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Lettere al Direttore

Anche un comunista dovrebbe capire quando andarsene

Caro Direttore, ovunque si volga lo sguardo sembra che la figura del Capo dello Stato stia perdendo, e di gran carriera, quello smalto e quella lucentezza che molti gli hanno attribuito, ma che secondo me non ha mai avuto. E' vero che prima di salire al Colle i suoi trascorsi non siano da prendere ad esempio: prima appartenenza ai GUF, messi in disparte con il declino del fascismo, poi iscrizione al PCI per la quale ebbe a dire :" Il GUF era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste...". Autorevoli personaggi hanno smentito questa versione un po' troppo di comodo. Per lo spazio tiranno tralascio tutta una copiosa serie di avvenimenti un po' "discutibili" per arrivare ai giorni nostri nei quali non si parla d'altro se non della richiesta dei mafiosi Riina e Bagheria di assistere, pur se non materialmente, alla deposizione del Capo dello Stato, richiesta che sicuramente non verrà "istituzionalmente" accolta. Orbene, dopo il chiacchiericcio del ribaltone del 2011, dopo la distruzione della registrazione (abusiva) della telefonata con Mancino e dopo il silenzio seguito alle rivelazioni niente affatto signorili di De Magistris, un Presidente, che in due anni ha visto letteralmente crollare la fiducia degli italiani , credo che ora sia ad un bivio: o soddisfare le richieste dei due mafiosi senza ricorrere, come spesso ha fatto quando conveniva, alle norme costituzionali, oppure andarsene a casa, decisione che ritengo la più giusta; ma un attempato comunista, che per il "bene" personale tanti sacrifici ha fatto, sicuramente ricorrerà a qualsiasi appiglio per rimanere in sella. Comunque vadano le cose spero che, almeno questa volta, non se ne esca con il sermone di aver agito per il bene del paese e degli italiani e che non ha nulla da dichiarare poichè non ricorda. Cordialmente Leonardo Cecca

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