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Mike Bongiorno, la confessione struggente del figlio Leonardo: "Cosa faceva tre giorni prima di morire"

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Leonardo Bongiorno, 27 anni, detto Leolino: è il figlio più piccolo del defunto Mike Bongiorno. Laurea alla Bocconi, master a Shanghai e da due anni socio di un fondo che investe in startup. Sul Corriere, il giorno della morte del padre, scrisse: "I hope one day to become half the man you are", spero un giorno di diventare la metà dell' uomo che sei.

"Quella frase", spiega al Corriere, "l' aveva usata il figlio di un pompiere nella pagina degli Obituaries di un quotidiano locale americano. Mio padre lo aveva letto durante una vacanza negli Stati Uniti e ne rimase così colpito che si riportò in Italia il giornale, lasciandolo per anni sulla scrivania".

Leonardo racconta le passioni di suo padre: "Era fissato con lo sport e voleva che lo praticassi ogni giorno. Ricordo che avevo lunedì nuoto, martedì tennis, mercoledì cavallo, giovedì golf, venerdì non mi ricordo e poi sci tutti i weekend. Quello lo facevamo insieme, certe levatacce! In pista voleva essere il primo e mi svegliava sempre alle 6, mi stringeva gli scarponi fino a farmi male e uscivamo". La sua passione per la tv e il lavoro era maniacale: "Si era fatto montare una parabola in terrazzo che sembrava la Nasa. Le chiamava le sue 'ricerche'".

Credeva così tanto nella preparazione che ha applicato il medesimo impegno nei collegamenti quotidiani di due minuti con Fiorello per Viva Radio 2. "Sono stato io a far sentire a papà le imitazioni di Fiorello e all' inizio non era molto contento. Poi invece sono diventati amici ed è cominciata l' abitudine di sentirsi in diretta alla radio. Papà prendeva quegli appuntamenti sul serio, ogni giorno fingeva di essere stato sorpreso mentre faceva una cosa diversa: una volta mi mandò a comprare quei barattoli che se li giri fanno il verso della mucca, e raccontava che stava mungendo in montagna; un' altra volta si fece incidere un esercizio da un violinista per far credere che stesse suonando lui".

Un amore comune era quello per le partite della Juve. "Le guardavamo in salotto, io sul divano, lui nella sua poltrona, con i Telegatti dietro di noi che facevano il tifo. Nessuno poteva alzarsi".

Pochi giorni prima della morte stava bene e durante il ventesimo compleanno di Leonardo aveva tenuto un piccolo discorso. E po' c'è stato quel fatto tremendo.  Il "rapimento" della salma nel 2011. Ancora oggi non se lo spiega. "Una cosa assurda, senza senso. Dopo, lo abbiamo voluto cremare: le sue ceneri ora sono disperse sul Cervino e in parte sono nella cappella di famiglia, al lago". Nel numero di cellulare di Leonardo ci sono tre 3 di fila. "Quando lo detto mi diverto a pronunciare i numeri come faceva lui. È il mio gioco segreto: il mio modo per sentirlo vicino".

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