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Lettere al Direttore

LA GRANDE BELLEZZA

Egregio Direttore, senza reticenze mi annovero tra gli estimatori del film La Grande Bellezza e non mi arrampico su retro pensieri e preconcetti per definire il film un capolavoro dei giorni nostri. La perdita del disincanto ci rende spettatori più esigenti e tutti esprimiamo pareri anche divergenti, che, però, ci fanno mettere da parte l’aspetto più importante della questione: la vittoria di un prodotto italiano in campo internazionale che dovrebbe accontentare tutti. Forse ho memoria corta ma non mi ricordo per il passato le stesse critiche pretestuose, addotte in questa occasione, con motivi che si discostano da una interpretazione serena e politicamente disinteressata. Ritengo che non bisogna allontanarsi da quello che lo schermo ti rimanda e le suggestioni che il grande schermo può rendere ancora più evidenti. Mi ha colpito la fotografia ed il ritmo cadenzato e ondulatorio della sceneggiatura, che anche attraverso immagini forti rappresenta una monotonia di fondo che ben descrive il degrado della bellezza. Monotonia ed anche malinconia del passato, distribuite in una copiosa quantità di inquadrature che nonostante la varietà di forme costituiscono un unicum indissolubile. Lo stesso regista Sorrentino riconosce in Fellini il suo ispiratore ed, in effetti, ha costruito una pellicola che sembra immersa in un bagno di luci felliniano, rimanendo talmente intrisa di quel mondo onirico i cui richiami riescono a riprodurre e dare corpo alla Roma che si vuole rappresentare. Il regista napoletano non vuole e non può allontanarsi da quelle atmosfere per lui congeniali e funzionali all’intera architettura del racconto filmato. Qualcuno ha obiettato che non esiste una trama, ma il divenire si sviluppa attraverso la vita del protagonista, il cui particolare si inserisce in un contesto universale, definendone i contorni. Il film è di ottimo livello, altrimenti gli americani non lo avrebbero premiato, con buona pace dei francesi rosiconi e ipercritici. Anche le scene di nudo, in cui il regista si è un po’ compiaciuto, sono realizzate con gusto, nell’esaltazione della bellezza del corpo umano, ben lontane da alcune scene di sesso esplicito presenti proprio in alcune pellicole americane di ultima generazione, che non ho visto e che non posso giudicare, ma solamente definire appartenenti e funzionali ad una realtà più avanzata e complessa come quella americana: mi riferisco all’ultimo film di Scorzese “The Wolf of Wall Street” con Leonardo Di Caprio. Ritornando, però, al film di Sorrentino, nel finale l’autore ci restituisce Roma nella sua asettica bellezza, depurata dei suoi personaggi e che io avrei preferito non contaminata dai titoli di coda. In ogni caso è cinema, cinema puro che traduce la realtà in sogno. Antonio Mirabile

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