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Lettere al Direttore

Aggressione Sentinelle in Piedi

Domenica 5 ottobre eravamo nellʼarea pedonalizzata di via Scarlatti al Vomero ( Na ) per la veglia delle Sentinelle in Piedi. Napoli, come le altre 100 città dʼItalia, era in strada per la libertà dʼ espressione, in silenzio, fermi, con un libro in mano. Disposti a scacchiera in unʼarmonia antitetica al caos. Ma abbiamo fatto unʼestrema fatica a gestire una semplice manifestazione pacifica, pulita, ordinata. Il portavoce provava a leggere il suo discorso, ma le parole al megafono erano soffocate. Per unʼora non abbiamo avuto tregua. Molti dei presenti hanno provato a prendere parte alla manifestazione, ma sono scappati a casa impauriti, altri presa notizia dellʼ aggressione a cui eravamo sottoposti, hanno declinato lʼinvito, per altri ancora, invece, è risultato impossibile raggiungerci : il cordone delle forze dellʼordine che tentava di difenderci era troppo stretto per far passare qualcuno. Una contro-manifestazione, infatti, ci ha circondati. Una contro-manifestazione fatta di insulti, bestemmie, profilattici pieni dʼacqua lanciati con rabbia, fogli di carta ritagliati con immagini oscene, canzoncine provocatorie e blasfeme, accendini che hanno colpito in pieno petto, tantissime uova che piovuteci in testa hanno danneggiando gli indumenti. E urla, urla e ancora urla. Violenza animalesca. Violenti persino con la polizia che ci faceva da scudo. E che qualcuno dei "dissidenti" è riuscito ad aggirare per provare a spezzare questo silenzio da vicinissimo, irridendo, ballando e lanciando coriandoli. Ma nessuno ha ceduto di un passo. Fino allo scioglimento della manifestazione, i coraggiosi che non hanno voluto abbandonarla, non si sono piegati alla violenza di quelle provocazioni. Sono rimasti tutti in piedi, silenti, fermi. E quello di cui Napoli è stata testimone, è accaduto con ancor più violenza in tantissime città dʼItalia. Ma perché tanto odio? Perché il silenzio scuote così tanto? Qualcuno ha capito cosa stavamo facendo? E soprattutto perché tutti tacciono? Perché abbiamo dovuto trascorrere le ultime ore a mandare rettifiche e smentite (non prese in considerazione!) sulla ricostruzione della giornata che riportavano il solo punto di vista dei cosiddetti "antagonisti", mentendo spudoratamente sulle dinamiche, sul numero dei "veglianti" ridotto a una ventina, e moltiplicando invece quello dei dissidenti? Forse lo abbiamo imparato con la storia: le ideologie che vogliono cambiare lʼuomo lo consumano da dentro al punto da non riconoscerlo più tale, ma semplice "cosa". Cosa da rinchiudere in un gulag o in un lager. "Cosa" che ora va relegata in un ghetto tappandoci la bocca, persino sui giornali. «Fascista», «nazista», «omofobo», così siamo stati tacciati. Espressioni, di eccezionale pericolosità e violenza. Qualche intellettuale moderno ha definito la nostra iniziativa «oscurantista», e di «forte violenza culturale». Ma noi siamo in piazza per testimoniare la fedeltà non ad unʼidea passata, ma assolutamente presente. Lʼuomo è maschio e femmina. La famiglia, la procreazione, la filiazione, lʼadozione possono essere solo cosa di un maschio e di una femmina. Perché ognuno di noi ha i geni di un maschio e di una femmina. Anche i bambini adottati o procreati in maniera artificiale inseriti in una pseudo famiglia tra persone dello stesso sesso. Si riempiono la bocca di odio e libertà, e la nostra libertà di parola e di pensiero? Perché ci calpestano? Perché i giornalisti di tante testate ci hanno risposto che non potevano darci voce perché le direttive del loro giornale non glielo consentivano? Perché dobbiamo chiedere scusa pubblicamente? Siamo forse in un regime dittatoriale e nessuno ci aveva avvisati? Lorenza Formicola

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