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Lettere al Direttore

Giustizia assura

Gent.mo Direttore, Mi chiamo M.M. e vengo a raccontarle del mio dramma, un dramma che piano, piano, mi sta logorando il fisico e la mente e spero tanto di non cadere nel baratro e non rialzarmi più, in quanto ritengo di essere un esempio, tra i tanti purtroppo, di come la giustizia da strumento di difesa dei cittadini si trasforma nel suo carnefice. Sono stato un Brigadiere dei CC , e sono padre di due ragazze, nonché sposato ad una moglie dolce e comprensiva , gli ultimi ventotto anni passati alle dipendenze dell’Arma non come impiegato, ma come uomo di strada, per la gente e solo per loro. Attualmente radiato e senza alcun lavoro a 49 anni , a seguito di una condanna penale che, kafkianamente parlando, ha dell’incredibile in quanto la giustizia è sempre praticata per gli “ultimi” senza problemi né indugi, spesso con la partecipazione di chi dovrebbe difenderti e vigliaccamente si nasconde dietro la propria carriera e scrivania. Nella notte del 19 settembre 2001, a seguito di un controllo di una prostituta, inizia la mia odissea. Dopo un controllo sulla strada, dove la ragazza era appartata con un “cliente “, procediamo alla identificazione degli occupanti e dopo aver verificato che la stessa era sprovvista di documenti, viene accompagnata presso la nostra sede per procedere al rito di identificazione e alla conseguente denuncia all’autorità giudiziaria quale clandestina. Quella procedura non compiuta di identificazione è stata per noi la condanna, ci impietosiamo infatti per la sua pressante richiesta di essere rilasciata, in quanto madre di due bambine venduta ad una banda di albanesi, che l’ avevano costretta a prostituirsi. La lasciamo dunque andare, facendoci rilasciare solo le sue generalità, con la promessa che sarebbe venuta il giorno dopo sul luogo di “lavoro”, per denunciare il suo protettore. Fa anche il nome di un poliziotto del quale ignoravo francamente l’ esistenza, ma che lei doveva evidentemente conoscere abbastanza bene. L’ averla lasciata andare, prassi praticata spesso nel tentativo di arginare, sia pur in minima parte, il fenomeno della prostituzione a Treviso e provincia, è, come già detto l’ inizio della nostra tragedia, perché aggirando una burocrazia fatta anche di magistrati che in materia di processi alle prostitute storcevano il naso, in quanto poco proficui sul piano del ritorno di immagine e della pubblicità, siamo stati accusati e condannati per concussione. Infatti, quattro giorni dopo, la ben consigliata ragazza, ci denuncia con l’ accusa di abusi sessuali, , anzi, per meglio dire, fa una dichiarazione spontanea nella quale afferma di avere ricevuto da noi la richiesta di una prestazione sessuale Tutto spudoratamente falso, ma comodo per tutti e a lei per prima per garantirsi buoni pasto e avanzamenti di carriera, a lei, ben consigliata da qualcuno esperto in legge e tramacci, nonché al detto che “ un pidocchio nell’ ombra è peggio di una tigre infuriata”. L’ allora comandante provinciale di Treviso, anzichè interpellarci e chiarire la faccenda , avvia la procedura, trasmettendo il tutto, a nostra insaputa alla procura militare ed ordinaria con le dovute “indagini” del caso, come se fossimo dei criminali incalliti. In tre anni dal 2001 al 2004 era iniziata la distruzione della mia carriera, perché nel frattempo la ragazza era sparita e noi eravamo stati trasferiti nel in quanto “nocumento” per l’ arma e la pubblica opinione. Tempo dopo la donna , intercettata in “Moldavia” dalla criminalpol dichiarava ( da caso internazionale quale ormai era) di non aver nessuna intenzione di tornare in Italia, in quanto aveva fatto” abbastanza soldi”, testuali parole a verbale , per poter mantenere lei e la sua famiglia. Della mia invece chi si occupa? E’ mai possibile che nessuno, dico nessuno si sia preoccupato della nostra condizione e situazione, che i signori giudici del luogo abbiano aspettato tutto questo tempo ed i nostri superiori non si siano preoccupati un attimo, neanche per pietà cristiana, di quello che stavamo subendo innocentemente anche per colpa loro? Si pensi l’assurdità, per caso è stata trovata che “batteva” nei pressi di Nola in provincia di Napoli alcuni giorni prima del nostro processo, cioè continuava il suo vecchio “mestiere” e noi poveri cristi ad aspettare la fine. Nessuno dei miei colleghi “investigatori” e chi li dirigeva compreso i giudici , ha avuto un minimo dubbio che tutto questo era solo un tornaconto della ragazza e di chi all’ epoca intrallazzava con lei e le altre “ libere professioniste” della zona in cui l’ avevamo intercettata? Purtroppo la macchina giudiziaria, specialmente se gestita da professionisti con manie di protagonismo può trasformare innocenti in colpevoli e trascinare i malcapitati in un vero inferno senza uscita. Le accuse erano basate solamente sulle dichiarazioni di una prostituta clandestina, sicuramente ben diretta e consigliata sulla nostra stupida superficialità, di cui me ne assumo la responsabilità e che nessuno si è preso la briga di verificare , E’ così che siamo stati eliminati . Così sono stato distrutto nella mia carriera di uomo che si dedicava con passione e dedizione al proprio lavoro. Un uomo che per i magistrati era stato coinvolto in un caso assurdo e senza speranze. Vengo infatti condannato col mio collega io però a due anni e mezzo lui a due, ( non ho capito la differenza dato che ci aveva accusata di avere entrambi abusato sessualmente di lei ). Con altresì il rifuso di 15.000.000 euro della parte civile . Inutile dirle che la ragazza era presente al processo e non ha detto una parola una per smontare quel castello di accuse. Così giustizia era fatta, i mostri erano stati sbattuti in prima pagina e l’ opinione pubblica con gli amministratori di giustizia tutti erano finalmente appagati. Da quel momento non c’ è stato più fondo al pozzo di assurdità nel quale sono caduto, e non passa giorno che non ce ne sia una nuova. Insomma carne da macello per magistrati e burocrati alla ricerca di notorietà massmediatica, che pronunciano in nome del politicamente corretto sentenze inappellabili, spietate e senza un’ adeguata interpretazione dei fatti. Tutti inesorabilmente travolti da una sindrome di Narciso tardi sessantottina , tutti arsi dal fuoco sacro del carrierismo a buon mercato, meglio se schifosamente immorale ( magra consolazione non ero il solo ), però non era finita lì. Perché il perdonismo ad oltranza, tipico di tanti magistrati e addetti ai lavori , disposti ad assolvere i vari Pietro Maso ed Erika ed Omar, con me ed il mio collega non hanno funzionato. Forse perché due presunti ” puttanieri” in divisa non fanno testo, anzi si dà per scontato che sia stata proprio la divisa a indurli a commettere l’ abuso. Nessuna speranza per noi non dico di assoluzione, ma quanto meno di riapertura e di revisione del processo. Onori e riabilitazioni solo per terroristi, serial killer e politici dalla moralità equivoca. Perché è con quelli e solo con quelli che si fa carriera negli ambienti che contano. Gli esempi non mancano e non mi metto certo ad elencarli, io posso fare solo il conto amaro delle mie angosce, dei miei sensi di colpa ( non è necessario essere colpevoli per viverli), con il mio disgusto. Le conto come pecore con i denti di lupo. Sono il pastore della mia rabbia e del mio dolore, mentre gli impuniti di ogni ordine e grado accumulano crediti formativi per fare carriera e aumentarsi lo stipendio in base alle poltrone che occupano. Io prendo le distanze da tutto questo anche se non so quanto ancora mi aiuterà a vivere. Il tempo giusto per vedere la storia che cambia pagina contro la mala progenie che occupa le nostre stanze dei bottoni? Voglio sperarlo. Ogni disfatta può infatti vantare persone coraggiose che non si piegano alla malagiustizia. E io penso di starmi facendo massacrare con dignità. Secondo un graduale processo di decomposizione che paga indebitamente il conto a dirigenti o ufficiali che ingrassano dietro una scrivania o usano l’auto blu . Ora, dopo esattamente tredici anni ( già questa è una ingiustizia), ho perso il lavoro ed ho subito una condanna nella condanna: oltre a non avere più la fedina penale immacolata, ho anche l’interdizione di due anni e mezzo e per non farsi mancare nulla, devo 8.000 euro alla puttana e la corte dei conti mi ha mandato un conto di 50.000 euro per danno erariale e all’immagine (immagine?), si pensi che potere che ho per aver causato tutto questo. Ho voluto raccontare la mia annosa vicenda ,il trattamento che ci è stato riservato specialmente chi come me ha servito lo stato per ventotto anni, fa tanta tristezza e la solitudine che sto attraversando è devastante, in una situazione dove delinquenti, tangentari e assassini sono liberi, sono stato massacrato in questo modo da chi ci doveva difendere . Non posso fare alcun lavoro di sicurezza , perché non mi danno il porto d’armi, come se quando ero armato non avessi avuto la possibilità di sparare in faccia a chi mi ha ridotto così. Non ho alcuna possibilità economica di affrontare tutto questo, attualmente mi stanno aiutando amici e parenti nell’affrontare la vita quotidiana e finché non avrò un lavoro stabile non riuscirò a dare il necessario alle mie figlie e la mia compagna non so ancora quando potrà resistere. Bravi, hanno fatto tutto quello che c’era da fare , se la giustizia funzionasse come hanno distrutto la mia vita, bè penso che qualche delinquente ci penserebbe su. Ma non succede, succede solo agli ultimi. Un vecchio professore di filosofia diceva sempre che la coscienza non l’hanno solo gli animali e chi mi ha fatto tutto questo, sono solo delle bestie. Ho molta speranza, è come una corda tesa se non serve per impiccarsi. Ho praticato tanta onestà per niente. Grazie . 

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