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La serie tv sul terrorismo

I vertici della Cia e Homeland: summit di tre giorni, tutto pronto per la prossima stagione (NO SPOILER)

Più sul pezzo di un telegiornale. Più vicino alla realtà di un talk show. Nella scorsa stagione Homeland, la serie televisiva (in onda su Fox) che racconta il terrorismo meglio di ogni analista e che «rasenta la perfezione», come scrivono i critici dal 2011, aveva catturato l' attenzione per la sua incredibile e inquietante aderenza con gli attentati di Parigi. Due settimane dopo la mattanza ad opera dell'Isis, Homeland mostrava l'Europa sotto choc per un attentato: era a Berlino, e non in Francia, c' era il gas sarin, e non le bombe, ma il senso era lo stesso: la diffusa paura del terrorista della porta accanto.

La serie era stata girata durante l' estate precendente, quando ancora il Califfo sembrava una minaccia lontana per noi.
È comprensibile dunque l'attesa per gli sviluppi di una serie tv profetica come poche altre, accusata dai detrattori di essere anti-islam, razzista, troppo filo-americana, ma comunque credibile. Sempre. E di inesauribile successo, come dimostrano le quattro nomination agli Emmy, gli Oscar della televisione: per la migliore serie drammatica, regia, fotografia e attrice protagonista, Claire Danes, da sei anni volto amato (e odiato) di Carrie Mathison, l'agente della Cia emotiva e bipolare.

C' è curiosità anche perché la squadra di Homeland ha appena trascorso tre giorni insieme a funzionari ed ex della Cia, miniera d' oro di spunti su cui costruire intrecci realistici per la sesta stagione.
Ogni anno i produttori della serie volano a Washington D.C. per degli intensi summit informativi da tre a cinque giorni con i funzionari che li informano dei rischi più rilevanti per l' America. «Abbiamo un fantastico consulente, John McGaffin, il quale era uno dei vice direttori della divisione clandestina della Central Intelligence Agency», racconta a IndieWire il creatore Alex Gansa. «Ci ritroviamo in questo piccolo vecchio club di Georgetown. È come una tana della Cia e noi intratteniamo un gruppo di straordinari personaggi: ex direttori della Cia, funzionari in attivo o in pensione, persone del dipartimento di Stato, staff della Casa Bianca. È un posto in prima fila su quanto viene discusso nelle sale del potere».
Di Homeland ci sono Gansa, la regista Lesli Linka Glatter, il produttore e star Claire Danes. Gansa attribuisce a questi incontri i momenti cruciali della passata stagione, come i riferimenti a Edward Snowden, Siria, Iraq, Germania e a Putin. «È eccitante perché loro stendono la trama», dice l' attrice Claire Danes. Quindi, cosa succederà la prossima stagione?
Dopo essersi trasferita all' estero per due anni, prima in Medioriente e poi in Europa, la guerra al terrore di torna sul suolo americano. A New York. La nuova stagione si svolgerà durante i 72 giorni tra l'Election Day e l' inaugurazione presidenziale, confermando l'aderenza assoluta tra la serie e la realtà.
«Chi ha veramente il potere?», domanda Gansa parlando dei temi della stagione 6. «È il presidente in carica? È il presidente eletto? Cosa succede in questo complesso trasferimento di potere che accade ogni anno in un periodo di 72 giorni?». Non riveliamo troppo, ma Homeland ha già deciso chi sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca.

Alessandra Menzani

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