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Lettere al Direttore

Lo Stato risolva la situazione delle pensioni da fame per i non autosufficienti

Gli ottanta euro in busta paga – il bonus Irpef deciso dal Governo Renzi – hanno fatto scalpore occupando per settimane le pagine dei giornali e le aperture dei Tg, animando campagne elettorali e dibattiti televisivi. Ma in Italia c’è una questione etica ed economica di valore incomparabilmente maggiore che dovrebbe far passare subito all’azione amministratori e governanti per lo stanziamento delle cifre adeguate a risolvere questa incivile situazione. Alle persone gravemente disabili, del tutto impossibilitate a svolgere qualsiasi attività lavorativa proficua a causa della gravità delle loro condizioni di salute e privi di qualsiasi altra risorsa economica (redditi e beni), lo Stato eroga la miserrima pensione mensile (per 13 mensilità) di 279,19 euro il cui importo com’è evidente non consente di provvedere alle loro esigenza vitali (alimentazione, vestiario, abitazione, ecc.). A queste persone, i più deboli fra i deboli del nostro Paese, viene anche erogato un assegno di accompagnamento di 504,07 euro mensili nel caso in cui le competenti Commissioni abbiano accertato la loro totale (100%) invalidità e «la necessità di un’assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita». Quindi queste persone con disabilità gravissime ricevono dallo Stato 17 euro al giorno per pagarsi gli indispensabili aiuti di cui necessitano per essere alimentati, alzati, vestiti, puliti, accompagnati in tutti gli spostamenti. Un quotidiano schiaffo alla loro dignità. Come si può pretendere che queste persone sopravvivano con queste cifre da fame? Se non ci fossero i familiari, che non hanno alcun obbligo di assistenza e di cura nei loro confronti, ma spesso si sobbarcano le spese e la gestione di questi loro congiunti sacrificando le proprie vite, lo Stato lascerebbe morire i loro figli di inedia? Andrea Ciattaglia Fondazione promozione sociale onlus

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