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Lettere al Direttore

L'alibi della flessibilità elettorale

Lo deve amare molto, il concetto di flessibilità, il nostro (?) Premier, tanto da farne un totem, e anche un mantra, Lo invoca e lo pretende come soluzione necessaria agli incubi del moribondo mercato del lavoro, lo invocava (e sembra raccoglierne intanto gli infausti frutti) al tempo del primo giro di primarie, come legittimo metodo di caccia nelle riserve di voto moderato. Faceva appello, ricordo, alla mobilità del voto in paesi ultra-democratici di matrice anglosassone, e provata così, la politica della flessibilità elettorale poteva pure al limite non eccessivamente allarmare. Certo però scatenano, se non mal-di-pancia, rovelli di dubbio, manifestazioni di stima, addirittura di pieno consenso a favore di "Renzie" da parte di elettori, non dico moderati, che nella "ultra-democratica" transumanza possono pure starci, ma di estrema destra, estrema-estrema, dico. Va da sé che conciliare "quelle" ideologie con una proposta di sinistra (?) appare un'operazione più che funambolica. Resta da chiarire se, nel fideismo utilitarista del post-ideologico, all'Homo Politicus interessi, più che conciliare, inseguire (e/o lasciarsi sedurre da) strategie di marketing e, peggio ancora, di merchandising dell'offerta politica.

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