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Lettere al Direttore

Sisifo dimezzato

D'essersene avuto a male, non si direbbe, né abbiamo prove. Piuttosto abbiamo prove contrarie di una certa sua letizia, se - come pare - è con proverbiale humour toscano che il Premier s'è spinto a suggerire al vignettista dell'"Economist" di tutti i gusti i suoi preferiti (sia mai Quello volesse riproporcelo nella stessa iconografia bambina, con cono gelato d'ordinanza in mano). Magari umiliato e offeso si sarà sentito Monsieur Draghi, s'intende mica per quel lapis lì che lo riduce a poppa, e all'oneroso supplizio di sputare acqua da una barca che ne inforna altra. Sisifo dei giorni nostri, il Nostro Draghi: meno nudo semmai, ma ugualmente tragico, senza masso in groppa d'accordo, con vasti oceani a poppa però. L'offesa - sia chiaro - non gli sarà venuta dagli strali della satira, che al più vanta l'onorevole colpa di fotografare stati di cose e offrirli alla narrazione in una versione mai edulcorata, mai mistificata, trattata com'è con gli acidi corrosivi della Ragione che proprio perché ragiona sa e fa ridere. Ebbene no, l'offesa gli è venuta ancora una volta da dove sempre gli viene, immancabilmente, ogni volta, ogni volta che ci prova (e riconosciamoglielo, di provarci, c'ha provato) ad essere Presidente della BCE, non nella forma piena in cui è stato Bernanke ed oggi è Miss Janet Yellen (del resto lo sappiamo bene che la Banca Centrale Europea non è propriamente sovrapponibile alla Federal Reserve, perciò che spurie comparazioni andiamo a tentare?), perlomeno tuttavia un po' più Presidente, in possesso almeno della facoltà di dire e annunciare senza chiose postille testi apocrifi, un Presidente in altre parole meno emissario del Governo di Berlino e della Bundesbank. Insomma, col cuore in mano, la medaglia al merito gliela dovremmo. Peccato che ce la strappi di mano, ahi, ohi, ora Weidmann, ora Schäuble . La Merkel tace, Lei non parla, e perché mai dovrebbe scomodarsi se ha i suoi bravi gerarchi a fare da megafono? Del resto l'avrete visto coi vostri occhi tutti, proprio tutti (spero): l'abboccamento istituzionale sotto i riflettori con miss Yellen, quasi a profilare l'auspicabile futuro di una BCE che si scopra un po' Fed. E poi l'avrete sentito tutti (proprio tutti, spero) l'annuncio di misure non convenzionali per l'ennesima azione di contrasto alla spirale deflattiva e recessiva. E va bene, ne conveniamo, non sarà come stampare moneta, nondimeno ha l'aria di una tentativo ulteriore per scucire l'armatura del rigore europeo là dove rischia di evirarci davvero. Epperò ecco che il ministro Schäuble scende in campo, si fa per dire, e assicura che abbiamo sentito male, che Lui, Draghi, voleva dire altro e altro ha detto (e, sottotraccia: che ha sragionato a sua insaputa, deve essere un vizio italico; e che le autentiche parole di Draghi sono e saranno quelle sue, di Schäuble). Doppio schiaffo con annessa delegittimazione, si direbbe, che relega Draghi al misero posto di mozzo. Nemmeno un Sisifo moderno, proprio un Sisifo dimezzato.

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