è affatto alle spalle. Ancora una volta la Juventus lascia punti allo Stadium, e ad approfittarne è la matricola Frosinone che ferma sull’1-1 i bianconeri fischiati dai propri tifosi: in pieno recupero, Blanchard annulla il vantaggio di Zaza. Tre giorni dopo, è di nuovo tempo di scontro-scudetto: la squadra di Allegri vola a Napoli ed esce dal San Paolo con una sconfitta, 2-1. La coppia d’oro dei partenopei Insigne e Higuain fa volare gli azzurri, il gol di Lemina non basta ai bianconeri. Un successo che rilancia Sarri dopo le difficoltà iniziali e che aggrava la crisi della Juventus, in apparenza già tagliata fuori dai giochi. Arrivano poi due vittorie casalinghe (3-1 al Bologna e 2-0 all’Atalanta), inframezzate dal pareggio a reti inviolate a San Siro contro l’Inter.

Il risveglio - I postumi della crisi bianconera si fanno ancora sentire il 28 ottobre: una gran punizione di Sansone lancia il Sassuolo e stende al Mapei Stadium una Juve molle e con poche idee: è il quarto ko in dieci partite, lassù la Roma è in fuga a +11. Numeri inaccettabili per la squadra dominatrice degli ultimi anni: iniziano a serpeggiare i primi dubbi sul futuro di Allegri, la società rinnova la fiducia al tecnico. Intanto, però, la squadra va in ritiro. Quando ormai l’obiettivo scudetto appare sfumato,
arriva la riscossa dei campioni. La rinascità coincide con il derby del 31 ottobre. Per la prima volta, dal 1993, la Juventus si presenta alla sfida con il Toro in posizione di svantaggio in classifica. Pogba porta avanti la Signora, Bovo firma il
pareggio granata e al 4’ di recupero Cuadrado fa esplodere di gioia lo Stadium con la sua prima, pesantissima rete in bianconero.

La ripartenza - È l’inizio di una strepitosa cavalcata: 15 vittorie consecutive. Il filotto comprende l’1-0 inflitto al Milan il 21 novembre, firmato da quel Dybala gradualmente sempre più decisivo nello scacchiere di Allegri, il 3-1 alla Fiorentina e, soprattutto, i successi contro Roma e la capolista Napoli, ormai l’antagonista numero uno dei campioni d’Italia per il tricolore. Il 26 gennaio Buffon e compagni riscattano il ko dell’andata superando 1-0 i giallorossi allo Stadium con una perla di Dybala. Il 13 febbraio l’Italia del pallone si ferma per la gara che può decidere una stagione: è Zaza, a due minuti dalla fine, a gelare gli azzurri di Sarri, già campioni d’inverno, e a consentire il sorpasso in vetta (1-0). In 15 partite, la Juventus è riuscita a risalire da -11 a +1. Rimonta mai riuscita a nessuna squadra nell’era dei tre punti, tanto per rendere l’idea del capolavoro di Allegri.

Inarrestabili - La striscia impressionante della Juventus si ferma in casa del Bologna: al Dall’Ara è solo 0-0, ma il Napoli pareggia con il Milan e non ne approfitta. Per la nuova capolista solo una pausa, prima di riprendere il cammino scudetto con il successo per 2-0 sull’Inter firmato Bonucci e Morata: il divario con il Napoli si allarga a +3 grazie al pari degli azzurri a Firenze. Il 20 marzo i bianconeri concedono il bis nel derby travolgendo il Toro 4-1, partita che coincide anche con il primato di imbattibilità stabilito da Gigi Buffon. Dopo la pausa pasquale, la squadra di Allegri supera l’Empoli 1-0 con una rete di Mandzukic e vola a +6 grazie al regalo del’Udinese che batte il Napoli 3-1.  

Il finale - Ormai la strada verso il quinto tricolore consecutivo sembra spianata. Nemmeno il Milan riesce a stoppare l’urto della corazzata bianconera: a San Siro la Signora passa 2-1 in rimonta, il successivo poker al Palermo proietta la Juventus addirittura a +9 visto il ko del Napoli contro l’Inter. L’ultimo, vero ostacolo si chiama Fiorentina, ma i bianconeri vogliono chiudere i conti ed espugnano, seppur a fatica, il Franchi 2-1. A segno Mandzukic e Morata, Kalinic firma il provvisorio pareggio per i viola e nel finale si fa ipnotizzare dal dischetto dal’intramontabile Buffon. La sconfitta del Napoli a Roma completa l’opera: il +12 significa scudetto, il quinto consecutivo. Forse il più bello.

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