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Lettere al Direttore

Diamo la dignità.

Diamo la dignità. A chi un domani dovrà darla al paese, ai propri figli, al mondo intero. È da circa un mese che cerco di coinvolgere le forze politiche di Rozzano, per la sistemazione di una scuola. Del complesso di “Via dei Garofani”. Tante mie parole sprecate, perse nell’etere. Alle mie parole solo silenzio. Silenzio da parte di chi ha il dovere morale, civile, istituzionale di aiutare questi nostri figli a vivere meglio, a vivere nell’ordine, a crescere nella consapevolezza che bisogna sempre migliorare. Ma queste mie parole sono andate perse, perché chi deve dare l’esempio è preso dalla spartizione delle poltrone, è preso dalle alleanze da fare, è preso da tanti altri problemi che forse interessano solo pochissime persone. Allora ho deciso, non solo di mostrarvi le foto, ma anche di riunirvi intorno ad un tavolo virtuale e farvi prendere coscienza di quella che è realmente la situazione. Siete in tanti e in tanti rappresentate quella che è la nostra cultura, la nostra politica, la nostra libertà(forse), il nostro ordine. La nostra forza. Purtroppo. Ma alla fine sono sicuro che anche queste mie parole andranno perse, perché mi sto rivolgendo a chi della parola ne ha fatto un uso spropositato e quasi illogico. Senza valore. L’ha svuotata del reale significato. Oggi, tutti noi utilizziamo tutti i mezzi necessari per parlare, ma mai per ascoltare. Tutte parole in uscita, nulla di concreto. Proverò, proverò e proverò. Da disperato, da umiliato, da bastonato da inascoltato. Ne sono sicuro. Parte di me, scetticamente scrive, ma sa che non avrà ritorno. Mi rendo conto delle difficoltà del paese, mi rendo conto di tutte le problematiche che coinvolgono il nostro vivere quotidiano, fuori e dentro le istituzioni, ma qui. Qui non si sta chiedendo la luna, non si sta chiedendo un esborso di danaro elevato. Qui si chiede solo di dare la dignità, a chi tra docenti, alunni e personale vario, lotta ogni giorno, per camminare in modo normale. Non si sta parlando dell’eccellenza, si discute su come camminare in modo normale. Lascio alle parole qualche scatto, utile per capire in che situazione si vive. Per capire che un normale black out, blocca l’attività, già claudicante. Un normale blocco della corrente che porta danni, non solo di tempo, ma anche economici. E di danaro c’è ne già poco. Mi sono appellato al comune per sfruttare l’idea di Renzi. So che il comune non naviga in buone acque, per questo, ci si poteva provare. Esattamente. Provare. Ma nulla è successo, perché come dicevo prima, chi doveva era preso a programmare tutt’altro. In fondo che senso ha sprecare tempo, impegno e danaro per questi ragazzi. Tutti voi, parlate dei nostri figli, come della vera forza del nostro paese. Parlate. Parole. Parole e parole. Ho scritto a qualche giornale locale, a qualche blog. Ma nulla è successo. Non so se ci si trova dinanzi a tronfi signori, privi di attributi, oppure realmente impotenti. O tutto deve necessariamente essere messo a tacere. Giusto come la perfetta caratteristica della migliore feccia. Questo onestamente non lo so. So solo che i nostri figli hanno bisogno di esempi concreti. Reali. Corretti. Non so se mai quanto scrivo, verrà letto. Sono anche sicuro che per quello che scrivo, molti mi daranno del pir..la. Esatto. Forse lo merito anche. Perché ormai la cultura che ci segna, la cultura che ci distingue è quella del “volemese bene” e delle cose “aum aum”. Siamo soli. Come spiego a mio figlio, il valore di un popolo. Come spiego la cultura della legalità, della correttezza, se continuo a sbattere su un muro di gomma. Esatto, per poter parlare dei valori, nei massimi sistemi, li devo condividere, vivere, apportarli, anche nel mio piccolo. Ma nel mio piccolo c’è un vuoto. C’è l’indifferenza. C’è il nulla. Sicuramente anche questa andrà cestinata, perché ormai al valore delle parole, che al tempo dei nostri padri ci rendevano “galantuomini”, oggi non c’è nulla. Ci sono solo altre parole. Che non portano a nulla. Al vuoto. A quel vuoto che sta caratterizzando anche la nostra cultura. E i nostri figli. Quel “cum sentire” che ha caratterizzato parte della nostra storia, ormai giace nel più profondo oblio. Eppure voglio sperare che a questa mia disperata richiesta di aiuto, possa intervenire qualcuno, voglia intercedere qualcuno, che davvero possa e voglia, concretamente, effettivamente, realmente aiutarci. Grazie PM

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