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Due ruote

Guzzi Stornello 4.0, il ritorno e la prova su strada

Dagli anni '60, torna in auge il gioiello della casa di Mandello del Lario con motore V7II e oltre 110 accessori omologati. Il test tra Mandello e il Piano dei Resinelli

All’ultimo salone di Milano degli anni’60 il pubblico si trovò di fronte una nuova edizione della Guzzi  Stornello. Ridisegnata nell'estetica e con cambio a 5 rapporti, il modello che già all’epoca aveva alle spalle un decennio di curve e di evoluzioni entrò in produzione a metà del 1971, sia in versione stradale (125 e 160) che scrambler (solo 125), restando in catalogo fino al 1975. Poi fu la volta del due tempi e lo Stornello rimase per anni nelle agende degli appassionati di Storia. Fino a che la casa di Mandello del Lario ha cercato nelle tasche del proprio Dna e ha saputo tirare fuori una nuovissima versione già destinata a essere uno dei modelli da celebrare nel 2021 quando l’Aquila dell’aerodinamica compirà il suo centesimo anniversario. Affondando in pieno nelle tradizioni della propria tecnologia e soprattutto del proprio design e cavalcando meglio di tanti altri il concetto di scrambler.

Le caratteristiche tecniche sono quelle del  V7 II: "Si tratta di un motore bicilindrico trasversale a V di 90°, riposizionato sulla V7 II inclinandolo di 4° in avanti e abbassandolo di 10 mm; escursione negativa degli ammortizzatori cresciuta di 50 mm, con l’uscita dell’albero di trasmissione abbassata per far lavorare meglio la sospensione posteriore". Senza contare che sviluppato su misura  per la V7 II c’è anche il cambio a sei marce con rapporti ravvicinati.  Le pedane sono state abbassate di 25 mm, che assieme al riposizionamento del motore, rendono  la posizione di guida più "easy" anche per i più alti. Sia l’ABS, sia il controllo di trazione (MGCT) disinseribile sono ovviamente di serie. L’idea di fondo è quella di prendere dal cilindro degli oltre 110 accessori originali (e tutti omologati) una manciata di soluzioni e come per magia estrarre una soluzione già pronta ma al tempo stesso su misura per i gusti dei concessionari e degli appassionati. Anche secondo le riviste specializzate è "una bella combinazione tra cura del dettaglio, accoppiamenti di colore e pezzi forti come il suggestivo scarico completo omologato Arrow due-in-uno. Non mancano la sella lunga, i cerchi a raggi della V7 II Special – qui con pneumatici tassellati marchiati Golden Tyre – e le protezioni in gomma sul serbatoio. Tra le parti metalliche specifiche vanno annoverati i coperchi degli iniettori e i fianchetti laterali". 

Non solo. Il look fuoristradistico è completato dai soffietti della forcella indispensabili per proteggere dalla polvere gli steli lungo i percorsi avventurosi e dal kit di pedane offroad, dotate di estensioni in alluminio che permettono una migliore aderenza delle suole durante l’uso su strada. La customizzazione della Stornello comprende il terminale del freno posteriore anch’esso più lungo e realizzato in alluminio. Le tabelle portanumero rappresentano un classico elemento assai diffuso sulle moto sportive degli anni ’70 e già presenti su V7 II Racer. Su V7 II Stornello ne sono presenti tre, costruite in alluminio satinato e impreziosite dai loghi di V7 II Stornello ricavati al laser. Il tris di tabelle si abbinano alla perfezione alla splendida coppia di parafanghi anch’essi in alluminio spazzolato a mano. Sono probabilmente tra i particolari più pregiati ed esclusivi di V7 II Stornello, vere e proprie opere d’arte amanuense. Il ricco catalogo di accessori originali comprende anche un set di adesivi con il numero “29”, ideati proprio per le tabelle e dedicati al celebre e indimenticato pilota Moto Guzzi “The Black Devil” Omobono Tenni. Di unico c’è anche il numero inciso a laser. Infatti la Guzzi ha deciso di farne per il momento una edizione limitata a mille esemplari che si allineano  comunque alle altre versioni come la Legend o la Scrambler o alla "cugina" Racer che affianca in gamma le versioni Stone e Special.

Guzzi Stornello, prova su strada:
la mappa interattiva del giro

Torniamo sulla nostra Stornello, o meglio quella che abbiamo provato in una giornata dal cielo così terso che a un certo punto del tragitto, al Piano del Resinelli, si è quasi potuto vedere la Madonnina riflettere i raggi di sole. La partenza è stata dalla fabbrica Moto Guzzi, dove le moto vengono incessantemente prodotte dal 1921. In sella si sta comodi: la ridotta altezza da terra, l’imbottitura piuttosto soffice, la facilità con cui si arriva al manubrio concorrono a instaurare un immediato feeling con lo Stornello. Nei primi chilometri si apprezzano l’efficace braccio di leva del manubrio, le vibrazioni sono contenute per una moto di questo tipo, il peso ridotto che fa comodo in manovra. Così dopo una sequenza di curve dolci che comunque ci portano in quota e per un attimo ci fanno dire addio al lago, imbocchiamo una strada bianca. Il sentiero è magnifico. La pendenza cresce, in mezzo agli alberi che però solo a tratti nascondono la bellezza della profondità del panorama e gli scorci verso la Svizzera.

Di seguito, l'itinerario della prova su strada: Partenza dalla fabbrica Moto Guzzi, dove le moto vengono incessantemente prodotte dal 1921. Quindi un sentiero sterrato per provare la stornello in ogni situazione, fino ad arrivare al Piano dei Resinelli. Abbiamo fatto quindi la discesa della mitica cronoscalata Ballabio-Resinelli, continuato per la Val Sassina, Cortenova, Esino, Colle di Aguelio. Siamo tornati a Esino, e poi passando per il lungolago di Varenna, tornati a Mandello.

Intanto non dobbiamo preoccuparci perché il bicilindrico dà il meglio di sé a bassi regimi. Ottimo per una Stornello che deve arrampicarsi leggera ma salda sui tacchetti dei pneumatici. Non resta che gustarsi la progressione e la pronta risposta al gas, che non fanno rimpiangere l’eventuale disponibilità di più cavalli. In vista di un tratto più ripido – ha inoltre piovuto la notte precedente – è meglio disinserire il controllo di trazione e fare tutto con il piede e la mano. Almeno finché il sentiero non si apre e ci porta quasi all’improvviso alla prima meta: il piano dei Resinelli. Lo Stornello ha la pazienza di aspettarci mentre mangiamo del salame nostrano con un po’ di pane fresco; incuranti del fatto che la meta successiva è la Val Sassina. A cui arriviamo scendendo lungo la mitica cronoscalata Ballabio-Resinelli. Nei passaggi stretti è meglio sfruttare il cambio e usare la frizione per uscire frizzanti dalle curve e dai tornanti. Il passo si trasforma quando le curve diventano medie e si possono tranquillamente affrontare a velocità più sostenuta. Lo Stornello ci porta così dalla Valsassina, Cortenova, Esino e Colle Aguelio e di nuovo Esino, senza mai forzare, sfruttando il comportamento prevedibile ed efficace della ciclistica, si viaggia con tutta la serenità del mondo, guardandosi intorno, ascoltando il bicilindrico a V, soffermandosi sulla strumentazione e annusando i sapori delle montagne che si stagliano attorno. Da Esino, infine, scegliamo il lungolago di Varenna per rientrare a Mandello. Il traffico si fa sentire, ma i passaggi restano divertenti così come i sorpassi. Insomma, si capisce che anche in contesti più ingolfati di auto, tanto più la città dove il mezzo si muove comunque a suo agio, la versione speciale della V7 II avanza a testa alta e fa piena concorrenza a tutte le altre due ruote che vantano la livrea "scrambler". A cui però si aggiunge un unicum: la serie limitata che solletica gli appassionati.

di Claudio Antonelli

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