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Lettere al Direttore

L'EUROSCOMMESSA E' PERDUTA

Chi pensava che l’economia degli Stati europei avrebbe tratto vantaggio dalla moneta unica non troverà molti dati macroeconomici che vadano nella direzione sperata. Anziché una soluzione, l’euro si è rivelato essere un problema. L’economia greca è stata letteralmente massacrata, il popolo greco è ridotto alla povertà, la disoccupazione ha toccato livelli mai raggiunti nella storia di questo Paese, milioni di persone non hanno più accesso alle cure mediche. E’ una vera catastrofe. Con la dracma e la possibilità di operare una politica monetaria difensiva, come tutti i trattati di economia ci dicono che si dovrebbe fare in condizioni di forte recessione, tutto questo sarebbe potuto accadere? I difensori a oltranza dell’euro diranno che la Grecia ha falsificato i suoi conti per poter entrare nell’eurozona e che poi non ha fatto diligentemente, come invece avrebbe dovuto, i “compiti a casa”. Dunque è tutta colpa dei Greci. La stessa cosa vale ovviamente anche per l’Italia, la Spagna o il Portogallo. La Svezia, il Regno Unito o la Polonia non si sono invece sobbarcati l’impegno di svolgere i “compiti a casa” e infatti, standosene fuori dall’euro, se la passano molto, ma molto meglio. Se non altro possono decidere che cosa fare della loro moneta, decidere cioè quando è il caso di svalutarla o di rivalutarla in relazione all’andamento dell’economia e dell’occupazione. L’unità monetaria ha rappresentato un obiettivo ambizioso per i Paesi europei, una sfida che, per essere vinta, richiedeva però determinate condizioni. Si è pensato che queste condizioni, che non c’erano, si potessero creare strada facendo e che, utilizzando tutti una stessa moneta e alcune regole comuni, per ciò stesso le economie dei Paesi coinvolti dovessero raggiungere in modo naturale una sufficiente uniformità, tale da permettere la stabilità del sistema. Secondo le teorie economiche di Keynes e di Mundell, era ragionevolmente prevedibile che le regole stabilite dagli euroburocrati non avrebbero condotto a una maggiore uniformità delle economie, ma, al contrario, avrebbero ottenuto l’effetto di accentuare le differenze e le divaricazioni. Ciò che stiamo osservando ora è l’esatta previsione che scaturiva in modo chiaro e lineare dalle citate teorie. E’ stato commesso un grossolano errore metodologico e di valutazione, che si cerca in tutti i modi di nascondere. La moneta unica doveva essere un traguardo, non un punto di partenza. Iniziare la corsa dal traguardo è stato come mettere il carro davanti ai buoi. Il sistema euro è destinato a fallire. L'euroscommessa, nelle condizioni in cui è stata attuata, non poteva avere altro esito che quello che stiamo vedendo in Italia, in Spagna, in Portogallo o in Grecia. Le economie di questi Paesi, a cui altri seguiranno, sono state semplicemente devastate dall'euro. Pare che le teorie formulate da Keynes e da Mundell, pedestremente ignorate da supponenti euroburocrati, abbiano finora sempre e senza eccezioni dimostrato di reggere alla prova dei fatti. Anche l'ingegnere che progettasse grattacieli infischiandosi del teorema di Pitagora potrebbe incappare in problemi analoghi: i grattacieli potrebbero riuscirgli un po' sbilenchi e alla lunga la cosa rischierebbe di portare sfortuna. Per essere più fortunati, le teorie è bene conoscerle, anche perché, come diceva un tale di nome Leonardo, “la scienza è figliola della sperienza”. Con i più cordiali saluti. Omar Valentini, Salò

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