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Lettere al Direttore

fieri di essere italiani?

Uno dei principali aspetti critici della società italiana, oggi e in passato, è l’assenza di una coscienza civica collettiva. Questa criticità è riconosciuta, e deplorata, dalla maggior parte dei cittadini italiani. Tuttavia, di solito si commette un errore banale ma sostanziale, cioè si imputa questa manchevolezza a varie cause che avrebbero portato i cittadini a disamorarsi delle proprie istituzioni e del proprio paese, senza considerare invece che è proprio questa la causa alla base di tutti i problemi dell’Italia. E' il disinteresse verso il proprio paese, la diffidenza verso i propri concittadini che ingenera i comportamenti che esecriamo a parole ma di cui ci rendiamo, in qualche modo, tutti colpevoli. La crisi di oggi è il frutto di un male antico; se la classe dirigente e i politici fanno prevalere i loro interessi privati è perché, come tutti gli italiani, non sono stati educati ad anteporre il bene comune. Per molti italiani patriottismo è sinonimo di nazionalismo. Lo giudicano un sentimento retorico, antiquato e stucchevole, inadeguato in un'epoca di europeizzazione e di globalizzazione. Niente di più sbagliato. Abbiamo tutti bisogno di sentirci parte di una entità che amiamo, ammiriamo e rispettiamo. Il patriottismo sano, libero da isterie e manie di grandezza, genera forza, fiducia e autostima, accoglie l'estraneo e il “diverso” non lo respinge, riconosce la piena legittimità e dignità dei diversi stili di vita e culture all'interno della stessa nazione, ed è addirittura capace di contrastare il nazionalismo e il regionalismo xenofobo. Patriottismo è unità di intenti e di ideali, orgoglio di appartenere a una “famiglia” solidale, che è custode di un passato comune e di un futuro da costruire insieme. Questo tipo di patriottismo è quasi del tutto assente in Italia ma è indispensabile per creare coesione e senso di appartenenza alla collettività. “L’Italia deve cambiare” è lo slogan che viene ripetuto come un mantra da quasi tutti i partiti politici, che lo hanno adottato come obiettivo prioritario del loro programma, ma in realtà quello che deve cambiare è l’immagine del paese che da anni viene trasmessa all’opinione pubblica italiana e straniera. Dovremmo valorizzare i nostri punti di forza non affliggerci e compiangerci per le nostre debolezze. Occorre dare dei messaggi positivi in grado di creare fiducia, le critiche dovrebbero essere costruttive, non distruttive. Senza questi presupposti ogni intervento per sviluppare nei giovani una coscienza civica è destinato a fallire. In Italia articoli, programmi e talk show gareggiano nel denunciare sprechi e inefficienze. Giusto! Segnalarli è un sacrosanto dovere, ma parallelamente andrebbero evidenziati anche gli altrettanti numerosi aspetti positivi altrimenti l’opinione pubblica, e soprattutto i giovani, saranno portati a pensare che il marcio è ovunque e che non si possono fidare di nessuno. Questo blocca qualsiasi spinta al cambiamento e deprime la speranza. Non è presentando l’Italia nella maniera più deteriore che si stimolerà la voglia di rinnovamento. L’Italia deve restare in Europa ma con la dignità e il ruolo che le competono, non relegati nel novero dei paesi PIIGS. Senza nulla voler togliere a Spagna, Grecia o Irlanda è decisamente una collocazione ingiusta per un paese che, ieri come oggi, ha dimostrato di saper creare eccellenze e innovazione in svariati campi. Patrizia Ciava

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