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Lettere al Direttore

La terza via: l'inflazione

Egregio Direttore, nel Suo editoriale Lei propone due possibili vie per riequilibrare il Bilancio pubblico: o spendere meno oppure far aumentare il PIL vendendo di più. Propongo una terza via che non è una novità visto che è stata applicata in Italia per tanti anni, fino al 1981. Fino a quell’anno lo Stato emetteva titoli a tassi molto bassi di gran lunga inferiori all’inflazione (a quei tempi era intorno al 20%) visto che la Banca centrale era tenuta ad acquistare i titoli di Stato che il mercato non assorbiva. Ciò portava lo Stato a pagare interessi reali (tasso effettivo meno inflazione) negativi e ciò frenava la crescita del rapporto debito/PIL. In breve la ricetta è questa: La BCE acquista nuovi titoli di Stato al 1% (ora non è possibile ma le regole si possono cambiare) in misura tale da creare in breve tempo inflazione fino a circa il 5%, il che corrisponde a un interesse reale negativo del 4%. Contemporaneamente il PIL, che è a prezzi correnti, aumenterà automaticamente anche per effetto dei maggiori acquisti di beni e servizi dovuti alle aspettative di nuovi rincari futuri. Ricapitolando: il rapporto debito/PIl cala per il contemporaneo aumento del denominatore e per l’incidenza positiva degli interessi reali (negativi) che lo Stato deve pagare. Immagino l’obiezione: si, ma…l’inflazione danneggia chi ha reddito fisso….ciò è vero ma Lei che come me alla fine degli anni 70 era un ragazzo, ricorderà benissimo che pur con un inflazione al 20% non si soffriva più che adesso, vista la presenza di correttivi (indicizzazioni) adeguati. Claudio Vergoni.

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Commenti all'articolo

  • criticone

    07 Ottobre 2014 - 06:06

    si possono fare tutte le manovre che si vuole per rimettere in moto l'economia ma se non ti lasciano soldi in tasca a suon di tasse non si va da nessuna parte.

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