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Lettere al Direttore

Certezza delle regole: questa sconosciuta

Ciao Matteo. Ci piace esordire in questo modo un po' come farebbe il nostro Pontefice per stabilire sin da subito un clima di dialogo piuttosto che di critica, di apertura piuttosto che di disfattismo. Speriamo che non te ne avrai a male. Ai complimenti per i risultati ottenuti, desideriamo aggiungere una richiesta che è allo stesso tempo un monito: la certezza delle Regole e il principio della Meritocrazia nel mondo del lavoro. Regole: c'è, come sai, una notevole percentuale di realtà aziendali -in particolare nel settore privato- che viola sistematicamente le regole fissate nei CCNL (contratti collettivi nazionali di lavoro). Qualche esempio: un'azienda ceramica ti assume come corrispondente commerciale e, secondo il CCNL di categoria, devi essere inquadrato con il livello C2, invece ti danno il livello D, che è ben tre gradini al di sotto, e che spetta ai centralinisti e ai magazzinieri. Nessun organo che controlla, nessun sindacato che vigili e batta i pugni per la rivisitazione del contratto, perché non può o non vuole mettere piede in quella realtà aziendale. Un commerciale inquadrato come "outside sales" per i mercati oltremare viaggia tre-quattro volte all'anno per due-tre settimane alla volta e non riceve mai rimborso trasferta che, a seconda del CCNL vigente e il livello d'inquadramento, può oscillare dai 50 ai 100 euro lordi al giorno. Un'azienda di trasporti di settanta dipendenti chiude l'anno con 1.800.000 di utile (si faccia attenzione: di utile, non di fatturato) e non dà il benché minimo premio di produzione alla squadra che ha contribuito ad un tale risultato, né tantomeno investe in nuove strutture logistiche o ricerca di nuovi network o partner commerciali. Ti possono sembrare problemi secondari dinanzi ad una Electrolux che minaccia la chiusura, una Ittierre (Pettoranello del Molise, IS) che non si sa che sorte avrà fino al pronunciamento dei giudici, una Gam (Bojano, CB - ex Arena) che non vede ancora riconosciuto lo stato di crisi dopo che imprenditori del Nord sono venuti a fare man bassa e hanno abbandonato la nave. In tutto c'è una scala di priorità, lo sappiamo, ma che ci siano delle regole fissate e controfirmate da soggetti istituzionali, che poi vengono puntualmente violate, è qualcosa di inaccettabile e che grida giustizia. Tutto ciò, se ti fai un giro nelle realtà imprenditoriali del Paese, non solo nei cosiddetti fiori all'occhiello come una Tecnogym piuttosto che una Orogel piuttosto che una Marazzi, accade ancora e con una preoccupante frequenza, e gli esempi che abbiamo fatto ti assicuriamo che non sono avvenuti al Sud, ma nella opulenta e industrializzata Emilia Romagna. Perché, diciamolo senza nasconderci dietro un dito: l'Italia è il Paese delle regole e del loro contrario, il Paese dell'impunità, il Paese dove lo Stato vuole essere debole. Se fossimo alti membri delle istituzioni, rifletteremmo attentamente e cercheremmo di trovare soluzioni al problema, perché altrimenti si torna all'oscurantismo degli albori dell'era industriale. Come forse saprai, gli iscritti ai sindacati in Italia annoverano solo il 50% tra i lavoratori, mentre in Germania ne contano il 90%. C'è scarsa rappresentanza sindacale nelle aziende, quindi scarsa tutela dei diritti del lavoratore, quindi ampio margine di manovra per il datore di lavoro che, non controllato, decide di applicare le SUE regole, in deroga a quelle del CCNL. Che le forze sindacali a volte impediscano certi sani e intelligenti cambiamenti è un dato di fatto, che abbiano difeso il lavoratore negligente è altrettanto evidente, ma da qui a non avere una legge che decreti l'obbligatorietà della rappresentanza sindacale nelle realtà lavorative pubbliche e private ce ne passa! Ti incitiamo quindi, insieme al Ministro Poletti, ad adoperarti per l'emanazione di una legge del genere, nonché di un impianto normativo che premi fiscalmente le aziende che re-investono gli utili in innovazione, ricerca, redditi da lavoro, e penalizzino quelle che li utilizzano nel suv da 100.000 euro dell'amministratore delegato. Un cambiamento di mentalità, perché è da lì che bisogna partire. Ci piace scomodare il compianto Giudice Falcone nel significare il nostro concetto: "per combattere la mafia, bisogna combattere la mentalità mafiosa": trasliamo il discorso al mondo imprenditoriale, al CEO di turno che ha spasmi addominali nel considerare il suo dipendente un collaboratore piuttosto che una risorsa da sfruttare, e il concetto appare nella sua banale chiarezza. Grazie se vorrai dare respiro a questo tema. Cordialmente Livia Chirulli Arianna e Marcello Di Biase - ariannade02@live.it Giacomo e Maria Iacobucci - giacomoiacobucci333@hotmail.it Demetrio Colacci - demetriocolacci@yahoo.it

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