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Lettere al Direttore

psicologia in condominio

Auto posteggiate in luoghi sbagliati, l'insopportabile odore della cucina limitrofa, gli schiamazzi dei bimbi che disturbano il riposo pomeridiano, l'abbaiare fastidioso e persistente del cane del signor Caio Tizio... ecco allora che "i pretesti" per litigare sicuramente non mancano. Ogni anno, quasi due milioni di italiani fanno causa a qualche vicino per "questioni condominiali", vedendosi, tuttavia, frequentemente respingere il ricorso di fronte al giudice di pace. Rappresentano, insomma, un numero altissimo di contenziosi, che corrispondono al 50% degli arretrati della nostra inefficace giustizia civile. Risulta, e lo sappiamo tutti, non sempre facile gestire la coatta convivenza tra tante "teste" diverse, spesso ancorate alla convinzione di essere vittime incolpevoli, ma mai responsabili di un disagio altrui. Un'indisponibilità diffusa al venirsi incontro legata, forse, a vecchi rancori, l'assenza di una minima capacità di tolleranza, la mancanza della consapevolezza che il condominio non sia una realtà autoreferenziale, di proprietà esclusiva, ma un complesso di tanti, forse 40-50 appartamenti. L'ANAMMI ( acronimo per associazione amministratori di immobili) ha individuato una classifica delle motivazioni più frequenti che portano al litigio: le "immissioni" di rumori ed odori, di vario genere( chi non ha mai avuto l'esperienza di condividere il fastidioso ticchettio dei tacchi di qualche "gentile" signora! O lo spostamento di mobili ad orari "proibiti"!); la collocazione non corretta in un'area condominiale di oggetti e mezzi di un singolo condomino, che utilizza quello spazio riservato a tutti quasi fosse una proprietà privata, a lui solo pertinente (l'automobile del recidivo "rompiscatole" parcheggiata in un luogo non autorizzato); i rumori in cortile, magari durante l'orario del silenzio (le "rimbombanti" pallonate sul muro calciate dal simpatico, si fa per dire, ragazzino ipervivace); l'innaffiatura del vicino sottostante a causa di piante gocciolanti o di bucato, probabilmente, non centrifugato, nonchè lo sbattimento di tappeti e di tovaglie che fanno piovere di tutto; la mancanza di "educazione civica" del solito fumatore "distratto" che con assoluta nonchalance getta i mozziconi dalla finestra. Ed altro ancora... Tuttavia le cose stanno per cambiare. Contro le liti e lo stress arriva in soccorso la psicologia. Sì, perche l'ANAMMI ha organizzato per gli amministratori iscritti un seminario itinerante (che da Roma si sposterà in diverse città italiane) dedicato "alla psicologia in condominio", con l'obiettivo di fronteggiare, tramite l'ausilio di psicologi e specialisti, eventuali dinamiche di "sofferenza" condominiale. D'altra parte essere in grado di gestire in modo propositivo una riunione, saper comunicare ed interagire in modo proficuo con i condòmini ,riuscire ad appianare le tensioni tra vicini di casa sono solo alcune delle competenze necessarie richieste a dei buoni amministratori condominiali che, maggiormente, soprattutto dopo la recente riforma entrata in vigore nel giugno 2013, sono interpellati a dirimere situazioni intricate e complesse, non di rado causa di forti tensioni per chi vive nel medesimo stabile. Ne conseguono, essendo il condominio un luogo privilegiato di relazioni sociali, la necessità e l'utilità di una comunicazione assertiva, quindi chiara ed efficace, nel rispetto delle opinioni e delle emozioni altrui, nonché l'utilizzo di specifiche strategie di negoziazione. "Amministrare un condominio oggi è molto più difficile di un tempo – spiega Giuseppe Bica, presidente dell'Anammi – basti pensare agli episodi di cronaca che hanno per sfondo gli spazi condominiali. Se a ciò si aggiunge la quantità di norme che riguardano il settore, si comprende come gli operatori abbiamo bisogno di ulteriori competenze e di un approccio psicologico, che li aiutino nella mediazione tra i condòmini". Inoltre, si impone agli amministratori una formazione sempre più adeguata ed un costante aggiornamento (la legge 220 del dicembre 2012 richiede che i nuovi amministratori abbiano frequentato un corso di formazione iniziale e lo svolgimento di attività di formazione periodica in materia di amministrazione condominiale). Anche perché, come sottolinea Bica "ora il professionista del settore deve rispondere ad una miriade di esigenze vecchie e nuove, stabilite dalla nostra legislazione, che vanno dal risparmio energetico alla tutela del territorio".

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