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Lettere al Direttore

Carceri italiane - una personale esperienza

Lettera raccomandata anticipata via email All'attenzione di: On. Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri Palazzo Chigi - Piazza Colonna, 370 - 00187 ROMA Per conoscenza: Corte di Giustizia dell'Unione Europea Palais de la Cour de Justice, Boulevard Konrad Adenauer Kirchberg, L-2925 Luxembourg Al cancelliere della Cour européenne des Droits de l'Homme Conseil de l'Europe 
67075 Strasbourg – Cedex - France Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights (OHCHR) Palais Wilson, 52 rue des Pâquis, CH-1201 Geneva, Switzerland Lombardi p. Federico, Direttore Ufficio stampa Santa Sede - Città del Vaticano Via della Conciliazione, 54 - SCV00120 Città del Vaticano ANSA - via della Dataria 94, 00187 Roma – all'att.ne di Giuseppe Cerbone Il Giornale - Via Negri 4, 20123 Milano – all'att.ne di Alessandro Sallusti Libero Quotidiano - Viale Luigi Majno 42, 20129 Milano – all'att.ne di Maurizio Belpietro La Stampa - Via Lugaro 15, 10126 Torino – all'att.ne di Mario Calabresi La Repubblica - Via Cristoforo Colombo 90, 00100 Roma – all'att.ne di Ezio Mauro Corriere della Sera – Via Solferino 28, 20100 Milano – all'att.ne di Ferruccio de Bortoli L'Espresso - Via Cristoforo Colombo 90, 00100 Roma – all'att.ne di Luigi Vicinanza Panorama - Via privata Mondadori 1 20090 Segrate (Milano) – all'att.ne di Giorgio Mulè Il Sole 24 Ore - via Monte Rosa, 91 - 20149 Milano - all'att.ne di Roberto Napoletano Torino Cronaca - Via Principe Tommaso 30, 10125 Torino – all'att.ne di Beppe Fossati Torino, 9.10.2014 Caro Matteo Renzi, scrivo questa lettera per portare alla tua attenzione una situazione estremamente sgradevole che a mio avviso necessiterebbe di una urgentissima verifica ed adeguamento. Io ne sono esempio e rappresento una questione che a chiunque potrebbe capitare. Ho 39 anni e sono separato, papà di Michele, un eccezionale bimbo di 4 anni e vivo a Torino in centro città. Premetto a tutto quanto vi racconterò in seguito che sono parte di una famiglia conosciuta nella città di Torino in cui mio padre è ingegnere ed architetto, professore presso il Politecnico, mia madre è una persona che con il suo lavoro ha dedicato tutta la vita al sostegno di giovani artisti una ed ho una sorella con una posizione lavorativa ben affermata, tutte persone ben volute. Mio nonno era un costruttore che nel secondo dopoguerra ha dato lavoro a molta gente ed ancora oggi trovo persone che lo ricordano con l'affetto e la stima che si concede a chi è onesto: seguendo le sue orme ho studiato Architettura al Politecnico di Torino. Negli ultimi anni, oltre all'attività professionale, mi sono dedicato alla difesa della categoria imprenditoriale divenendo consigliere del Gruppo Giovani dell'Unione Industriale locale e membro delle varie commissioni tecniche di settore in Confindustria nazionale. Per il fallimento di una società impegnata nelle fonti rinnovabili di cui ero amministratore un anno prima della sentenza (gli atti sono a disposizione di chiunque volesse prenderne visione presso la cancelleria del Tribunale di Torino con il riferimento 528/12) mi è stata applicata una misura cautelare e spiccato un mandato di arresto PREVENTIVO, secondo la legge non applicabile ad un incensurato come me, ipotizzando la possibilità di fuga all'estero, cosa che non potevo assolutamente fare poiché, dopo un anno di faticose trattative ero finalmente riuscito a firmare un accordo di separazione che avrebbe permesso di vedere mio figlio proprio qui a Torino, tutte le settimane. Accordo sicuramente a conoscenza del PM poiché da questo ha preso i miei dati per formalizzare la richiesta di arresto. Accordo di cui, con la scusa dell'arresto durante la mia permanenza in carcere, è stata richiesta la modifica al Tribunale, chiedendo di togliermi l'affidamento di Michele e l'interruzione delle visite. Tutti i conti bancari miei e di due società che nulla avevano a che fare con la questione, bloccati preventivamente ed ancora ad tutt'oggi, nonostante il ritiro del fallimento come parte civile avvenuto a marzo di questo anno e l'istanza presentata a luglio dagli avvocati, rimasta SENZA RISPOSTA da parte del magistrato, cosa che ovviamente ha poco a che fare con la giustizia. Quindi a sorpresa, in novembre 2013, portato via da casa alle 6:30 del mattino e, senza la possibilità di avvisare nessuno, vengo catapultato, per tutte le pratiche necessarie per l'arresto al Comando della Guardia di Finanza e poi, qualche ora dopo, condotto sempre in manette, presso la Casa Circondariale Lorusso e Cotugno di Torino (“Le Vallette”). Qui dopo aver fatto la coda per l'ingresso, senza poter avere alcuna informazione sul come gestire l'avvenuto malinteso vengo portato a siglare i moduli e messo in una stanza che definire lurida è eufemistico, con residui di cibo vecchio per terra, fredda e con vetri rotti, dove permango per circa 8 ore con compagnie di vario genere, sempre in attesa di indicazioni. Da qui, ormai notte, mi viene data una coperta strappata e sporca e vengo portato assieme agli altri ospiti al terzo piano, nella zona dei “Nuovi Giunti”, e vengo allocato in una cella presso la sezione TOSSICODIPENDENTI (cosa che ovviamente non sono, come hanno dimostrato le analisi del sangue effettuate). Qui viene presentata la persona con cui condividerò la cella (ex tossicodipendente). Entrato in cella mi ritrovo in uno spazio di circa 3.5 x 2.0 mt. più zona bagno separata dove, oltre ad un letto a castello di metallo arrugginito e due assi di legno, non vi è nulla (con nulla intendo niente lenzuola, niente materasso, niente cuscino); le finestre sono anche qui rotte ed entra il freddo vento di novembre. Entro in bagno e trovo una tazza igienica indecorosa, sporca ed incrostata da chissà quanto tempo, dove non vi è né carta igienica, né sapone, né asciugamani, non mi viene fornito spazzolino né dentifricio. Mi rendo subito conto che i minimi principi di sicurezza sulla salute, sulla prevenzione dal contagio delle malattie, della pulizia non esistono e non vi è la disponibilità di mezzi per migliorare personalmente la situazione. Mi viene da piangere ma rimango solido ed aggrappato al concetto che tutto è un malinteso e si risolverà presto. Penso ai tanti anni di arti marziali ed a tutti i principi che ho imparato, mi faccio forza nella meditazione, cerco di analizzare la situazione e risolvere i problemi che ci sono, come meglio posso. Scopro dal mio concellino che nella sezione vi è una persona che è addetta ai servizi la chiamo dalla cella e gli chiedo piatti, bicchieri, posate, e quanto necessario per la pulizia personale. Ottengo due piatti usati sporchi, le posate, un rotolo di carta igienica (da far durare almeno due settimane in due persone) e il debito di riconoscenza con chi me li ha dati, a detta sua, a titolo personale, con la sicurezza che a breve il favore mi sarà chiesto indietro in chissà quale modo. Inutile ripetere che né il materasso né la coperta sono stati resi disponibili e quando ho osato chiedere il dentifricio e lo spazzolino mi hanno riso in faccia. Sono educato e chiedo le cose senza disturbare ma mi rendo conto da subito che se non urli e divieni fastidioso da gestire per gli assistenti, non vieni considerato dagli agenti e nulla ti viene dato, neanche se di diritto. Sono una persona che sa adattarsi ed imparo in fretta scambio subito un piatto con il vicino della cella davanti, che scopro poi sieropositivo, ottenendo in cambio un asciugamano. Il vitto è passato prima che arrivassimo e saltiamo la cena. La notte tra pensieri sulle attività da fare già all'indomani passa, con la rabbia addosso per le cause di tutta questa ingiustizia ma con la consapevolezza che dopo pochi giorni ci sarà l'opportunità all'interrogatorio di garanzia di chiarire definitivamente la questione. Dopo una notte quasi insonne per le condizioni (all'atto dell'arresto avevo la schiena mal ridotta da due ernie e dormire sul metallo freddo del letto non la può dare miglioramenti), scopro che non esiste l'acqua calda in cella e che le docce comuni a tutta la sezione, si possono fare solo prenotandosi, verso le 18. Veniamo finalmente aperti e portati all'aria per la nostra “ora” che per l'occasione è di 45 minuti. La sezione dei Tossicodipendenti ha solo 2 ore al giorno contro le 4 previste dalle altre e le attività chiamate “sociali” di legge sono 2 volte alla settimana ma non essendo io dipendente subisco le limitazioni derivate dalle cure ed insieme non posso accedere alle attività che aiuterebbero. Lo spazio all'esterno è un cortile grigio con i muri di cemento alti 5 metri ed il filo spinato; ripetendomi che devo farmi i fatti miei, evito sguardi e contatti pericolosi anche se sono un pesce fuor d'acqua, passeggio da solo e mi fermo in un angolo da dove ho una buona visuale. Vedo le due tazze all'angolo del cortile utilizzati come fossero una pattumiera pubblica ed all'interno noto i in mezzo ai rifiuti organici e non, una siringa chiedendomi come possa esserci entrata. Quando fuori, noto due persone che non hanno nulla a che fare con gli altri intorno e chiedo al mio concellino chi sono. Scopro che sono un ingegnere, Dirigente della Regione ed un commercialista, entrambi in carcerazione preventiva, entrambi incensurati, nella sezione delle tossicodipendenze. Mi dice sorridendo della mia mia reazione alla notizia che è frequente che i Magistrati mettano gli indagati in condizioni misere in modo da forzare le loro confessioni, vere o meno che siano, in modo da ottenere le prove che mancano per i loro processi: è così che funziona. Me ne darà conferma apertis verbis anche un agente di custodia, confermando che loro ricevono direttamente indicazioni quotidiane sulle modalità di gestione dei singoli carcerati di “interesse”. Mentre sono fuori, noto un agente che apre una porta adiacente il cortile dove vi sono materassi, sedie ed altri arredamenti in deposito. Rifletto sul fatto che ho dormito senza nulla, ma che il necessario è in realtà disponibile. Più tardi discutendo con un assistente e dicendo ciò che ho visto otterrò finalmente il materasso, per le lenzuola dovrò attendere e le otterrò solo 2 settimane dopo. I 45 minuti sono terminati e si rientra in cella dove, dopo poche ore, incontro Giuseppe e Piero (ndr: nomi di fantasia per evitare problemi), volontari che scopro essere persone in carcere con pene lunghe e che, conoscendo bene la situazione, hanno permesso di girare e portare aiuto ai nuovi arrivati. Gli chiedo lo spazzolino ed il dentifricio che finalmente mi arrivano dopo poche ore. Giuseppe è gentile e parliamo a lungo, mi porta un libro e mi da un po' del supporto emotivo che due parole possono fornire. Mi racconta la sua storia e di come lui, ai tempi in fuga all'estero da 3 anni, è tornato quando, nel processo a suo carico, hanno coinvolto ed accusato strumentalmente i figli (che non avevano nulla con le sue truffe) e di come ha deciso di costituirsi in cambio dello scarico delle imputazioni inventate sui suoi giovani. Dopo l'incontro posso finalmente lavarmi i denti come si deve. Passano i giorni e l'incontro con l'avvocato mi apre qualche speranza: gli racconto nel dettaglio tutti i fatti, lui mi conferma che non esiste motivo per trattenermi e gli dico dove poter prendere i documenti che testimoniano la posizione (uno degli effetti della carcerazione e che non vi è possibilità di accedere a contatti e documenti, quindi difendersi equamente è impossibile): qualche giorno dopo ci sarà l'udienza a cui potrò finalmente fare chiarezza. Ho tutti i contatti bloccati (posta compresa) come chi è in sorveglianza speciale e per vedere i miei famigliari, compreso mio figlio di 4 anni, devo fare istanze al giudice, la mia ex moglie con cui ho raggiunto finalmente un accordo omologato dal tribunale non la posso sentire in alcun modo né riesco a chiedere informazioni su mio figlio. Perse le speranza inizierò a scrivere lettere che scoprirò solo successivamente mai arrivate a destinazione. L'indomani riesco ad accedere alla lista per la doccia, una vera esperienza: mi prenoto e vado appena chiamato così come sono. Trovo sulla mia strada un paio di animali non meglio identificabili e mi accingo a entrare in doccia, rigorosamente senza ciabatte né protezione dalle malattie altrui, quando vedo: le docce hanno le pareti ed i soffitti verdi, non decorate bensì di muffa per la stantia umidità che pervade l'ambiente. Ovviamente non ho ciabatte ed in seguito, anche su consegna da parte dei miei famigliari, non riuscirò ad averle poiché con scuse varie vengono fermate all'accesso e le otterrò solo dalle onlus di assistenza che fanno servizio all'interno (e che me le consegnernno identiche a quelle rifiutate ai miei famigliari). I getti delle docce escono da tubi inadeguati, arrugginiti e sporchi ed il rubinetto è costruito sul fondo di una bottiglia di acqua minerale di plastica tagliata e logora. Sorpasso il pensiero della mia doccia di casa, calda e con il getto grande che avevo scelto per la fine delle mie dure giornate lavorative e mi adeguo alla circostanza. Dopo un po' di tempo troverò il momento della doccia come il più rilassante della giornata. Nella sezione ci sono durante la settimana alcune attività che hanno il fine di rieducare il carcerato alle relazioni, quali l'ora di socialità che si verifica solo nelle sezioni aperte e semiaperte con l'apertura delle celle e la commistione di tutti i detenuti. Il risultato è che proprio in quei minuti si verificano le situazioni più difficili e pericolose. Bisogna rimanere attenti. Qualche giorno dopo il mio ingresso, dalla cella vicina si sente un gran trambusto, gli altri abitanti di questo infausto villaggio battono con i piatti sulle grate e scopro che nella mia sezione un detenuto si è suicidato impiccandosi al soffitto del bagno. Non ce l'ha fatta a reggere l'umiliazione e le condizioni. Dopo questo fatto noto un cambio di interesse nei miei confronti e nei confronti degli ospiti in attesa di “confessione”: tutti veniamo chiamati per continue visite psichiatriche, che alla domanda, vengono definite come controlli di routine: la paura è che l'apparente calma celi invece pessimi pensieri e qualora capiti sarebbe una pessima pubblicità. Passo agevolmente i controlli facendo la massima attenzione a non attirare l'interesse degli psichiatri: mi hanno avvisato che appena esci dai ranghi ti danno calmanti in quantità per tenerti tranquillo. Viene finalmente il giorno dell'interrogatorio di conferma, dove porto tutto il possibile raccolto dai legali con grandi difficoltà e racconto completamente la realtà dei fatti. Il mio avvocato, porta i documenti che in modo chiaro spiegano e difendono dalle accuse, indicando dove sono gli errori nelle valutazioni fatte dalla principale fonte (il curatore del fallimento): il giudice si scusa a mala pena dell'errore, a mio avviso ingiustificabile, di avermi definito nei dispositivi NON INCENSURATO, fregandosene pienamente dell'effetto che questo può aver fatto ma a conti fatti con la sua motivazione pare non aver letto nemmeno ciò che gli è stato portato e conferma l'arresto. Si vede che quanto detto non basta. Sembra che i processi vengano fatti per sentito dire e non per prove. Mi sento penosamente preso in giro ed inizio a capire quando si parla di magistratura politica. Da quel momento i giorni passano, la schiena fa sempre più male e con insistenze continue riesco finalmente a farmi visitare dopo 2 mesi: mi confermano che all'interno non hanno attrezzature per curarmi, facciamo quindi un'istanza indicandolo ma, alla maniera dei giudici, ci ridono dietro. Il rancio passa due volte al giorno e mi consigliano di non prendere la carne perchè non si sa cosa c'è dentro, spesso si trovano animali sia crudi che cotti nel cibo ma la fame è troppa per non mangiare almeno un piatto di pasta. Il mio concellino inizia a dare segni di cedimento emotivo e vedo che prontamente gli arrivano 2 volte al giorno le medicine che mi avevano citato. Gli mancano le sigarette e, in spregio a qualsiasi norma di salute, lo vedo raccogliere dal cortile nell'ora d'aria mozziconi di sigarette usate, che smonterà rifacendosi col tabacco buttato via dagli altri una nuova sigaretta. Dopo qualche settimana, con una istanza finalmente approvata dal giudice, vedo parte della mia famiglia che oltre a darmi un po' di conforto facendomi sapere che fuori se la cavano, nonostante siano molti gli attacchi delle malelingue e di qualche avvocato molto interessato al patrimonio di famiglia che, appena avutomi fuori dalle scatole, ha messo in atto disgustosi tentativi degni di ignobile sciacallaggio. Fortunatamente sono anche tanti gli amici che con sorpresa danno davvero il loro sostegno. Sentire la famiglia serena nel male di questa vicenda mi fa stare meglio e ritorno più combattivo. Si combattivo perché uno degli effetti del carcere è di alienarti la mente nella nebbia del quotidiano e toglierti qualsiasi volontà di difenderti lasciando agli accusatori la via spianata. Mia sorella, con 20 euro di versamento dopo 4 ore di coda, mi permette di fare la spesa e rendere accettabile la permanenza con detersivo, scope, pasta ed il minimo dei generi alimentari tradizionali necessari. Anche in carcere si può fare la spesa, facevo l'amministratore e capisco immediatamente come sono fatte le regole di entrata dei beni ed il perchè alcuni generi alimentari non possono essere portati dai famigliari (inficerebbero la spesa degli ospiti ed i gestori avrebbero meno guadagni). Passa ormai un mese ed un altro tentato suicidio ed io continuo le visite psichiatriche al ritmo di una/due alla settimana. Almeno posso uscire dalla cella per qualche minuto. Nel frattempo non demordo e faccio appello al Tribunale delle Libertà dove penso che su tre giudici almeno uno legga i documenti portati: di nuovo nulla e continuo a permanere in carcere. Il mio avvocato di Roma l'aveva detto quando in udienza si presenta il PM per difendere la sua tesi puoi dimostrate tutto ma non interessa: aveva ragione e lo si vedrà dalle motivazioni allegate. Una sera in sezione un ragazzo marocchino viene trasferito in questa sezione da un'altra, mi dicono che è una testa calda.. Appena entra in cella si accorge di tutte le mancanze ed inizia a lamentarsi che vuole le lenzuola e materasso.. la questione continua per un ora circa quando vedo arrivare le cosiddette squadrette, ovvero una gruppo di 5 persone formata da appuntati che preleva il detenuto dalla sua cella e lo porta al piano terra dove in una stanza specifica, verrà “sistemato”. Lo rivedrò in un angolo il giorno dopo mentre vado all'aria con il volto tumefatto dalla lezione impartita. Proseguo la mia permanenza, la mia salute mentale è buona, reggo bene nonostante mi manchi la mia famiglia e mio figlio, vedo però il fisico gonfio vado a farmi pesare e scopro con sorpresa che, nonostante lo stress ed il cibo, mantengo lo stesso peso. Sento le energie al minimo, sono sempre stato uno sportivo e cerco di fare del moto tutti i giorni all'aria aperta ma dopo pochi passi mi stanco, le gambe cedono. Alcune voci interne dicono che per tenere calmi i detenuti viene messo del bromuro nel cibo, ma non ne ho mai avuto conferma. Finalmente, dopo 3 mesi nella sezione più dura di tutto il carcere, vengo spostato grazie all'intermediazione di un volontario conosciuto nel frattempo (i volontari sono i migliori collaboratori dell'organizzazione per poter avere informazioni dall'interno): prima vengo mandato in una sezione semi aperta dove il mio compagno di cella è un pluriomicida condannato e dove le violenze che si vedono nei confronti dei terzi sono all'ordine del giorno. Per la prima volta mi ritengo fortunato: si è sparsa la voce che oltre a farmi i fatti miei sono istruttore di arti marziali e anche i malintenzionati più grandi scelgono altri lidi dove approdare. Anche in questa sezione la pulizia è ai minimi e le docce rasentano la definizione di camera di contagio. In questo periodo mi ammalo di una semplice influenza con febbre che dopo insistenze e richieste di visita, viene curata al 3 giorno con una pastiglia di VivinC ogni 24 ore. Passerà in una settimana, dopo aver provato qualsiasi soluzione disponibile. Stare male in carcere, senza poter avere neanche una semplice aspirina è un'esperienza che rimane dentro. Passa il tempo ed alla fine, dopo circa 5 mesi, i miei nuovi avvocati, dicono che non c'è altra scelta: nonostante le prove portate agli atti dimostrino il contrario, devo confessare al Pubblico Ministero ciò che vuole sentirsi dire e fare un accordo con il fallimento pagando una cifra impressionante che mette sul lastrico tutta la famiglia.. se non faccio così non uscirò mai. Mi vengono elencate una serie di leggi e leggine secondo le quali se non esco prima della scadenza termini il PM può inventarsi strumenti di permanenza fino a sentenza, anni dopo. Mi ritengo una persona di parola e la cosa non mi va proprio giù, ma non ho altre possibilità: Obtorto collo, così è stato fatto. Oltre a tutto questo viene fuori anche una beffa: antecedentemente ai fatti riportati (un anno e mezzo prima, tre mesi prima del fallimento della società), ovviamente neanche immaginando le future accuse a mio carico, presentavo una denuncia, dove esponevo i fatti criminosi ed allegavo documenti di prova a carico delle persone che a mio avviso hanno dato origine a quello che poi è stato il dissesto. Il primo PM che aveva analizzato la situazione aveva rinviato a giudizio i citati, ritenendomi tra l'altro parte lesa. Per questioni di accorpamento, questa denuncia, dopo il mio arresto è stata presa dal nuovo PM che, in modo opposto al suo collega ha caricato tutte le colpe sul sottoscritto bollando me, senza documenti a prova, come il demonio fatto a persona e le persone citate (con precedenti ed evidente inclinazione all'illegalità) e rinviate a giudizio dal suo collega, liberate pienamente, con richiesta di archiviazione della denuncia fatta perché non allineata alla sua personale tesi. Ad oggi, con i tempi biblici della legge e con i conti personali e delle due società estranee ancora bloccati senza motivo, i mutui esistenti che, per le attività cautelative sui conti, sono stati revocati nonostante tutte le rate siano state pagate, sono in attesa dell'udienza preliminare, prevista ad inizio anno prossimo, dove riporterò i documenti che dimostrano le mie ragioni e la mia correttezza, nella speranza che su tutta la magistratura capiti almeno un giudice che legge i documenti e trasformi questa orribile vicenda di legge, in giustizia. Non sono perfetto e di errori ne posso aver fatti ma sono sicuro di una cosa: io sono una persona onesta e non ho nulla a che vedere con la persona descritta negli atti di accusa e mi batterò per dimostrarlo. Questa è una storia che con l'attuale potere gestito dalla magistratura secondo logiche di pubbliche relazioni e politiche, non secondo giustizia e legge, può capitare a tutti e spero possiate dare una spinta affinché una responsabilizzazione vera e concreta dei magistrati nel loro operato possa in futuro evitare l'insorgere di episodi come questo. I carcerati sono persone che nella vita hanno commesso errori, a volte anche gravi, e in quanto più deboli hanno necessità di essere rieducati, non di essere abbandonati a se stessi per farci dimenticare gli errori educativi e formativi della nostra Nazione. Non meritano le condizioni inumane che ho visto. Nessun essere umano le meriterebbe, in particolar modo in un paese europeo e civile. In ultimo, sono convinto che questa lettera di sensibilizzazione potrebbe portare ulteriori ritorsioni su di me e sulla mia famiglia ma sono altrettanto certo che se nessuno si alza ed indica dove lo sporco è celato (ma c'è!!) affinché si possa pulire, mai nulla potrà migliorare e mai potremmo dire di essere europei. Qualora tu decida di mettere mano a questo annoso problema che coinvolge tutti coloro che hanno a cuore la dignità del nostro Paese, qualsiasi sia lo schieramento o area politica a cui appartengono, io sono a disposizione per prestare il mio personale aiuto. Alessandro Guglielmi N.B.: Tutte le dichiarazioni rilasciate in questo scritto sono frutto di documentazione in possesso mio e dei miei avvocati e provengono da atti pubblici, a disposizione su richiesta per chiunque voglia approfondire la vicenda. Questo scritto non ha intenzioni di calunnia e diffamazione nei confronti di nessuno (nessun nome è stato riportato) ma ha solo la funzione di pubblica denuncia e di esporre l'accaduto in modo da prevenire l'insorgere futuro di situazioni come questa, lesive per la dignità dell'uomo e per l'esercizio di una vera democrazia.

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