Cerca

Lettere al Direttore

lettera di consigli a Renzi

al Gentilissimo Dott. Maurizio Belpietro, Gentile Direttore, in data odierna ho inviato al Presidente del Consiglio la lettera allegata, che, credo, sia di estremo interesse per i futuri destini dell'Italia e per la Sua seguitissimo gornale La prego di leggerla attentamente. A Sua disposizione Massimo Pinto Subject: Massimo Pinto: lettera urgente al Presidente del Consiglio Dr. Matteo Renzi Gentilissimo Presidente, in allegato troverà una, credo, preziosa email per il Suo arduo lavoro. Saluti cari. Massimo Pinto Roma, 30 maggio 2014 Dott. Massimo Pinto Dirigente d'Azienda in quiescenza Revisore Legale Mediatore Civile Croce al Merito Melitense Sovrano Militare Ordine di Malta Roma - Via Riccardo Forster 69 00143 Tel./Fax: 065036917 Mobile: 3382650939 Email:massi.pinto@tiscali.it A S.E. Dott. Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana Gentile Presidente, Le scrivo molto brevemente, quale esperto contabile, economista aziendale e dirigente di azienda in quiescenza per esternarLe alcuni consigli in merito alla conduzione del Suo alto incarico: 1) Ottima la procedura di riforma delle Istituzioni intrapresa, sia per quanto riguarda il superamento del bicameralismo perfetto, la riduzione dei costi della politica ed una riforma della legge elettorale orientata all’assicurazione della governabilità, con un ricorso finale al “doppio turno” di ballottaggio, ove necessario. Gli unici appunti che farei sono l’introduzione di un minimo di meccanismo di scelta elettorale dei rappresentanti alla Camera dei Deputati, che comunque deve ridursi numericamente, un meglio definito ruolo del nuovo “Senato delle Autonomie Territoriali”, ivi compresa una migliore definizione del sistema di elezione indiretta dei Senatori tramite le elezioni regionali e comunali (non è né pratico né possibile che i Senatori siano le stesse persone che ricoprono la carica di Presidente della Regione o di Sindaco dei Comuni più importanti, ma devono essere altri soggetti) e l’introduzione di un qualche meccanismo di elezione diretta del Capo dello Stato, con la ridefinizione dei suoi poteri. 2) Non dimentichi però la ridefinizione del ruolo delle Regioni (anche dei Comuni, che però in genere sembrano essere maggiormente virtuosi), lo snellimento delle rappresentanze di governo delle stesse e ferrei “paletti” circa compensi e spese, con controlli agili degli stessi. 3) Anche la riforma della giustizia appare improcrastinabile, studiata nel senso del mantenimento della indipendenza del ruolo, separazione della magistratura Inquirente da quella Giudicante, paletti ferrei circa i tempi massimi dei gradi di giudizio, sia nel processo civile (da “sveltire” al massimo) che in quello penale. Infine appare indispensabile una qualche forma di controllo, più efficace di quella attuale, sul corretto operato dei Giudici, sulla responsabilità degli stessi, sul divieto di divulgazione di atti istruttori, sull’interpretazione corretta del principio di “obbligatorietà dell’azione penale”, sulla informazione dei competenti Organi di Governo quando si istruiscono indagini su Organismi “sensibili” nel caso di possibile grave impatto economico e sociale conseguente. 4) Per quanto riguarda il “rilancio” dell’economia e dello sviluppo del Paese, la ridefinizione delle norme contrattuali del lavoro, la riduzione delle imposte ai cittadini ed alle imprese, necessariamente limitata dati i noti gravi vincoli di bilancio, potrebbero, anzi sicuramente sono, del tutto insufficienti, se non si pone mano ad un formidabile piano industriale, composto da disegni particolareggiati ed incentivi per chi vi aderisce, nonché ad un poderoso programma di opere pubbliche o di pubblica utilità. Il tutto, chiaramente, con un ferreo controllo del fenomeno della corruzione e delle infiltrazioni delle Criminalità Organizzata. Il poderoso ed indispensabile programma di opere pubbliche, però, non appare realizzabile in concreto, confliggendo lo stesso con il “peso” gravosissimo dell’enorme “debito pubblico”, con i “vincoli di bilancio” che ci siamo posti anche al cospetto dell’Unione Europea e con il sopracitato intento di riduzione fiscale, anche se compensato da un lodevole intento di riduzione dei costi dell’apparato statale. Eppure tale impegno di spesa appare indispensabile ed improcrastinabile e sarebbe reso possibile con la soluzione del problema più importante, quello esplicitato nel seguente ed ultimo Punto n. 5. 5) Tutto quanto detto sopra appare infatti non dico inutile bensì del tutto insufficiente. Infatti qualora pure si riformassero le Istituzioni, gli Enti Locali, la Giustizia, si ridefinissero le norme contrattuali del lavoro, si riducessero i costi dello Stato, si riducessero per quanto possibile le imposte, Lei vedrebbe che il PIL non aumenterebbe in maniera significativa ed il Paese non decollerebbe. Questo perché l’Italia ha gravi problemi peculiarmente propri da risolvere, più gravi di quasi tutti gli altri Paesi europei, e Lei ha iniziato la strada giusta per risolverli, ma oltre a ciò condivide con gli altri Stati dell’area Euro, il problema più grande, che fa impallidire tutti gli altri e che è proprio la moneta comune Euro, il principale artefice di questo disastro, al quale, per l’Italia come detto, si aggiungono i disastri propri e peculiari. Così come è stato concepita ed istituita questa moneta, sembra uscita dalla follia di apprendisti stregoni incompetenti, digiuni delle più elementari nozioni di scienza delle finanze ed economia politica, che andrebbero perseguiti penalmente per aver provocato una epica “bancarotta” delle economie private e statali continentali, col mantenimento della moneta nominalmente più forte e stabile del mondo, che si è andata continuamente rivalutando, dal giorno della sua istituzione, rispetto alle altre monete mondiali appartenenti a Stati più scaltri, strangolando però, con il vertiginoso aumento del tasso di disoccupazione, i cittadini di quasi tutti gli Stati europei che, per sventura, hanno avuto la dabbenaggine di adottarla senza avvedersi delle conseguenze facilmente prevedibili e che si sono puntualmente avverate. La scongiuro, Signor Presidente, ascolti i miei consigli, i Suoi sforzi saranno inutili se non si esce da questo “inferno”. O si torna indietro alle monete nazionali, ovvero l’Euro può essere mantenuto, però con le seguenti modifiche, da farsi in fretta: a) La Banca Centrale Europea deve diventare subito Istituto di Emissione ed Ente di pianificazione e controllo monetari, con gli stessi poteri sulla “politica monetaria” che hanno, ad esempio, la Federal Reserve statunitense, la Banca del Giappone, la Banca di Inghilterra e quella cinese e così tutte le altre Banche Centrali del mondo; gli stessi poteri che aveva un tempo la Banca d’Italia. Le singole Banche Centrali dei Paesi aderenti all’Euro devono essere corrispondentemente abolite e sostituite da più snelle e meno costose Agenzie della BCE presso i Singoli Stati aderenti all’Euro (ad esempio la Banca d’Italia diventerebbe “BCE-Agenzia per l’Italia”), con funzioni prevalentemente di controllo, ispettorato e collegamento operativo ed informativo con la BCE centrale di Francoforte. b) Lo “spread” tra il tasso di interessi sul debito pubblico non deve essere né basso né alto per alcuni Paesi dell’area Euro rispetto ad altri sempre dell’area Euro (per esempio tra BOT italiani e Bund tedeschi) bensì semplicemente non deve neppure esistere tra Paesi che adottano la stessa moneta. Pertanto le emissioni di Titoli di Stato le deve fare soltanto la BCE (Eurobond), e distribuirne gli introiti ed accollarne i costi agli Stati dell’area Euro che dimostrano di averne bisogno, chiedendone l’emissione, dopo la verifica delle correttezze amministrative e con un sistema di incentivi e disincentivi, facile da costruire, magari con un sistema di sovraprezzi, più o meno pesanti a seconda della virtuosità dei percorsi di risanamento intrapresi. c) L’Euro deve poter essere, al bisogno, svalutato o rivalutato, secondo le necessità finanziarie, produttive e commerciali, medie degli Stati membri e secondo gli interessi competitivi degli stessi nei confronti dei Paesi non di area Euro. In particolare in questo momento occorre subito porre mano ad un graduale processo di stampa di nuova cartamoneta, regolato attentamente e da attuarsi affidandone la stampa agli Stati membri maggiormente indebitati in proporzione all’ammontare del loro debito pubblico, immettendo così nuova liquidità e ristorando appunto le esangui casse di chi ha un debito pubblico accumulato pregresso elevato. Ciò comporterà una controllata svalutazione dell’Euro, il cui valore, entro un periodo ragionevole di tempo, dovrebbe avvicinarsi a quello del dollaro statunitense, che fu al momento della istituzione di questa sciagurata moneta, il valore di partenza della stessa. Solo tale svalutazione controllata darà finalmente nuovo formidabile slancio alla economia. E’ evidente che ciò comporterà un aumento dell’inflazione, ma non mancano i modi di regolarla e contenerla al massimo grado con politiche di controllo dei prezzi e delle retribuzioni. E poi credo che sia meglio una inflazione magari anche al 3,4,5 per cento per un certo periodo, ma tutti che lavorano, che una inflazione allo zero per cento o quasi e la gente che si suicida. Questo è ciò che si deve fare, in caso contrario tutti i Suoi ed i nostri sforzi, Sig. Presidente sono completamente inutili: non possiamo vivere con una moneta sulla quale nessuno ha il potere di sovranità, avendolo ceduto e quindi perso gli Stati che per sventura l’hanno adottata, ma non avendolo affidato a nessun organismo sovranazionale, una moneta, senza una Banca Centrale che la governi, che è un mostro che vive di vita propria ed autonoma, in una assurda rigidità, senza una mano che guidi il timone della barca sulla quale ci siamo tutti imbarcati e che sta naufragando. E’ inutile girarci attorno con palliativi che non servono a nulla (Draghi non ha alcun potere effettivo, e farebbe bene a dirlo chiaramente!), il problema è tutto qui e va risolto esclusivamente nel modo sopra indicato, altrimenti l’agonia sarà lunga ma la morte inevitabile. Suo MASSIMO PINTO Dott. Massimo Pinto Dirigente d'Azienda in quiescenza Revisore Legale Mediatore Civile Croce al Merito Melitense Sovrano Militare Ordine di Malta Roma - Via Riccardo Forster 69 00143 Tel./Fax: 065036917 Mobile: 3382650939 Email:massi.pinto@tiscali.it Roma, 29 maggio 2014

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog