Cerca

Lettere al Direttore

CON L'EURO, FACCIAMO COME LA SVEZIA

Gentile Direttore, c’è chi ritiene che uscire dall’euro sia un’operazione giuridicamente impossibile, una sorta di tradimento, un voltafaccia come quello che l’Italia riservò all’alleata Germania durante la seconda guerra mondiale. Non è così. Attualmente la Comunità Europea conta 28 Stati membri, di cui 18 utilizzano la valuta comune, cioè l’euro, e 10 la loro valuta nazionale. Così il Regno Unito ha come moneta la sterlina, la Svezia ha la corona svedese, la Polonia ha lo zloty, e così via. Se l’Italia votasse per l’uscita dall’euro, i Paesi dell’eurozona passerebbero da 18 a 17 e quelli che utilizzano una moneta nazionale da 10 a 11. La cosa non appare così tragica e le previsioni di scenari apocalittici non troverebbero fondamento. La cosa che più dovrebbe preoccupare è invece lasciare le cose come stanno. La Grecia insegna. Con l’euro la sua economia ha subito un tracollo, ne sta uscendo massacrata e ora si trova nelle peggiori condizioni che la sua storia ricordi, addirittura peggiori di quelle registrate durante e subito dopo la seconda guerra mondiale. Milioni di suoi cittadini non hanno più accesso alle cure mediche, e addirittura vari tipi di interventi salvavita non possono più essere garantiti. La disoccupazione ha raggiunto livelli demenziali, mai registrati prima. In queste condizioni è impossibile per la Grecia ripianare i debiti, nonostante tutte le politiche di austerità che possano essere messe in campo. E’ come se fosse caduta nelle mani di un usuraio. Per evitare che i cittadini si lamentino, si è arrivati al punto di istituire un nuovo reato, punito con due anni di reclusione, per chi parli male dell’euro. Siamo in piena dittatura, con l’evidente benedizione della Troika, il mostro tricefalo (BCE, UE, FMI) che detta l’agenda e assegna i compiti da svolgere a casa. A Cipro la stessa Troika ha decretato il prelievo forzoso del 10% su tutti i depositi bancari, cosa che prevede di fare, se sarà necessario, anche in Italia. Il mostro famelico non è mai sazio, non vuole cittadini, ma sudditi, non è minimamente interessato a mantenere uno stato sociale, ma vuole la ricchezza di pochi a danno di tutti gli altri. A sentire le sue ricette, sia John Maynard Keynes che Adam Smith si rivolterebbero nella tomba. E’ però dimostrabile, come lo è il teorema di Pitagora, che queste ricette porteranno intere economie nazionali alla rovina, sottraendo risorse all’economia reale, cioè alle industrie e al lavoro produttivo, per incanalarle verso l’economia improduttiva, cioè quella virtuale della speculazione borsistica, che ha inondato il mondo di titoli fasulli, giocando alle scommesse come al casinò. I soldi vinti con tali sciagurate scommesse, però qualcuno se li è portati a casa: l’economia sarà pure virtuale, ma i soldi alla fine sono reali. Uscire dall’euro serve appunto, oltre che a ridare fiato a un sistema produttivo sempre più asfittico e a creare posti di lavoro, a svincolarci da regole che avvantaggiano gli speculatori e le banche private a danno della collettività. Pare però che pochi siano sensibili al problema e che la maggioranza degli Italiani speri che questo modello di economia alla lunga ci porti, come si suol dire, “fuori dal tunnel”. Poiché i meccanismi dell’economia sono semplici e ben noti, per quanto la Troika sembri intenzionata a riscriverli (ma è come voler dimostrare che il teorema di Pitagora è sbagliato), io non nutro le stesse speranze. Ciò che stiamo vedendo è esattamente quanto era stato previsto dalle teorie più consolidate e, cosa che parrà strana, anche dall’allora deputato del PCI Giorgio Napolitano nel suo lungo discorso alla Camera nel dicembre 1978 (tuttora reperibile in Rete) in cui, con alcune argomentazioni sovrapponibili a quelle che si possono trovare ora espresse ne “Il tramonto dell’euro” del Prof. Bagnai, paventava i rischi connessi all’adesione dell’Italia al Sistema Monetario Europeo, come quello “di veder ristagnare la produzione, gli investimenti e l’occupazione invece di conseguire un più alto tasso di crescita” (keynesblog.com/2013/04/23/quando-napolitano-era-contro-leuro). Aveva ragione il Napolitano di allora o il Napolitano di adesso? Ad una analisi razionale basata su teorie finora mai smentite, credo che il risultato della permanenza nell’euro, non sarà, a dispetto delle attuali ottimistiche previsioni, quello di una sia pur debole ripresa, ma piuttosto quello di una ulteriore recessione, con annesso aumento del rapporto tra debito e pil, che è la necessaria, inevitabile conseguenza delle politiche di rigore eurocentriche. Io ho a cuore l’avvenire dei nostri figli, più di quello dell’euro, della BCE e delle banche private, finora vezzeggiate e coccolate con i risultati ampiamente fallimentari che tutti conosciamo. Usciamo dall’euro adesso, per non far pagare un prezzo troppo alto ai nostri giovani. Andiamo a tener compagnia alla Svezia, alla Danimarca e al Regno Unito. Per rientrare nell’eurozona, se ci converrà farlo, avremo ancora tempo. Con i più cordiali saluti. Omar Valentini, Salò

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog