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Un uomo disperato

San Pietro in Lama, gli occupano la masseria ereditata dalla sorella: devastata, e non può più entrare

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Che il diritto di proprietà, in Italia, sia figlio di un dio minore, non è cosa nuova. Ce lo rammenta Luigi Marzo, pensionato 76enne di San Pietro in Lama, che alla morte della sorella ha ereditato alcuni casolari nelle campagne tra Lecce e Novoli. Il problema è che non può neanche metterci piede perché l’immobile è occupato abusivamente da famiglie rom.

SOLO RIFIUTI
«Mi stanno distruggendo tutto, in Italia non c’è la certezza del diritto, ognuno può fare quello che vuole. È il Far West». Questo lo sfogo disperato di Luigi, dopo che ieri con una decina di militanti di “Noi con Salvini” è entrato nella masseria. No, non si aspettava di trovare quello che ha visto: distese di lamiere miste a rifiuti di ogni genere, recipienti sparsi ovunque contenenti masse informi e indefinibili imputridite, quel che resta di pasti, o giù di lì, consumati da giorni. Parti di animali pendenti dal soffitto. Con un filo di voce e gli occhi lucidi e stanchi di chi, stremato da una situazione a dir poco kafkiana, non sa più cosa fare e a chi rivolgersi, l’uomo ha detto ai microfoni di Mattino 5 dopo la visita alla sua proprietà: «Come faccio ora a mettere a posto qui...».

Sì, la sua. Perché Luigi allo Stato i 20mila euro necessari per la successione li ha pagati. Per che cosa? Per vedere ridotto quel che resta della tradizione della sua famiglia ad una sorta di limbo ancestrale dove le lancette della civiltà si sono fermate. E pure di molto. In quella che un tempo era una florida azienda agricola, ora vive nel degrado più assoluto una ventina di rom, una decina dei quali sono bambini.

Quando l’ha scoperto, dopo aver ereditato i terreni nel luglio 2016, ha presentato denunce a Procura, Questura, Vigili Urbani, assessore all’Ambiente del Comune di Lecce e anche al Prefetto. Ma nessuno ha mosso un dito, e siamo a marzo. In spregio dei diritti di tutti, anche di quei bimbi che una vita la sognano soltanto, di notte, quando tutto tace e le cicale cantano.

NUOVO GHETTO
Ma spesso è così, l’entroterra non interessa, sarà che non fa notizia. «Uno Stato di diritto non può consentire un tale scempio e non può far finta di non vedere. Dov’erano il Prefetto, il Sindaco, le forze dell’ordine? Tutti sapevano della nostra visita». Così a Libero Rossano Sasso, Coordinatore Regionale di “Noi con Salvini”, che ieri ha accompagnato il signor Marzo nell’incredibile viaggio all’interno del nuovo ghetto, come già da molti è stata ribattezzata la masseria. «Ci sono delle competenze, ad ognuno il suo», ha spiegato il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, «abbiamo ricevuto la denuncia del signor Marzo la scorsa estate. A dicembre ho chiesto al Prefetto la convocazione del comitato sull’ordine pubblico per la sicurezza, tenutosi di fatto prima di Natale e al quale è seguito l’impegno di procedere allo sgombero dei terreni. Questi i fatti in merito alla questione che a Lecce» ha precisato Perrone «non è un caso isolato né l’unico segnalato». Non commentano dalla Prefettura.

di Tiziana Balsamo

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Commenti all'articolo

  • levantino

    18 Marzo 2017 - 10:10

    Rosa Abbresci la smetta di dire cavolate. Visto che lei lavora presso uno studio legale ( a meno che non se l'inventi e l'avvocato stia dalla parte dei delinquenti) le chieda,al suo datore di lavoro,cosa è la proprietà privata. A detta dei giudici ormai non esiste più,ma per il Codice.............

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  • rossini1904

    18 Marzo 2017 - 09:09

    Caro signor Luigi Marzo, in Italia vige, a parole, il principio dell'azione penale obbligatoria e la Polizia Giudiziaria ha l'obbligo di impedire che i reati siano portati ad ulteriori conseguenze. Ha valutato la possibilità di denunziare per omissione di atti d'ufficio i Magistrati e i Carabinieri che fanno finta di non sentire e di non vedere? Consulti un avvocato.

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  • gescon

    18 Marzo 2017 - 07:07

    Frutto di sterile buonismo, politici incapaci, e magistratura incapace e comunista. Più potere ed intangibilita' alle forze dell'ordine. Ricambio dei politici eliminando i pochi comunisti che si comportano da despoti. Magistrati eletti e valutati periodicamente e con mandato a termine. La certezza della inamovibilita' ed il robusto stipendio li rende inutili alla collettività.

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