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Lettere al Direttore

La Vergine Maria, il boss e il Medioevo

Passa la processione. La raffigurazione della Vergine Maria in ghingheri come neanche il Mago Othelma, come se di questo avesse bisogno per essere onorata come Le si conviene davvero. Su un trespolo di blasfemia, trasportata a spalla dalla sterile devozione dei vigliacchi, condotta in cadenzato trionfo da sedicenti esseri umani. Tutti con la maglia della confraternita. L’amministrazione, i popolani, famiglie con i passeggini, gli adolescenti annoiati forzati ad esserci per usanza, devozione, educazione. La banda, i palloncini colorati ai balconi. La festa nel pomeriggio di Luglio. Sembra una consueta scenetta italiana, nell’era del più infimo materialismo progressista, senza infamia e senza lode, sicuramente senza devozione, sentimento. Il classico “appuntamento di paese”. Sembra. Passa la processione. Si ferma prima in Calabria sotto casa del Boss Peppe Mazzagatti, 82 enne Ndranghetista, ai domiciliari a causa della salute cagionevole, poi a Palermo, domenica scorsa, per omaggiare Alessandro D’Ambrogio, padrino padrone rinchiuso al “41 bis”, ex facchino della Vergine Maria. “Fermatevi” e il corteo solenne sosta innanzi all’Agenzia di Pompe Funebri che appartiene proprio alla sua famiglia. Le Diocesi si discostano impaurite e prendono posizione. Si ferma la processione. Gli uomini fanno inginocchiare Dio. Il potere delle pallottole fa miracoli. I pii, gli storpi, i ciechi, i sordi, le casalinghe, gli autisti, gli operai, si fermano. Nessuno si chiede, nessuno capisce, nessuno sa, non vede, parla, ragiona, riflette, pensa, sa quanti anni ha, sa dove si trova, che lingua parla, come si chiama, perché è lì. Forse qualcuno si, ma ha paura di essere, poi, lasciato solo. In qualche caso qualcun altro, fortunatamente recupera rapidamente senno e si discosta. Palesemente, perché la divisa che indossa gli ricorda chi è e cosa sta facendo in quel momento, come accadde nel primo “inchino” calabrese per il Maresciallo dei Carabinieri, Andrea Marino, uno che ancora ci crede. Un filo di bava attaccato alla bocca dello stato sdraiato, dormiente, ubriaco ed unto, che ora ringrazia ed bofonchia unti e depressi motti di solidarietà di uno, massimo due pensierini elementari. “Siete degli infingardi malandrini!”. Ma cosa c’entra il Sud intero, cosa la Vergine Maria, ridotta persino a oggettistica d’arredamento sugli squallidi comodini di cani sciolti di satana colpevoli di troppo, di tutto, come i peggiori capoclan? C’entra solo la deriva inarrestabile del buon senso, dell’etica comune. Qualche domanda di getto. Ma come si farà a progredire in questa maniera, da Nazione culturalmente ed umanamente coesa? Come si riuscirà ad educare le nuove generazioni, disgraziate ereditiere esclusive del prossimo futuro? Quale esempio gli viene mostrato quotidianamente in questo paese? Chi sostiene chi non si svende? Non ci facciamo mancare proprio nulla. Neanche le sottigliezze, gli inchini regali, anche quando si muore di fame. Eppure l’Italia c’è, debole ed impaurita ma c’è. Insufficiente, ma c’è. Reagisce, sputtana. S’indigna. Magari è tutto qui, ma c’è. Riprende, si allontana, segnala, documenta e proietta a chiunque. Timido si annunciano le profezie postulate da Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, proprio nell’ennesimo anniversario della morte dello stesso Borsellino. Reagire per non soccombere. Passa la processione, poi si ferma. Ci sono i facchini e tra loro c’è anche chi fa il segno della Croce. Passa la processione, poi si ferma. Il boss apprezza, si commuove e fa il segno della Croce, tra un problema alla prostata ed una condanna all’ergastolo, i suoi familiari onorati, ringraziano, i popolani, finita la festa, tornano ai campi a lavorare e di vanga e di zappa ricominciano a consegnar denari ai vassalli. Rigurgiti di medioevo mai sopiti del tutto.

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