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Star planetaria

Martina Stoessel, la nuova vita di Violetta divisa tra due amori (uno è una star di Amici...)

I genitori (ma anche zii, nonni e parenti) sentitamente ringraziano: Martina Stoessel ha deciso di chiudere per sempre con la serie Violetta.  Il film Tini - La nuova vita di Violetta, nelle sale dal 12 maggio, vuole infatti essere il memorabile - si fa per dire - «The End» della saga televisiva disneyana. Il problema è che l’esperienza cinematografica avrebbe a tal punto entusiasmato la Stoessel da farle dire: «Se mi verrà data la possibilità, vorrei continuare a lavorare sia nella musica sia al cinema».

Una frase che manda in brodo di giuggiole i produttori di tutto il mondo, e nel panico centinaia di famiglie i cui figli si fanno chiamare V-Lovers. Violetta ha infatti praticamente ipnotizzato tutti i minorenni del Pianeta, influenzandone look, gusti musicali e mentalità. Il business da lei generato è da capogiro ma stavolta anche l’Italia ne trae i frutti: il film Tini si rivela essere un gigantesco spot per la Sicilia. Le stupende location, ossia la trapanese Tonnara di Scopello e il teatro antico di Taormina, rubano la scena ai protagonisti.

Protagonista della storia è la suddetta Violetta che, all’apice della carriera musicale, entra in crisi e annuncia il proprio ritiro dalle scene. A scombussolare la nascente stella del pop spagnolo è la (falsa) notizia del tradimento del suo amato Leon. Sciolta in un mare di lacrime, Vilu (così la chiamano amici e parenti) decide dunque di accettare l’invito di una misteriosa amica italiana del padre che ha fondato, nel cuore della Sicilia, una sorta di clinica riabilitativa/creativa per attori in cerca di ispirazione. Qui conosce almeno due ragazzotti in grado di farle dimenticare Leon.

Cioè il ballerino mancato Caio, interpretato dall’aitante Adrian Salzedo (per alcuni giornalisti vanterebbe un fascino alla Antonio Banderas pre apocalissi da Mulino Bianco), e lo snob Stefano, ossia l’ex star di Amici Pasquale Di Nuzzo. Eppure, niente: Violetta ha occhi solo per il laccato Leon. «Violetta non si chiude in una stanza a versare tutte le sue lacrime, ma reagisce ritrovando così se stessa», spiega Stoessel. «Il messaggio del film è molto bello perché spiega che si può lottare per quello in cui si crede e che è possibile reagire». Di certo la pellicola piacerà a tutti coloro che hanno meno di 12 anni. Quanto agli altri, si dovranno armare di parecchia pazienza.

di Francesca D'Angelo

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