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Lettere al Direttore

REGISTRO PUBBLICO DELLE OPPOSIZIONI: ecco come (NON) funziona.

Questo “Registro delle Opposizioni”, sorto per proteggere i cittadini dall'aggressione delle telefonate commerciali, raggiunge livelli di demenza talmente eccelsi che il leggendario Mod. 740 se li può sognare di notte. Innanzitutto va detto che questo Registro è nato per DPR nel 2010 al solo scopo di evitare la multa che l'Europa stava per appioppare all'Italia, rea di non proteggere i suoi cittadini dal telemarketing selvaggio. E funziona così bene che il timido telemarketing iniziale si è ora felicemente evoluto in stalkeraggio telefonico. In secondo luogo va detto che, per come è ispirato, questo Registro rappresenta un obbrobrio morale, in quanto, obbligando coloro che non vogliono essere molestati al telefono ad iscriversi in una lista speciale di cittadini dissidenti, assegna allo stalking commerciale la dignità di fenomeno normale, legittimo e naturale. In altre parole, sancisce implicitamente il DIRITTO A MOLESTARE i cittadini da parte delle aziende commerciali, in barba al comune buonsenso morale il quale vorrebbe che il DIRITTO A NON ESSERE MOLESTATI fosse già acquisito in via primaria, senza bisogno di iscriversi da nessuna parte. A guardar bene quindi, non sono coloro che rifiutano di essere importunati dalle aziende che andrebbero “schedati” in una lista di oppositori al regime ma, al contrario, sono coloro che accettano le proposte commerciali che andrebbero iscritti in una lista di consenzienti. In pratica, quello che andrebbe istituito non è un “Registro degli oppositori” bensì un “Registro dei favorevoli”, da cui le aziende potrebbero attingere per proporre i loro prodotti. Questa soluzione risolverebbe ogni problema in 2 secondi. E invece no! Invece si è preferito conferire gli onori alle aziende molestatrici, e gli oneri ai cittadini molestati. In terzo luogo, va rilevato che il titolo di cui si fregia di “pubblico registro” è semplicemente falso in quanto non è affatto pubblico ma, al contrario, è secretato al punto che nessuno lo ha mai visto e nemmeno gli stessi iscritti possono verificare agevolmente se risultano effettivamente iscritti. La cosa più grandiosa è che neanche le aziende possono consultarlo direttamente prima di fare le telefonate pubblicitarie nelle case dei cittadini. Ma questo lo vedremo meglio più avanti. Un altro paradosso demenziale, di dimensioni galattiche, è che l'iscrizione al Registro è vietata a coloro che non compaiono nell'elenco del telefono. Per cui costoro (che non si erano inseriti in elenco proprio allo scopo di non subire molestie) se vogliono iscriversi al Registro, devono prima mettere il proprio numero nelle pagine bianche, aprendo così la strada a tutti quei molestatori che prima non ce l'avevano. Questo, fra l'altro, non inibisce in alcun modo le telefonate che ricevevano prima, per i motivi che vedremo. Vi è poi una circostanza che rende l'iscrizione al Registro pressoché vana. Questa circostanza si chiama “consenso all'utilizzo dei dati” ed è figlia indesiderata di primo grado della Legge sulla Privacy. Infatti, da quando esiste questa legge, ogni volta che si richiede un servizio di qualunque tipo, occorre firmare una pila, spesso gigantesca, di fogli microstampati tra i quali, più o meno mascherate, stanno in agguato le agenzie di marketing le quali più tardi, a nostra insaputa, gestiranno, scambieranno o venderanno a terzi i nostri dati sensibili, tra cui l'ambitissimo numero di telefono. Agenzie alle quali, in quel momento, inconsapevolmente, stiamo dando il consenso all'utilizzo, consenso che, il più delle volte, è obbligatorio per poter accedere al servizio che stiamo chiedendo. E così si cade in trappola. Si badi bene che, per mettere queste firme, non è necessario acquistare il Gruppo Fiat ma basta solo aver firmato un contratto di qualunque natura, compreso l'abbonamento alla palestra, la fidelity card di un supermercato o la raccolta punti del benzinaio. Tale circostanza rende indenni da ogni conseguenza tutte le ditte molestatrici che, di riffa o di raffa, abbiano ottenuto da quella fonte il nostro numero di telefono, indipendentemente dal fatto che siamo iscritti o meno al Registro delle Opposizioni. Anzi, per suo statuto, il Registro non tutela gli abbonati il cui numero di telefono è stato acquisito in quel modo. In poche parole, la Ditta che mi tartassa al telefono ha tutto il diritto di farlo e non è in alcun modo perseguibile se può anteporre una firma che io ho messo 10 anni prima quando ho partecipato alla raccolta punti del supermercato. A questo punto, si capisce bene che neanche le suore di clausura sono al sicuro dalle probabili molestie. Detto per inciso, è il massimo dei paradossi il fatto che una legge che è nata con l'intenzione di tutelare la Privacy dei cittadini fornisca invece l'occasione per estorcere firme di consenso che altrimenti non avremmo mai messo, con il risultato di ricevere tutti i giorni, telefonate commerciali moleste. Ma vediamo adesso cosa dovrebbe fare il nostro iscritto al Registro quando, a dispetto delle sue aspettative, si troverà ad essere molestato come prima. Dovrà innanzitutto farsi dire dal disturbatore il modo con il quale ha reperito il suo numero di telefono, in modo da poter ricostruire, camminando all'indietro con la memoria, in quale occasione ha dato il nefasto consenso al trattamento dei suoi dati. E' chiaro che non riuscirà mai nell'impresa, grazie anche al comportamento poco collaborativo dell'operatore del call center il quale, come sappiamo, userà gli artifizi più fantasiosi per glissare le domande, fino alla troncatura della conversazione. Il tutto, ovviamente, accompagnato dai toni, dalla pazienza e dalla dolcezza di Papa Francesco. Ma poniamo pure che il nostro iscritto riesca in questa “mission impossible”che abbiamo appena descritto; una volta individuata l'origine certa, dovrà revocare quel consenso all'azienda o all'agenzia commerciale che lo detiene e dovrà farlo, obbligatoriamente, a mezzo di una lettera raccomandata, meglio se con ricevuta di ritorno. L'altra possibilità è che il nostro iscritto scopra con certezza di non aver dato alcun consenso il quale, in un modo o nell'altro, possa ricondurre all'azienda in oggetto, legittimandola quindi a telefonargli, anche se lui è inserito nel Registro delle Opposizioni o, in altre parole, che riesca a stabilire con certezza che il suo numero di telefono quell'azienda l'ha tratto dall'elenco telefonico. Ecco che allora, (e solo allora) essendo lui iscritto al Registro delle Opposizioni, quella telefonata diventa un abuso nei suoi confronti ed egli potrà finalmente fare valere tutta la sua forza di iscritto. Dovrà allora, sempre grazie alla “collaborazione” del disturbatore (che questa volta è pure in colpa), reperire tutti i dati necessari a denunciarlo. Dopodiché, invierà al Registro la sua denuncia la quale, manco a dirlo, dovrà essere confermata da innumerevoli altre testimonianze sue e di altri. A questo punto, forse, verrà comminata, alla Ditta in oggetto, qualche sanzione o, più probabilmente, una diffida a non più disturbarlo, tutte cose di cui lui, il disturbato, non saprà mai nulla. Va da sé che tutte le altre Ditte, ignare di tutto, continueranno a telefonargli come prima e quindi lui dovrà rifare lo stesso lavoro anche per tutte le altre Ditte che già lo chiamano e per quelle che verranno. Come si vede, si fa prima a costruirsi la piramide di Cheope ed andarci ad abitare (senza metterci il telefono, ovviamente). Ma veniamo adesso all'aspetto più diabolico di questo Registro. Naturalmente, ognuno di noi si aspetta che il registro con i nomi degli iscritti venga messo a disposizione delle aziende per una facile consultazione, in modo che le suddette aziende evitino di telefonare ai contrari, giusto? Questo infatti è ciò che la logica e il buonsenso suggeriscono all'immaginazione. Errore! Se fosse così sarebbe troppo semplice e quindi non verrebbero raggiunti gli ordinari livelli di perversione burocratica. Per cui si deve fare in questo modo: ogni azienda deve inviare al Registro l'elenco con i nomi di tutti coloro ai quali ha in mente di telefonare e il Registro glielo deve restituire depurato dei nomi degli iscritti al Registro, ai quali non deve telefonare. Ovviamente questa “pulizia etnica” avviene a spese dell'azienda, in proporzione alla quantità dei nomi inclusi nel suo database, con un costo che, per aziende consistenti, raggiunge cifre da capogiro. Inoltre, se vuole continuare nel telemarketing, l'azienda deve richiedere questa operazione, obbligatoriamente, ogni 15 giorni. A questo punto, secondo voi, le aziende cosa fanno? Buttano i soldi per assecondare le perversioni di questo “Registro delle Complicazioni” oppure corrono il rischio di ricevere qualche diffida o qualche multa aleatoria e poco probabile? Federico Trovò N.B. Se possibile, vorrei che fosse pubblicato integralmente, senza tagli né modifiche. Grazie

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