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La storia

Tutta la verità sulla vita di Sordi: dall'esordio fino alla lite per il testamento

Da mesi Carlo Verdone non fa altro che rilasciare interviste e apparire in tv per ricordare Alberto Sordi. Si è appena conclusa la rassegna intitolata “Alberto il grande! – I due amici: Sordi e Scola” organizzata, per il secondo anno consecutivo sotto la direzione artistica di Luca Verdone, da Fondazione Museo Alberto Sordi e Fondazione Alberto Sordi per i giovani, di cui Carlo Verdone è presidente, nell’arena allestita per l’occasione nel piazzale antistante la villa di Caracalla dove Sordi visse e morì il 24 febbraio 2003. In questi mesi abbiamo visto Carlo Verdone indossare i cappelli usati da Alberto Sordi nei suoi film, ha mostrato a tutti il guardaroba personale del grande attore, si è fatto fotografare alla guida della Fiat 124 familiare che Agnelli regalò a Sordi. In tutta questa agitazione, tra una foto e un servizio in tv, si è anche ricordato di lanciare il suo nuovo film che sta per scrivere sulla crisi delle coppie. In effetti, quando Verdone parla di Sordi fa il tutto esaurito a differenza dei suoi film usciti negli ultimi anni.

 

Già nel 2013, Carlo Verdone assieme al fratello Luca realizzò il triste documentario “Alberto il Grande” dove per la prima volta, grazie alla collaborazione con la prima Fondazione Alberto Sordi, istituita nel 1992 e voluta dal grande attore con lo scopo di aiutare gli anziani, fu svelata la villa di Sordi, che dell’estrema riservatezza aveva fatto una ragione di vita. Le telecamere dei fratelli Verdone hanno frugato in modo insistente in tutte le stanze: dalla barberia alla camera da letto fino agli armadi di Albertone indugiando sulle giacche e sui cappotti che indossava. E pensare che Alberto Sordi non aveva mai aperto la sua villa, che riteneva la sua fortezza dove rifugiarsi dopo i bagni di folla, né a fotografi né a troupe televisive. Si sa che Sordi era gelosissimo della sua vita privata tanto è vero che non ha mai parlato né dei suoi amori né della tanta beneficenza che ha fatto. Con i giornalisti accreditati, i suoi collaboratori e con il suo personale dipendente non si lasciava andare a confidenze personali, non raccontava nulla della sua vita privata se non ai suoi familiari e ai suoi parenti più stretti perché temeva molto la possibilità che estranei potessero farsi pubblicità alle sue spalle o peggio ancora di speculare raccontando storie inventate, costruite su misura per far colpo sulla gente e acquistare notorietà. E così anche la presenza dei parenti accanto ad Alberto e ai suoi fratelli è sempre stata discreta proprio come lo erano loro. Parenti che lo hanno frequentato fin da quando non era famoso e che lo aiutarono all’inizio della sua difficile carriera. Del resto il papà di Alberto, il quale non era affatto entusiasta che il figlio volesse intraprendere la carriera di attore, morì quando lui aveva appena vent’anni e la madre Maria Righetti non lavorava dovendo occuparsi di 4 figli. Per rispettare la sua riservatezza, gli stessi parenti hanno cominciato a ricordarlo solo dopo la sua morte raccontando aneddoti e mostrando foto di famiglia da quando Alberto era bambino e partecipava con i genitori, il fratello e le due sorelle Aurelia e Savina ai matrimoni dei parenti fino alle immagini di incontri privati avuti con lui. In occasione della consegna a Valmontone dell’atto di nascita del padre Pietro, la giornalista Giovanna Grassi riportò sul Corriere della sera del 14 dicembre 1996 le dichiarazioni di Sordi: “Dovrei essere triste perché tanto tempo è passato da quando il mio babbo mi portava qui, nella vostra e sua cittadina, per fare visita a zia Ginevra. E, invece, tutto ciò mi rende allegro perché, uno a uno, mi vengono in mente tanti ricordi felici”. Albertone ricordò anche i deliziosi gnocchi che la zia Ginevra gli preparava quando, durante l’infanzia e l’adolescenza, andava a trovarla e restava da lei per diversi giorni.  

Rivela il  giornalista e docente universitario di Comunicazione Igor Righetti, autore e conduttore del programma radiotelevisivo Rai “Il ComuniCattivo” nonché nipote di Albertone (da parte della mamma Maria Righetti) il quale gli svelò i segreti del linguaggio radiofonico: “Agli inizi della sua carriera fu mio nonno Primo Righetti a regalargli lo smoking che Albertone indossò nei suoi primi spettacoli teatrali facendogli trovare anche un po’ di denaro in tasca. Mio nonno lo incoraggiò a proseguire nel suo sogno. E Alberto gliene fu sempre grato, tanto che tanti anni dopo, quando mio nonno si paralizzò e Alberto aveva raggiunto il successo, provvide a farlo curare da un luminare della scienza e al suo ricovero in una clinica di lusso. Il tutto a sue spese. Mio padre, invece, diventato poi scultore, realizzava con Alberto i pupazzetti di gesso del presepe per la parrocchia di Trastevere che frequentava con lui. Successivamente divenne il suo capoclaque, cioè colui che faceva partire gli applausi nei teatri in cui si esibiva all’inizio della sua carriera. Alberto gli scriveva sul copione le parti in cui mio padre doveva far intervenire gli spettatori. Ho frequentato Alberto in tante occasioni proprio grazie al rapporto speciale che aveva con mio nonno e con mio padre. Anche altri parenti lo aiutarono agli inizi della sua carriera. Parenti che lui stesso ha voluto in alcuni suoi film come Renato Ferrante al quale affidò parti nelle pellicole ‘L’avaro’ e ‘Assolto per aver commesso il fatto’”.

Alberto Sordi ha lasciato l’intero patrimonio alla sorella Aurelia morta a 97 anni. Lei, a sua volta, ha lasciato tutto alle tre fondazioni intitolate al celebre fratello, di cui solo le prime due volute da lui. Le Fondazioni hanno avuto ciascuna 10 milioni di euro e l’ultima, la Fondazione Museo, anche la villa. Ma ecco che la vicenda si tinge di giallo. Il gup Costantino De Robbio ha rinviato a giudizio 10 persone per un presunto raggiro di 2,5 milioni di euro ai danni di Aurelia Sordi. Tra le persone coinvolte ci sono Arturo Artadi (il loro autista che dopo il rinvio a giudizio è tornato in Perù dichiarando al programma “Domenica Live” di Canale 5 che con 1.000 euro al mese non può vivere, lui che si era dato uno stipendio di 5.000 euro al mese), il notaio Gabriele Sciumbata e gli avvocati Carlo Farina e Francesca Piccolella, imputati per circonvenzione di incapace in relazione alla delega firmata ad Artadi da Aurelia, unica erede di Alberto, per l’amministrazione dei suoi conti correnti. Sono invece accusati di ricettazione altri sei dipendenti della famiglia Sordi: la badante, la cuoca, il giardiniere, due camerieri e la governante, destinatari di donazioni in denaro da parte di Aurelia. L’autista e alcune persone della servitù, prima del loro rinvio a giudizio, erano apparse piagnucolose in tutti i programmi televisivi (http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2014/10/30/news/la-guerra-per-l-eredita-di-alberto-sordi-1.185930).

Il processo comincerà a gennaio 2017. Il testamento di Aurelia Sordi è stato sottoscritto il 21 aprile 2011 e si deve accertare se, all’epoca, la signorina Sordi fosse ancora nel pieno delle facoltà mentali.  Dopo la perizia sulle reali condizioni di salute di Aurelia, emerge che quando istituì la Fondazione Museo, la sorella di Alberto Sordi soffriva di demenza senile, che l’avrebbe colpita già nel 2011. Ciò potrebbe portare all’annullamento del testamento.

 

“Noi parenti - spiega Igor Righetti - abbiamo saputo dai media del presunto raggiro ai danni di Aurelia in seguito all’inchiesta della magistratura. Eravamo ignari di tutto in quanto tagliati fuori dalla vita di Aurelia dopo la morte di Alberto. Negli ultimi anni ogni volta che chiamavamo in villa, il personale di servizio non ci passava mai Aurelia adducendo le scuse più varie. Alcuni di noi, non potendola più sentire al telefono anche soltanto per gli auguri in occasione delle festività e preoccupati per il suo anomalo silenzio, si sono addirittura recati in via Druso ma il personale di servizio non ha mai aperto neppure il cancello. Ma non siamo stati allontanati soltanto noi parenti. La stessa sorte è toccata a tutte le persone vicine ad Aurelia come la sua amica storica con la quale ha trascorso tante vacanze, il medico curante Rodolfo Porzio (il quale durante una consueta visita ad Aurelia la trovò  a parlare con i personaggi in televisione), la giornalista e biografa di Alberto Sordi, Maria Antonietta Schiavina, con cui scrisse il libro ‘Storia di un commediante’. E ancora:  la fedele segretaria di Alberto per oltre cinquant’anni, Annunziata Sgreccia, considerata anche da Aurelia alla stregua di una sorella, della quale non si sapeva più nulla da anni e che Maria Antonietta Schiavina, amica di Annunziata, ha scoperto, grazie all’appello lanciato al programma di Barbara d’Urso  ‘Domenica Live’, essere stata ricoverata in una residenza per anziani alle porte di Roma. Ma il nipote Antonino Chiani non ha autorizzato la direzione della residenza a far entrare Maria Antonietta Schiavina neppure per un saluto. Del resto, Annunziata conosceva tutto della casa dato che si occupava anche della gestione domestica e finanziaria (il suo posto fu preso dall’autista Artadi)”.

“Questa squallida vicenda - continua Righetti - potrebbe coinvolgere anche altre persone non a giudizio e si estende a un periodo antecedente a quello che riguarda il testamento. È vero che nei film il colpevole è sempre il maggiordomo ma risulta poco credibile che tutto ciò che dicono i magistrati potrebbe essere stato architettato dall’ autista piagnucoloso perché lui, dopo  l’improvvisa sparizione di Annunziata Sgreccia, controllava la villa e ‘l’accesso’ ad Aurelia, ma non aveva la benché minima preparazione giuridica. Siamo profondamente amareggiati da questa vicenda becera che vede coinvolte persone di cui Aurelia e Alberto si fidavano. Quando Albertone morì, Aurelia aveva già 85 anni e con il passare del tempo, spesso, subentra un deterioramento delle condizioni mentali. La giornalista Natasha Farinelli di ‘Domenica Live’ si è recata con le telecamere davanti al cancello della villa Sordi ma nessuno le ha aperto. Anzi, è stata minacciata da uno dei personaggi che vive nella casa il quale le ha intimato di abbassare la telecamera altrimenti ‘avrebbe avuto problemi’. E si tratta degli stessi personaggi che prima del rinvio a giudizio apparivano lacrimosi in tutti  i programmi televisivi. Dopo l’azione della Procura noi parenti abbiamo impugnato il testamento con gli avvocati Andrea Maria Azzaro e Francesca Coppi e siamo stati ammessi come parte civile al processo penale per aiutare la magistratura a fare chiarezza”.

 

E aggiunge Righetti: “In questa triste vicenda ci sono troppi misteri. Per esempio: che bisogno c’era di istituire nel 2011 una terza Fondazione quando c’erano già le due volute da Alberto? Noi vogliamo conoscere la verità perché chi offende la verità deve essere punito e le volontà di Alberto vanno rispettate.  Vogliamo capire che cosa sia realmente accaduto ad Aurelia. Lo dobbiamo ad Alberto e ad Aurelia dato che entrambi non hanno avuto figli  così come Savina e Giuseppe. Siamo i soli parenti esistenti. Del resto il loro era come un clan: le sue sorelle e il fratello hanno vissuto per lui, rappresentavano la sua famiglia. E lo dobbiamo anche ai suoi milioni di fans in Italia e all’estero. Tutti noi parenti siamo d’accordo che la meravigliosa villa di Alberto diventi un museo perché all’interno c’è una grande parte della storia del cinema italiano e perché lui e la sua vita appartengono anche ai romani e all’Italia. Ci sono tante cose che la gente non sa. Ne vedremo delle belle”. 

 

La Fondazione Alberto Sordi per i giovani, presieduta da Carlo Verdone, è la  destinataria da parte di Aurelia di 10 milioni di euro provenienti da polizze vita a favore di terzi sottoscritte dalla sorella di Albertone quando era ultranovantenne. Carlo Verdone siede anche nel consiglio di amministrazione della terza Fondazione, quella istituita da Aurelia nel 2011, dove si trovava anche l’autista Arturo Artadi e di cui ora è presidente onorario Walter Veltroni.   

Con il sostegno delle Fondazioni, in memoria dei 10 anni dalla scomparsa di Sordi, Verdone nel 2013 girò il documentario “Alberto il Grande” in cui intervistò Aurelia circondata dai domestici (l’anziana signora faceva molta tenerezza in quanto rispose alle domande con monosillabi, ridendo e dicendo soltanto “sì” e “certo”). Il giornalista Francesco Merlo, in un suo articolo pubblicato su La Repubblica il 7 maggio 2015, scrisse:“Quando Carlo Verdone andò a girare il documentario ‘Alberto il Grande’ e intervistò Aurelia capì subito che la sua anima era persa”. Merlo riportò anche le parole di Carlo Verdone: “Fu una fatica terribile. Alle domande rispondeva ‘ammappete’, ‘embé’, e solo con il montaggio tirai fuori una parvenza logica. Il giudice mi ha chiesto tutto il girato di quel documentario, e lo capisco. Da lì si vede quant’era debole e fragile Aurelia e quant’era facile approfittarsene’’. Ma Carlo Verdone, qualche tempo prima, il 21 febbraio del 2013 subito dopo la notizia del presunto raggiro ai danni di Aurelia Sordi raccontò a Michele Anselmi del quotidiano online “Lettera 43” una versione di Aurelia totalmente diversa, in aperta contraddizione con quanto riferirà successivamente: “Mi cadono le braccia a sentire queste cose. Mi auguro per lui (Arturo Artadi, ndr) che sia un errore, che sia innocente. Aurelia spiegherà tutto. Ha quasi 95 anni, potrà apparire rallentata, ma è sempre lucida e sveglia, come si vede nel documentario”.

http://www.lettera43.it/cronaca/artadi-quasi-un-figlio-per-sordi_4367584877.htm

 

Il docufilm mette una grande tristezza e, a parte l’interno della villa, non aggiunge nulla di nuovo alla conoscenza del grande attore. È costato circa 200.000 euro di soldi pubblici (è stato commissionato dalla Regione Lazio). Si può vedere all’indirizzo https://vimeo.com/75633627. Ecco che cosa scrisse nel 2013 il quotidiano La Notizia Giornale: http://www.lanotiziagiornale.it/caro-albertone-quanto-ci-costi/.

Analizzando la questione, si scopre che il documentario, dopo una presentazione in pompa magna,  è stato proiettato soltanto in occasione di qualche evento.  Grazie alla Fondazione Museo, proprietaria della villa, delle foto e dei diritti di buona parte dei film di Albertone mostrati nel docufilm, ai personaggi intervenuti con i loro ricordi che non sono stati retribuiti e agli spezzoni degli altri film di Alberto Sordi che sono stati ceduti gratuitamente da diverse case di produzione, il docufilm ha ottimizzato i costi. All’interno della villa fa da Cicerone a Verdone l’ex autista Arturo Artadi. Ma Verdone intervista anche alcuni domestici di casa Sordi, tutti rinviati a giudizio. La Fondazione Museo, inoltre, dovrebbe occuparsi anche del ricordo di Sordi: peccato che durante la nostra visita abbiamo trovato la tomba Sordi al Verano con cartacce e fiori secchi. Anche la celebre targa in via San Cosimato a Trastevere, dove il 15 giugno del 1920 nacque Albertone, non è stata realizzata né dalle Fondazioni né dal Comune di Roma bensì da due privati cittadini, Massimo e Walter, che l’hanno fatta fare a proprie spese come atto di devozione verso l’uomo e l’attore Alberto Sordi (https://www.youtube.com/watch?v=sq1C4e_b8Y0). Ma torniamo al rapporto tra Alberto Sordi e Carlo Verdone che, ricordiamo, era figlio del noto critico cinematografico Mario Verdone, padre anche di Silvia, moglie di Christian De Sica. Mario Verdone fu anche direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia e assieme a Dino De Laurentiis faceva parte della grande giuria per l’assegnazione del premio Oscar. 

 

A scrivere la verità, tra i due c’è sempre stato uno strano rapporto, visto che nella vita quotidiana non si sentivano e vedevano spesso e dato che insieme hanno fatto soltanto due film: “In viaggio con papà” del 1982, per la regia di Sordi, e “Troppo forte”, diretto da Verdone. Ma nel secondo film Sordi non era stato contemplato da Verdone.  Lo rivela Verdone stesso, diversi anni dopo la morte di Sordi, in una videointervista (https://www.youtube.com/watch?v=RrTHh5XQXYI) e in un’intervista a “Il giornale off.it” ripubblicata sullo stesso il 3 settembre 2014 a firma di Francesco Sala: “Sordi non doveva fare il film. Io volevo Leopoldo Trieste per il ruolo dell’avvocato. Poi, il produttore del film, non so, cose loro, forse un contratto rimasto in sospeso, mi chiama e mi fa: ‘Il film lo fa Sordi!’. E io: ‘Ma non c’entra niente!’. Abbozzai. Dovetti abbozzare con Sordi e lui fece di tutto per far ridere ancora. Aveva un paura matta di non far ridere più, di venire scavalcato da questa ondata di nuovi comici. S’è messo a fare la voce di Oliver Hardy, quei gesti strampalati quel : “Di di da da…”. Il personaggio me l’ha rovinato! Non parlo volentieri di quel film, anche se so benissimo che i miei fan lo amano per tutta una serie di assoli: la palude del caimano, l’anaconda, il flipper, per me rimane un episodio, un compromesso. Se io mi mettessi a rifare alla mia età, continuamente le voci dei miei personaggi di trent’anni fa direbbero: ma che fa Verdone? È patetico” (http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/2014/09/03/troppo-forte-sordi-non-doveva-fare-il-mio-film/).

Come si può quindi considerare Verdone erede artistico di Sordi quando insieme hanno fatto solo un film e quando, il loro secondo, a detta di Verdone “è stato rovinato” dalla presenza del grandissimo Sordi colpevole, semmai, di aver messo in ombra il giovane Carlo? Non a caso poi i due non hanno mai più girato nulla insieme.  L’uscita di Verdone contro Sordi ha fatto indignare i fans di Albertone oltre al nipote Igor Righetti: “Lascia attoniti e amareggiati la mancanza di buon gusto di Verdone e l’acredine con cui si scaglia contro zio Alberto in ben due occasioni.  Il diritto di critica è sacrosanto, per carità, ma l’asprezza del linguaggio, le espressioni e i toni usati da Verdone colpiscono ancora di più in quanto nelle occasioni pubbliche come il funerale di Alberto o quando ha raccontato il documentario ‘Alberto il Grande’ ha sempre usato parole amorevoli e ha definito il suo lavoro ‘una lettera d’amore’, un docufilm ‘fatto con lo spirito dell’ammiratore, del fan, dell’allievo’. L’astio verbale di Verdone lascia esterrefatti anche perché lui è il presidente di una delle tre fondazioni Alberto Sordi, quella per i giovani. Ritengo anche che sia poco elegante parlare male su chi non può difendersi. Entrambe le interviste sono state rilasciate da Verdone molti anni dopo la morte di Alberto. Sul documentario ‘Alberto il Grande’ sia noi parenti sia la biografa di nostro zio, Maria Antonietta Schiavina, conoscendo bene la sua estrema riservatezza e lo stato di debolezza di Aurelia, quando la telecamera è entrata nelle sue stanze siamo convinti che Alberto, geloso come era della propria privacy, si sarà rivoltato nella tomba a vedere frugare in modo morboso nella sua camera da letto, nella sua barberia e nei suoi armadi”.

Verdone non è nuovo a esternazioni di questo genere verso colleghi di grande successo. Enrico Montesano ha ricordato di recente uno spiacevole episodio di quando girò “I due carabinieri”, di e con Verdone: “Non ci siamo più incontrati da quel film. Tutte le parti divertenti in cui apparivo io erano finite tra gli scarti, lo dissi al produttore e lui chiese a Carlo di reinserire queste gag e da quella volta probabilmente si è offeso. Se il primattore crede che un altro primattore gli venga a far da spalla, pensa male. Io non mi ritengo secondo a nessuno mentre Verdone probabilmente mi considerava secondo”. Montesano, a differenza di Verdone, non ha aspettato la morte di quest’ultimo per raccontare questo retroscena. Verdone quindi, a differenza di Sordi, può sempre replicare.

 

Un terzo smacco è arrivato quando, lo scorso anno, le taglienti parole di Verdone presero di mira il film di Checco Zalone (il cui modello è, guarda caso, proprio Alberto Sordi), criticando il fatto che il film Medusa fosse uscito in 1200 sale, mentre il suo in coppia con Albanese in poco più di 800. La risposta del buon Checco non si fece attendere e tutti sappiamo che Quo Vado? è stato il film più visto della storia italiana, di controparte l’opera di Verdone è stata un mezzo flop, con critiche ferocissime, anche da parte di quei giornalisti di sinistra tanto avvezzi a non mortificare i loro amici. Se pensiamo agli ultimi flop cinematografici dell’attore, al fatto che ultimamente non fa altro che parlare di Alberto Sordi (vuole forse conquistare i fans di Albertone?) o alla vicenda non ancora risolta e chiarita dei Panama Papers (http://espresso.repubblica.it/inchieste/2016/04/07/news/panama-papers-ecco-i-documenti-della-societa-offshore-di-verdone-1.257918), si può ben scrivere che il romanista e romano Verdone non se la stia passando troppo bene.

Un altro personaggio che ha avuto un grande successo imitando Alberto Sordi è Max Tortora: “So che lui disse che gli piaceva il mio modo di ricordarlo”. (http://www.worldpass.it/Spettacolo/4/2014/05/02/Esclusiva_Max_Tortora_la_rinuncia_piu_grande_e_la_paternita__Per_la_vecchiaia_sono_attratto_da_luoghi_spirituali_e_dai_Cesaroni_sono_in_pausa_/46).

In effetti, a dicembre del 2002, tre mesi prima della sua morte, Alberto Sordi, visibilmente sofferente sulla poltrona del suo studio con la coperta sulla gambe si scagliò contro il suo imitatore senza neppure nominarlo: “Sembro quello lì che mi imita, speriamo che si ravveda perché non è neanche un’imitazione”. Questo filmato, pubblicato dal giornalista Enzo Coletta, fu girato nel suo studio della villa in via Druso.  Doveva essere proiettato solo per il pubblico del teatro Ambra Jovinelli di Roma dove, il 17 dicembre del 2002, fu organizzata una serata in onore di Sordi. Purtroppo il grande attore romano dovrà disdire la sua partecipazione per motivi di salute (https://www.youtube.com/watch?v=qbgclOF48Z8). Alcuni anni fa Max Tortora ricevette il Premio Alberto Sordi istituito dalla Fondazione Sordi. Chissà che cosa ne penserà il grande Albertone. Dopo la scomparsa di Sordi, però, Tortora cessò di fare la sua imitazione.

 

Pur di non far svanire il ricordo del grande Albertone, Igor Righetti ha creato una pagina su Facebook in memoria dello zio: www.facebook.com/albertosordiforever.

“Ho creato questa pagina - dice Righetti - per tenere viva la sua memoria. E, dato che Alberto non ha avuto figli così come le sue sorelle e suo fratello, noi siamo i suoi soli parenti che portiamo avanti il cognome e non vorremmo mai che anche lui, dopo tutto quello che ci ha regalato con la sua genialità, possa essere dimenticato. Vi collaborano anche gli altri parenti da parte del padre Pietro Sordi e della madre Maria Righetti e la sua biografa Maria Antonietta Schiavina. Non ha nulla a che vedere con le classiche fan page dedicate alle celebrità ma contiene aneddoti, curiosità, foto e ricordi di famiglia, audio e video inediti, informazioni inerenti le iniziative che promuoviamo per ricordarlo e celebrarlo. Inoltre, tiene aggiornati i suoi milioni di fans sugli sviluppi dell’amara vicenda giudiziaria. Una pagina viva, aperta al contributo di tutti e aggiornata con continuità. Rivela un Alberto Sordi segreto e inedito perché raccontato dai suoi parenti e da chi lo ha conosciuto altrettanto bene come la sua biografa. L’ho spesso ricordato assieme a Maria Antonietta Schiavina nei miei programmi radiotelevisivi in Rai, sia il 15 giugno, giorno della sua nascita, sia il 24 febbraio, data della sua scomparsa. Da tanti anni, inoltre, tengo viva la sua memoria con un evento che ho ideato e che porto con Maria Antonietta Schiavina nei teatri e nelle piazze d’Italia dal titolo “Alberto Sordi segreto: l’uomo e l’attore”. Ho pensato a questo evento perché anche i più giovani si ricordino di lui in quanto ho notato che i miei studenti universitari di vent’anni non sanno chi siano alcuni grandi attori che hanno fatto il cinema italiano come Vittorio Gassman, Vittorio De Sica, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni. Alberto, in effetti, non è mai morto. È ancora vivo in tutti noi grazie alle opere che ci ha lasciato e che lo hanno reso immortale. Un artista che ci ha regalato tanti momenti di felicità va ringraziato in quanto, a suo modo, benefattore dell’umanità. Di recente gli ho dedicato il mio ultimo libro ‘Italia supposta’ e il Gran Premio Urti Radio, uno dei più prestigiosi tra i pochi concorsi radiofonici internazionali, che ho ricevuto a Parigi per il mio programma su Rai Radio 1 e su RaiDue ‘Il ComuniCattivo’”.

 

 

 

 

 

 

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Commenti all'articolo

  • Gianni Schicchi

    01 Agosto 2016 - 16:04

    quell'Artadi che fa da cicerone a carlo Verdone è rivoltante come nessun altro. Trasuda falsità.

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  • Gianni Schicchi

    01 Agosto 2016 - 16:04

    Se un giorno mi capiterà di conoscerlo, chiederò a Verdone cosa mai lo ha spinto a partecipare a un film orribile come "in viaggio con papà"; probabilmente na carettata de sordi, non riesco a trovare altra spiegazione.

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