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Lettere al Direttore

A proposito di stabilità

Il Governo italiano si appresta a varare la Legge di Stabilità per il 2015 e questo rappresenta sicuramente un appuntamento cruciale nella vita del Paese. Una manovra che dovrebbe contenere misure per la crescita e per la riduzione della pressione fiscale. Leggendo tra le righe della bozza circolata in questi giorni ho potuto riscontrare che ci sono ben poche premesse per convincere le aziende ad effettuare investimenti considerando, tra l’altro, un ritorno dell’aliquota Irap al livello precedente, anche se sono state previste maggiori deduzioni dall’imponibile per quanto riguarda il costo del lavoro indeterminato (ma se gli investimenti non crescono non cresce neanche il lavoro). Un’altra misura degna di nota è senza dubbio quella che prevede l’inserimento del TFR in busta paga dei lavoratori del settore privato. Perché la stessa misura non è prevista anche per i dipendenti pubblici? Mi verrebbe da pensare che lo Stato voglia aumentare il reddito disponibile dei lavoratori al fine di incentivare la domanda ma non con risorse aggiuntive bensì chiedendo agli stessi di autofinanziarsi anticipando le somme che normalmente vengono accantonate a formare un “risparmio” da utilizzare a fine carriera lavorativa e, contemporaneamente, tassando quelle somme nella forma ordinaria (e questo non va certamente nella direzione della riduzione della pressione fiscale). Nello stesso tempo il lavoratore, decidendo di inserire il TFR in busta paga, deve scegliere di distrarlo dal Fondo pensione al quale era stato destinato in precedenza su forte suggerimento dello Stato stesso non più in grado di assicurare un livello di pensione adeguato. Riepilogando: prima lo Stato dice al lavoratore di destinare il suo TFR alla pensione integrativa e ora gli dice di fare marcia indietro e di destinarlo ai consumi attuali perché si è accorto che la coperta è corta! Non solo. Anche le aziende vengono chiamate in causa chiedendo loro ulteriori sacrifici per reperire la liquidità necessaria ad anticipare il TFR, magari accedendo a forme di finanziamento garantito. L’esclusione dei dipendenti pubblici da questa previsione mi fa pensare che il datore di lavoro pubblico, ben conscio delle difficoltà che l’azienda privata deve affrontare per far fronte a questo impegno, abbia voluto sottrarre sé stesso da una tale incombenza. In queste condizioni, già difficilissime dovute alla morsa di una crisi diventata recessione per l’Italia, in cui le imprese sopportano un carico fiscale enorme, scontano il prezzo di una bassa produttività del lavoro, di un apparato burocratico sproporzionato e tante altre difficoltà per occupare nei mercati esteri il posto che meritano, le nostre piccole e medie imprese con quale spirito possono pensare di aumentare gli investimenti? Graziano De Biase Montalbano Jonico (Matera)

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