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Lettere al Direttore

Pensioni ingiuste

BERLUSCONI E LE PENSIONI Egr. Direttore tra i molteplici problemi che attanagliano l’Italia c’è sicuramente quello delle pensioni. Ma su questo ci vorrebbe quell’onestà nell’affrontarlo che non riscontro nella politica. Da nessuna “Parte”! Vengo al dunque. In un Paese dove un lavoratore che ha lavorato 35 o 40 anni o più, percepisce una pensione di 1.200/1.300 euro al mese avendo versato sempre i contributi Inps, si trova oggi a chiedersi se non era meglio lavorare in nero, tenersi quei soldi e/o farsi una pensione privata. Infatti, dopo aver sentito le proposte di Berlusconi di “elargire” un aumento ultra sostanzioso a chi ha la pensione minima, chi ha sempre pagato si vede quello che non ha mai versato contributi a dover percepire in modo molto prossimo quello che ad altri è costato parecchio per assicurarsi il futuro, e gli girano un po’ non crede? Chi oggi percepisce una pensione minima, è nato negli anni del boom economico italiano; mi riferisco dagli anni ’50 in poi. E negli anni della sua maturità, pur sempre tra mille difficoltà, il lavoro si trovava (per chi ne aveva voglia) e poteva così costruirsi la propria pensione. Particolarmente diverso è il ragionamento per le donne. Esse sono state impegnate in famiglia fino a pochi anni fa e quindi con l’impossibilità di pensare al loro futuro pensionistico; a queste si che diventa moralmente doveroso essere solidali e riconoscergli un contributo se hanno difficoltà economiche. Ma generalizzare promettendo consistenti aiuti a chi ha fatto la cicala tutta la vita per attirarsi simpatie politiche è sadismo verso chi ha sempre adempiuto ai propri doveri. Se si pensa di raccogliere voti dalle cicale, le formiche faranno altre scelte! Ironicamente viene da pensare: che si intenda aumentare anche quelle di diritto per pari importo! Gianni Arnaudo

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