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Lettere al Direttore

La Grande Bellezza di palermo a noi sconosciuta

L'anima metafisica di Palermo che i turisti amano e il fallimento fisico a cui noi palermitani ci siamo arresi Di cosa si innamorano i turisti che visitano Palermo? E cos’è che a noi palermitani, alla maggior parte di noi palermitani, rende oscuro questo innamoramento, questo colpo di fulmine, questo effluvio di parole per bellezze sfiorite, dimenticate, offuscate dall’incuria? Lo spiegava qualche giorno fa Carlo Verdone, parlando di Roma e commentando il successo planetario de La Grande Bellezza, il film di Sorrentino che ieri notte ha vinto l’Oscar. Cos’è cioè che divide la sua personale visione della città – “affacciando al mio balcone al Gianicolo, spiega il regista a La Repubblica, vedo il buio del magnifico fallimento di Roma, una nuvola di depressione” – e quella entusiastica che milioni di turisti, americani e non, hanno della città eterna? C’entra, in questo ragionamento, in questo rincorrere le cause che ci fanno vedere le cose, le stesse cose, in maniera tanto difforme, un concetto in fondo semplice. “Mentre a Los Angeles si celebra la Roma metafisica di Sorrentino, qui fallisce quella fisica”, dice Verdone con una sintesi perfetta che non è difficile applicare anche alla nostra odiatissima (da noi) eppure amatissima (dai turisti) città.

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