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Lettere al Direttore

Varsavia 1944 - Kobane 2014

Varsavia 1944 – Kobane 2014 Le immagini mandate in onda da BBC e CNN di truppe turche schierate a ridosso del confine siriano, pronte a intervenire contro l'ISIS che sta conquistando, rione dopo rione, la città di Kobane, ultimo baluardo curdo siriano al confine con la Turchia, rievocano tristemente e tragicamente la rivolta di Varsavia del 1944 quando l'Armata Rossa si arresta sulla riva destra della Vistola, che divide Varsavia in due, dando modo e tempo alla Wehrmacht di procedere sistematicamente alla distruzione totale di Varsavia e allo sterminio della sua pololazione militare e civile insorta contro l'occupazione nazista. Stalin, che ha già provveduto, con il massacro di Katyn (aprile 1940), a procedere all'eliminazione della leadership politico-militare e dell'intellighenzia polacca, vuole infatti sferrare il colpo di grazia alla capitale polacca in funzione del successivo insediamento di strutture politico-militari filo-sovietiche. Se e vero che Iran e Siria hanno diffidato la Turchia a intervenire in territorio siriano, è altrettanto vero che il governo turco, impedendo alla propria minoranza curda (che rappresenta il 10% della popolazione in Turchia) di correre in soccorso dei fratelli (e sorelle) curdi siriani, sta abilmente sfruttando tale monito assistendo con cinismo (e probabilmente con compiacimento) all'annientamento materiale e ideale del sogno curdo di creare un stato (Kurdistan) comprensivo dei territori e della popolazione di etnia curda di Turchia, Siria, Iraq e Iran. L'ISIS, con cui la Turchia ha recentemente condotto uno scambio di ostaggi e che si guarderà bene dal varcare il confine turco, può quindi procedere, grazie alla realpolitik turca, all'eliminazione fisica dei curdi siriani che si frappongono alla creazione del Califfato Islamico di Siria e Iraq. E l'Occidente che fa? Conduce attacchi aerei (in Iraq e Siria) che, in assenza di operazioni terrestri, producono effetti minori sull'avanzata dell'ISIS e causano, quale effetto collaterale, la morte di civili coinvolti nei bombardamenti. Se l'Occidente vuole arrestare l'espansione dell'ISIS, l'unica soluzione è l'invio di “boots on the ground”, truppe terrestri in grado di fronteggiarne l'avanzata: le recentissime esercitazioni condotte congiuntamente, nel deserto dell' Arizona, da USA e UK potrebbero precludere a una iniziativa in tal senso.

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Commenti all'articolo

  • gisto

    13 Ottobre 2014 - 07:07

    Analisi lucida.Complimenti

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