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Lettere al Direttore

Il triste destino dei piccoli risparmiatori

Nella conferenza stampa del Presidente del Consiglio, tra promesse, titoli di testa, battute, impegni, l’unico provvedimento certo è stato l'aumento della tassazione sugli interessi dei risparmi postali e bancari dei cittadini e pensionati, portata dal 20 al 26%. Le chiamano rendite finanziarie, per poter offrire l'immagine di ricchezza da colpire, ma in realtà al 90% sono risparmi molto frazionati di chi per una vita ha cercato di accantonare qualcosa per i momenti più difficili. E' ininfluente se i Bot rimangono tassati al 12,5% in quanto con il loro irrisorio tasso di interesse, da zero virgola, ora sono per lo più in mano a banche e assicurazioni. Poi non si considera mai che il precedente governo ha applicato una patrimoniale del 2 per mille su tutti i depositi, denominata bollo, ( sempre molto esperti nell' inventare denominazioni per trarre in inganno la gente!) che corrisponde circa al 10 % se rapportata agli interessi, in questo modo con oltre il 36% l'Italia diviene il Paese con la tassazione più elevata al mondo sugli interessi. Si è affermato che il prelievo attuato andrà a diminuire l’IRAP, ma tale travaso non servirà a niente in quanto i risparmi tolti ai cittadini non verranno più destinati ai consumi e quindi non confluiranno nelle casse delle aziende. L'abbassamento dell'IRAP può essere efficace solo se non deriva da nuove tasse ma da un taglio agli enormi sprechi della spesa pubblica, che si invocano e si programmano sempre ma non si attuano mai. Prima di applaudire è il caso di esaminare i provvedimenti che deriveranno, se verranno, dalle promesse. C'è da chiedersi se gli 85 euro in più in busta paga saranno elargiti automaticamente o i gli ipotetici beneficiari per poterne usufruire, come è già avvenuto in altri casi, dovranno dimostrare di non avere proprietà, altri redditi o risparmi con prolissi e impossibili moduli da compilare.

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