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Lettere al Direttore

Nel mondo fatato dei dipendenti regionali siciliani

egr.direttore si segnala quanto segue: Dall'assegno di lutto a quello matrimoniale. Quando i privilegi varcano i confini del buon senso. Alla faccia della spending review Negli ultimi anni ci hanno talmente abituato a espressioni come tagli degli sprechi e spending review che ci abbiamo quasi creduto. Quasi. Finché un giorno, da cronista, sfogliando la Gazzetta ufficiale della Regione siciliana non mi imbatto nel “Programma assistenziale per l’anno 2014 a favore del personale dell’Amministrazione regionale… ” e bla bla bla. Perché noi, alla faccia della spending review, abbiamo anche un bando attraverso cui i dipendenti regionali – “anche in quiescienza”, attenzione – nonché i loro familiari possono accedere a una serie di benefit. Pochi soldi, lo diciamo subito, appena 250 mila euro in tutto. Per il 2014 la Regione stanzia, per la precisione, 140 mila euro per gli assegni di lutto, 66.750 euro per borse di studio, 17.500 euro per gli assegni di natalità, 6.850 di sussidi per far studiare gli orfani, più gli spicci, si fa per dire, per il “fondo di riserva” (2.850) e per le spese di gestione delle associazioni con almeno 250 dipendenti come soci (7.800 euro per un contributo di 600 euro). Cifre minime, in fondo. Ma è il principio che fa storcere il naso. Il principio secondo cui mamma Regione possa elargire, insieme alle borse di studio per i figli dei dipendenti e ai sussidi per gli orfani, anche assegni di natalità, di nuzialità e di lutto. Così li chiamano, in quel burocratese che non riesce amascherare l’ingiustizia. In pratica: sei sei un dipendente regionale e fai un figlio puoi chiedere (e ottenere) un assegno da 250 euro. Se sei un dipendente regionale e ti sposi, oltre a sperare nel “regalo in busta” della zia, già trash di suo, puoi avere anche 250 euro dal tuo datore di lavoro. Che questo cadeau te lo fa anche con i soldi miei, e forse è ancora più di cattivo di gusto di quello in contanti della zia. A un dipendente regionale va meglio se muore perché in questo caso ai parenti, suoceri compresi, di euro la Regione ne dà 700. Parenti che, ad esclusione del coniuge, devono avere un reddito inferiore a 2.840 euro; in alcuni casi dovevano essere a carico del de cuius, in altri conviventi con chi è passato a miglior vita. Come se fossero 700 euro una tantum a far andare avanti chi ha perso l’unica fonte di reddito a casa. Se un’azienda privata può permettersi certe liberalità nei confronti dei propri dipendenti, non è accettabile che lo faccia la Regione. Perché, seppure di cifre modeste si parli e di requisiti precisi dettati – pare – da principi di solidarietà, continua a dare l’idea di quel privilegio tanto odioso. Privilegio che il povero cristo che stenta a sbarcare il lunario difficilmente potrà conciliare con espressioni come spending review.

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Commenti all'articolo

  • francori2012

    04 Settembre 2014 - 19:07

    Cari compaesani,quando leggo delle Porcherie della regione Sicilia nelle condizioni in cui è l'Italia sono convinto che non c'è più nulla da fare se non staccarci da questa Italia(Cloaca Maxima) che strozza chi lavora per foraggiare chi sperpera. E' ora di dire basta.Questi parassiti sono anche stupidi perchè si stanno suicidando. Cerchiamo di non farci strangolare.Via da questa Italia. Francori

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