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Lettere al Direttore

Dura lex sed lex, sed etiam non

Si stava meglio quando si stava peggio, dicono. Più che topos, una verità banalissima che puntualmente si riaffaccia a ricordarci che il peggio italico ha tutta l'aria (o il fetore) di un pozzo senza fondo. Non che il morbo tutto nostro della contraddictio non abbia pregressi di molta evidenza. Solo che il senso della decenza veniva salvato contendendolo, il morbo, dentro la forma della contraddictio in facto. La forma della legge la si rendeva in qualche modo logicamente inattaccabile, fatte salve le sacche di voluta, inseguita indeterminatezza, disponibili ad applicazioni di fatto "contra legem" e non per ciò stesso appunto illegittime. Evidentemente questa specie di malattia si è cronicizzata a tal punto da travolgere il presidio della forma, e da tradurre la legge in un pastiche dove la contraddictio si fa infine contraddictio in terminis. Allargare ai professionisti e piccoli artigiani l'obbligo di pos, senza blindare la rilevanza giuridica di detto obbligo, e dunque la sua vincolatività, con lo strumento tipizzante della sanzione, è qualcosa di più che un'operazione pilatesca, molto pubblicitaria e demagogica assai, di affrontare il nodo dell'evasione fiscale, dal punto di vista del diritto è un vero e proprio aborto, degno di una classe politica e dirigente che offre ogni giorno lo spettacolo di una triste tristissima avvilente "incultura" giuridica. A meno di non dover supporre che l'obbligo in oggetto sia, nelle intenzioni di chi l'ha concepito, niente di più che un obbligo morale, come tale non sanzionabile se inadempiuto. Se obbligo morale è e deve essere, non si vede nondimeno la necessità di una norma che lo stabilisca, a meno che una Kulturkampf in atto, di cui non risultano allo stato manifesti di principio, abbia delegato al diritto una mera funzione moralizzante che, stando alla lezione di Kelsen, a rigore non gli spetta.

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