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Lettere al Direttore

Vietato portarsi il lavoro a casa

Devo arrivare a scoprire perché quasi mai concordo con le sentenze definitive della Cassazione. Una delle più strane ? Quella emessa a seguito della morte,supposta per eccessivo lavoro,del funzionario della Ericsson Tlc. Lavoratore indefesso,pur di raggiungere gli obiettivi che il suo principale gli aveva proposto e poi,a seguito del suo pieno consenso,assegnato. Il malcapitato si portava le pratiche a casa,di sua sponte. Ma l’Alta Corte stabilisce che il datore di lavoro non può ignorare “le modalità attraverso le quali ciascun dipendente svolge il proprio lavoro”. Insomma,il “padrone” deve intrufolarsi nel privato del lavoratore e conoscere come costui impiega il tempo fuori dell’ufficio o dell’officina. Gli insegnanti che,per vecchia e saggia abitudine,si “portano avanti” e controllano a casa i compiti in classe (che da tempo si chiamano “verifiche”) sono avvisati. Mi accorgo che i sindacati che osteggiano la libera apertura di negozi e supermercati nei giorni festivi sono al passo coi tempi molto più di me. Perché,preoccupandosi da tempo della salute dei commercianti,hanno anticipato la decisione degli “Alti” giudici.

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