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Cultura

Il genio di Carlo Mollino, tra nudi femminili, esoterismo e sport estremi, in mostra a Torino

18 Gennaio 2018

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Architettura, design, ritratto, sci, automobilismo, volo e viaggio. In coda, ma sempre più preminente, l’esoterismo. Sono queste le passioni che caratterizzano la poliedrica attività di un genio a tutto campo quale è stato il torinese Carlo Mollino. Fotografo, architetto, arredatore di interni, pilota da corsa, sciatore di fondo ma – soprattutto – infaticabile amante della vita. Ritratta in ogni sua forma e piacere, soprattutto se adrenalinico o erotico. Non basterebbe cimentarsi nello sterminato archivio custodito dal Politecnico di Torino, dove l’artista fu anche professore ordinario, per comprendere unicità e contraddizioni di una personalità unica nel suo genere in Italia, e forse nel mondo. Ma è utile, e sicuramente stimolante, immergersi nella mostra L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973, che da oggi, 18 gennaio, al 13 maggio 2018 è ospitata nel Centro Italiano di Fotografia (Camera) del capoluogo piemontese. Un’esposizione di oltre 500 fotografie, la più grande e completa mai realizzata sul tema, dove spiccano le celebri polaroid di nudi femminili, per la cui realizzazione Mollino volle allestire un set ad hoc: villa Zaira dove non visse mai.

Qui il maestro portava, dopo averle reclutate di notte a bordo della sua Porsche, conturbanti lolite, modelle, spogliarelliste, amanti, per ritrarle (spesso mascherate o in abito da sposa) in scatti sfacciatamente scabrosi per l’epoca e la morale sabauda. Altri set furono la Casa Miller, un semplice bilocale reinventato grazie a un design influenzato dalla sua passione per il Surrealismo, villa Scalero e l’appartamento di via Napione a Torino, oggi sede del Museo Casa Mollino (un luogo di culto per artisti e cultori di Mollino, provenienti da ogni angolo del globo). Eros e gioco, sport estremi e architettura, vengono praticati e immortalati dall’artista in centinaia di scatti – realizzati dalla metà degli anni ’30 fino all’anno della sua morte nel 1973 – che per Mollino rappresentano una delle maggiori fonti d ispirazione e, per i posteri, la più fedele autobiografia della sua inarrestabile e inquieta produzione. Mai interrotta nell’arco di quarant’anni, nemmeno sotto il Fascismo, per cui realizza la sua prima opera, la sede della Federazione Agricoltori di Cuneo, e le avversità della Seconda guerra mondiale. «Nel 43 Mollino inizia a scrivere “Il messaggio dalla camera oscura”, che uscirà nel ’49 e sarà un trattato fondamentale per la diffusione della cultura fotografica in Italia», spiega il curatore della mostra, Francesco Zanot. «Tra il ‘43 e il ‘44, in pieno conflitto mondiale, si dedica a fotografare gli sciatori a Cervinia. È come se vivesse sempre immerso nelle sue passioni, sviscerate nelle immagini e nei manuali che ci ha lasciato, mentre la Storia gli corre imperturbabile al fianco».

Maestro, playboy, fotografo, progettista e amante del brivido estremo - a metà degli anni 50 creò una macchina da corsa, il Bisiluro Damolnar, che nel 1955 fece i 170 km orari con un motore da 600 di cilindrata alla Ventiquattr’ore di Le Mans – il genio di Mollino non passò inosservato. «Ha una grande attrattiva per il disegno che si potrebbe dire passione. Una volta mi disse: “Signorina, io disegnerei tutto il giorno”», è il commento lasciato sul suo quaderno dalla maestra in prima elementare. Tra i disegni che prendono vita figurano la Società ippica torinese, edificio surreale sospeso nel tempo e nello spazio molto amato da Paolo Portoghesi e demolito nel ’60; la Slittovia del Lago Nero, suggestivo chalet in legno e cemento recentemente restaurato; la Camera di Commercio di Torino, un prisma in vetro e acciaio che sembra sospeso nel vuoto e il nuovo Teatro Regio, che riproduce nelle sue linee un busto di donna. Questi ultimi miracolosamente sopravvissuti alla distruzione che ha colpito tutte le sue creazioni architettoniche.

La mostra, suddivisa in quattro sezioni, usa la fotografia come collante per raccordare le complesse sfaccettature di una personalità “bigger than life”. «Abbiamo scelto di raccontare tutta la vita di Mollino senza cronologia: non iniziamo con le prime immagini e non chiudiamo con le ultime, ma attraversiamo questa personalità a 360 gradi», conclude Zanot. «L’idea è quella di tornare continuamente indietro, di mescolare e di scontrarsi con il suo lavoro, unico vero modo per comprenderlo».

di Beatrice Nencha

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