Cerca

Lettere al Direttore

Federalismo, questo tabù

Mi domando perché, di fronte ad uno Stato che con ogni evidenza sta facendo acqua da tutte le parti, impotenza, corruzione a livelli record eccetera, l’idea di una riforma federalista stenti a decollare. Forse perché la propugna solo la Lega Nord, considerata da certi presunti depositari del monopolio culturale italiano un covo di razzisti? Eppure è proprio questa la cosa che mi meraviglia ancora di più: cioè che nessun altro soggetto politico, anche di sinistra, anzi soprattutto di sinistra, abbia mai inteso o intenda farsi portavoce di un progetto del genere. L’idea federalista, nel caso italiano, oltre a garantire una sicura crescita di democrazia sarebbe pure quella più logica dal punto di vista storico. L’Italia ha milletrecento anni di storia fatta di entità statuali ben caratterizzate e solo centocinquanta di unità imposta con la forza o con i raggiri, come ben sappiamo. Le argomentazioni contro il federalismo sono sempre cariche di pregiudizi miopi se non proprio stupidi. L’idea federale sarebbe il desiderio egoistico delle regioni ricche di essere sempre più ricche, si dice, senza pensare che il sentirsi Stato con ampie autonomie, riferito che so ad una futura repubblica napoletana, potrebbe essere un forte stimolo per avviare una svolta importante. In fondo il regno delle Due Sicilie aveva una sua propria dignità prima dell’unificazione, una dignità andata smarrita anche per il modo traumatico in cui esso fu incorporato nello stato sabaudo. Quanto all’altro luogo comune, che lo stato federale possa nascere solo dal basso e che non si verifichi mai il processo inverso, direi che la storia ci insegna invece che nulla è impossibile, basta volerlo. Gli Stati non sono istituzioni immutabili, come ogni altra cosa nelle vicende umane.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog