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Lettere al Direttore

Sigma-Tau, fine di un epoca

I lavoratori vincono e i sindacati tacciono La vicenda sigma-tau non ha fine: per i lavoratori del colosso farmaceutico di Pomezia sospesi in Cassa Integrazione Straordinaria dal 17 gennaio 2012 (ad oggi sono già 30 mesi consecutivi, senza rotazione e a zero ore), però qualche spiraglio di giustizia finalmente sembra aprirsi. Mentre l’azienda continua a presentare nuovi e diversi piani industriali alle istituzioni competenti, ogni volta sempre più catastrofici nelle previsioni di fatturato, ma pur sempre aggiornati alle esigenze del momento, mentre continuano le attività di marketing con relative ingenti spese di pubblicità e di comunicazione, mentre per finanziare una CIGS che sembrerebbe servire a mascherare un ormai evidente licenziamento collettivo si spendono soldi pubblici, mentre gli avvocati dell’azienda presentano memorie difensive in cui si colpevolizzano i lavoratori sospesi in CIGS per la crisi dichiarata tre anni fa, in tutto ciò i sindacati che fanno? Si defilano e tacciono! Il 24 marzo 2014, relativamente al ricorso presentato dai lavoratori per l’annullamento del decreto di concessione della CIGS n. 77404 del 5 dicembre 2013 da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il TAR del Lazio ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione, concedendo però il termine di tre mesi per riassumere la causa davanti al giudice ordinario; le ragioni in base alle quali il TAR del Lazio ha asserito di non avere giurisdizione non sono ben comprensibili, ma sono state puntualmente e repentinamente smentite dai più recenti provvedimenti dei giudici del lavoro. Numerose, infatti, sono le recenti e significative vittorie dei circa 150 ricorsi presentati in vari Tribunali d’Italia, tra cui Roma, Cagliari, Napoli, Rieti, Treviso, Genova e Reggio Emilia. Una recente sentenza del Giudice Irene Ambrosi del Tribunale del Lavoro di Roma, ha riconosciuto “l’illegittimità della sospensione in CIGS comunicata ai ricorrenti”, condannando la sigma-tau s.p.a. a risarcire 7 dipendenti, che avevano fatto ricorso contro il provvedimento di CIGS, della differenza tra quanto percepito attraverso gli ammortizzatori sociali e quello che sarebbe dovuto essere lo stipendio pieno per tutta la durata della prima CIGS per crisi, oltre alle spese legali. Ma anche se, come dicevamo, diversi altri lavoratori, alla data odierna ben diciotto, hanno vinto il ricorso nei vari Tribunali del Lavoro, ed in un caso addirittura per il primo ed il secondo provvedimento di collocamento in CIGS, dall’azienda però vengono mantenuti inattivi, costretti a fruire di ferie o permessi retribuiti, con plateale e provocatoria inottemperanza ai provvedimenti giudiziali di reintegrazione, spreco di risorse economiche, in barba alla dichiarata crisi, con lesione della professionalità di lavoratori considerati già fuori dall’azienda, a palese smentita della pretesa eccedenza temporanea posta a base della richiesta di CIGS. In tutto ciò, che fanno i sindacati e la RSU in particolare? Non sembrano voler intonare fanfare trionfalistiche, non spiegano bandiere al vento, non emettono proclami in assemblee, non rivendicano corone di alloro per la vittoria… Sembrerebbe quasi che la loro indifferenza sia in effetti un imbarazzante e forse colpevole silenzio: non una riga di comunicato che avverta i lavoratori ancora in servizio delle vittorie legali dei loro colleghi, vittorie che, tardivamente ma eloquentemente, dimostrano come la cassa integrazione straordinaria somministrata a centinaia di lavoratori dalla sigma-tau sia del tutto illegittima! Non dovrebbero i sindacati, a fronte della dichiarazione di illegittimità della CIGS, invocare l’art. 28 per il comportamento antisindacale dell’azienda? Consolidata giurisprudenza evidenzia come ponga in essere un comportamento antisindacale, tale da comportare l'illegittimità del successivo provvedimento di sospensione in CIGS, quel datore di lavoro che, in violazione dell'art. 1 c. 7 L. 223/91, ometta di comunicare alle Rsa e alle OO. SS. maggiormente rappresentative i criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere e i motivi di ordine tecnico – organizzativo che impediscono l'adozione di meccanismi di rotazione tra lavoratori che espletano le medesime mansioni. E proprio questo dicono le motivazioni particolareggiate delle sentenze favorevoli ai lavoratori; invece, non un comunicato, non un bollettino, niente. Perché? Anzi, in una recente assemblea generale, la RSU insieme alle O.O.S.S. hanno provocatoriamente spacciato come una vittoria sindacale l’aver convinto l’Azienda, nel puro “interesse dei lavoratori”, a rinunciare ai propositi di mobilità trasformandola in CIGS, senza minimamente preoccuparsi che i lavoratori che continuano a rimanere sospesi in CIGS per 30 mesi consecutivi siano ormai allo stremo delle forze. E chissà come i sindacati possono proporre e poi sottoscrivere che, in alcuni casi, i lavoratori siano costretti ad accettare il misero obolo dell’esodo “volontario”, ed in altri casi ad accettare un reintegro, si badi bene, a tempo determinato? Ma non erano proprio i sindacati quelli che dovevano difendere i diritti e promuovere gli interessi dei lavoratori (tutti)? Non sarà forse che questa RSU è volutamente molto lontana da chi pretende di rappresentare? Non sarà che, alla luce di questi fatti, i lavoratori si dovranno “difendere” dai sindacati? Da fonti certe, come se non bastasse, arriva una “bomba” finale: i sindacati confederali si accingerebbero a proporre un altro anno di CIGS sempre per gli stessi lavoratori, e ancora una volta a zero ore e senza rotazione. Sempre “nell’interesse dei lavoratori”? I dubbi sembrano legittimi. Ma per ora, i sindacati tacciono. D’altronde, è anche vero che la parola è d’argento, ma il silenzio… Roma, 17/07/2014 Comitato per la Tutela della rete Isf Sigma-Tau

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