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Lettere al Direttore

La sindrome di Sansone

Nella forma il "Cav" l'ha dato come allarme. Che poi al fondo occhieggi un''intenzione neppure troppo vagamente minacciosa (Dio c'è testimone che mai parleremo di sottile ricatto), saremo mica noi tapini a rimarcarlo. Certo, le casse del partito gridano miseria. E Chi solo ha la forza materiale, il potere economico, e la generosità (sì, avete letto bene, generosità) di rimpinguarle, avrà pure il diritto di lanciare sirene, tacitamente - nel lanciarle - muovere rimproveri, ed una volta iniettata nuova liquidità, riaffermare - in qualità di benefattore - la propria assoluta insindacabile autorità su partito e suoi attori. Così, addio primarie, addio rinnovamenti in senso democratico della moribonda FI. Chi paga, compra, anche e soprattutto la libertà decisionale di quanti bellamente si fanno comprare. Anche a guardare con sospetto l'universo DEM (che pare avviarsi con l'era Renzi a personalismi poco cari alla dialettica di sinistra), il Pd quanto meno ha il merito - probabilmente l'unico - di sottrarsi a vocazioni marcatamente proprietarie. Il contributo versato al partito da deputati e senatori pieddini, in base all'indennità parlamentare percecipita, ci pare una forma di congrua partecipazione (se non di restituzione) alle necessità del partito, contribuzione che invece i pdiellini prima e i forzisti poi mai si sono sognati di accollarsi. Ovviamente una qualche forma di contribuzione sul modelllo pieddino sarebbe stata e sarebbe cosa meritoria assai, che nondimeno lo stesso "Cav" s'è ben guardato e tuttora si guarda dal promuovere, per le ragioni che immaginiamo. Quale possa infine essere l'esito ultimo di questo scellerato patto tra il "Cav" e i suoi uomini ce lo dice forse la biblica "parabola" di Sansone e i filistei.

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