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Renzo Arbore, riflessioni drammatiche: "Il mio rimpianto più grande"

Renzo Arbore racconta la sua vita in un'intervista al Corriere. Parte dall'infanzia, dal padre dentista di cui non ha seguito le orme. Si è iscritto a legge ma non ha neppure fatto l'avvocato.

"Dopo la laurea, papà mi chiese cosa vuoi fare? Risposi: vorrei fare l' artista". A Foggia, la città in cui è nato, è stato il primo a indossare i blue jeans: "A casa venni subito redarguito: 'Togliti quei pantaloni da elettricista', tuonò mio padre". A Napoli nacque il rapporto con Renato Carosone, con Roberto Murolo e Sergio Bruni: "I miei maestri". E Gianni Boncompagni? "Ci incontrammo in Rai, a un concorso per maestro programmatore per la radiofonia. All' epoca la radio veniva considerata la sorella povera della tv che era esplosa, il fenomeno mediatico del momento. Noi due con "Bandiera gialla", e in seguito con Alto gradimento, dimostrammo che la radio era ancora viva, un mezzo innovativo per la generazione beat".
Oggi Arbore con l'Orchestra Italiana tiene una sessantina di concerti all' anno in tutto il mondo. Domani è protagonista alla Festa del cinema di Roma degli «Incontri ravvicinati» (ore 16 Sala Sinopoli) per raccontare i suoi film. 

Due i suoi grandi amori: Mara Venier e Mariangela Melato, scomparsa tre anni fa. Si commuove pensando a lei. "È stata la donna più importante, mi ha dato la ragione interiore, il significato più profondo della vita personale. Pensavamo di sposarci, poi gli impegni artistici dividono per tanti motivi: lei andò in America, io rimasi a Roma, ci siamo allontanati e ci siamo ritrovati negli ultimi anni con un nuovo fuoco di passione assolutamente ardente".

La sua è stata una vita da single, senza figli: "Sì, un po' mi mancano, così come mi manca l' esperienza di una famiglia, la villeggiatura tutti insieme... Il modello familiare tradizionale da cui provenivo l' ho proprio negato. Però ho cinque nipoti". Rammarichi in ambito professionale? "Ebbi un infortunio con Rai International. Ero stato chiamato ad assumerne la direzione artistica e ne volevo fare una missione per portare la nostra cultura musicale, e non solo, nel mondo. L' avevo ribattezzata Rai Italia. Poi si intrufolò la politica, si sono messi di mezzo i cattivi invidiosi e il progetto abortì. È il mio unico fallimento artistico":

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