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Lettere al Direttore

articolo sulla dittatura delle madri separate verso i figli

la Dittatura delle Madri Separate Il giudice ha sbagliato i conti: Papà separato perde figlie e soldi * * * A due anni e mezzo dal mio precedente articolo ecco una piccola appendice dell’avventura delle mie figlie con la Giustizia Italiana . Della prima parte sulla separazione ho già raccontato ad inizio 2012, confidente ancora, che la verità, ancorché lentamente, sarebbe emersa e che insostenibili le condizioni alle quali siamo stati condannati le mie bambine ed io sarebbero state rimosse. Ma mi sbagliavo. La situazione è andata via via peggiorando con apici impensabili allora e, se non lo vivessi sulla mia pelle, incredibili anche oggi. In tanti mi avevano consigliato di accordarmi non indicandomi però su quali presupposti e dimenticandosi che, per accordarsi, occorre essere almeno in due. La testardaggine della madre tesa unicamente a percorrere la sola strada della distruzione e dissoluzione del mio patrimonio e a rendermi impossibile la vita post separazione a scapito, in primo luogo delle nostre figlie, del lavoro e della mia famiglia di origine ha reso non possibile alcun accordo. Le mie figlie rappresentano l’unica ragione di resistenza in condizioni demenziali invece di scegliere l’unica strada percorribile nella mia come in altre centinaia di storie di Padri Separati: la fuga o la latitanza come indica, in rima, una nota canzone di qualche anno fa. Sul fronte patrimoniale la Giudice con (i) una relazione della Guardia di Finanza (ii) un parere giurato pro-veritate (iii) una relazione di un Consulente Tecnico del Giudice (iv) una successiva relazione di approfondimento dello stesso in cui sono stati controllati anche i conti correnti dei miei genitori non sono bastati a farle cambiare idea. Due anni e mezzo di indagini hanno prodotto una quadro puntuale che però per la Giudice: <<… nonostante i redditi fiscali abbiano registrato un calo rispetto all’epoca precedente, non ci si può esimere dall’esame dall’evidente capacità economica del ricorrente che fa presumere come egli sia comunque in grado di garantire un tenore di vita adeguato al suo “status sociale”>>. La mia casa (e tutto il suo contenuto), acquistata pagando per 20 anni un mutuo e che mi è stata sottratta a favore di mia moglie mentre una Giudice del lavoro mi ha condannato a pagare penali di rilevantissimo ammontare fingendo che il contratto part-time a tempo determinato fosse indeterminato e che la lavoratrice non percepisse alcun reddito avendo invece sempre lavorato (ma questa è un’altra storia di cattiva giustizia italiana che forse racconterò ai lettori in altra puntata). Bene, la casa è valutata per intero (non avendone io la disponibilità) e il debito, pur certificato, non è considerato. Ricorderete che nella separazione ha prelevato diverse decine di migliaia di euro lasciando vuoto il conto corrente. Mentre non ho la possibilità di vendere casa mia per far fronte ai debiti generati dall’altra Giudice. Ho due indagini penali aperte per mancata corresponsione degli alimenti e per stalking avendo scritto a mia moglie che è cretina perché dilapida un patrimonio costruito da me in venti anni di vita e che potrebbe essere asservito alla crescita e alla educazione delle bambine. Nei due anni e mezzo di indagini la Giudice della separazione ha smarrito per 3 volte il fascicolo processuale e i verbali di udienza. … ma il bello deve ancora venire … Ma è il fronte della gestione delle bambine è quello più drammatico. Dal giorno successivo al mio allontanamento forzato da casa mia (senza la possibilità di avere un mio mobile o anche un mio vestito) chiedo, in accordo con loro e dietro insistenza delle mie figlie, un aumento dei tempi di frequentazione essendo abituate fin dalla nascita a trascorrere tanto tempo con il loro papà. Frequentazione che tenga anche in conto le esigenze organizzative della mia vita -da ricostruire completamente- e, soprattutto, di quella delle mie figlie quando stanno con me. Chiaramente inascoltato da mia moglie e con istanze mai accolte dal Giudice. L’Ordinanza del Giudice stabilisce che le bambine possono liberamente frequentare il padre. Ma è un diritto solo formale perchè in caso di disaccordo occorre che le stesse sottostiano ai dettati della madre. Nelle logiche femministe che governano ogni separazione questo significa che i figli possono stare liberamente con il padre solo se lo vuole e acconsente la madre. Diversamente, un pomeriggio ogni settimana e un fine settimana ogni due che significa che il 87% del tempo i figli lo trascorrono con la madre e la restante parte con il padre. Tutto chiaramente finanziato dal padre. Stabilisce anche che l’affido è condiviso senza però spiegare che con-diviso significa diviso con e cioè con la necessaria partecipazione anche del padre alle scelte di vita ed educative della bambine. Cosa che nel mio caso non è mai capitata. Documento e comprovati eventi gravi che sono raccontati da psicologo incaricato da me che però non può visitare le bambine perché la madre non è d’accordo. Dopo aver sensibilizzato senza successo, gli Assistenti Sociali, psicologi della scuola e la pediatra, producendo delle registrazioni certificate di racconti delle mie figlie convinco finalmente la Giudice, a distanza di 2 anni e mezzo dalla separazione, a nominare un Consulente Tecnico (una Psicologa) per accertare l’idoneità genitoriale degli ex coniugi. Ci si aspetterebbe che questa indagine venisse svolta prima della decisione di affidare alla madre o al padre i figli ma invece la prassi non svolge alcuna indagine, sulla presunzione femminista, che la madre sia sempre idonea e il padre invece non lo sia mai. Che il padre debba lavorare e che la madre no. Che i figli abbiamo più bisogno della madre che del padre. Presunzioni tutte, direi, preindustriali ottocentesche quando la madre accudiva al focolare domestico mentre il padre lavorava i campi. A questo punto parte la fase più drammatica: la Psicologa incaricata è una gentile Signora di mezza età che è però la principal dello psicologo incaricato da me (nel senso che il consulente incaricato da me si è formato alla scuola e negli uffici della Consulente nominata dalla Giudice). Lavorano nello stesso ufficio e la seniority della Consulente del Giudice è di almeno 10 anni maggiore. In palese conflitto di interessi. Mi lascio convincere dal mio Consulente e dal mio Legale a mantenere le designazioni in relazione all’elevato standing di entrambe compiendo un imperdonabile errore: il mio consulente non è indipendente. La Psicologa del Giudice inizia non legge nessun documento precedente dichiarando che vuole rendersi conto della situazione direttamente dagli interessati (vanificando così oltre due anni di accadimenti documentati sull’inidoneità della madre) e dichiarando anche che si sarebbe strettamente attenuta ai tempi previsti. I mesi di perizia, con due successivi rinvii si avviano a diventare un anno. La Consulente del Giudice vuole, per forza, trovare una posizione conciliatoria tra me e mia moglie anche in virtù dell’esplicitato desiderio delle bambine di trascorrere più tempo con il papà. Ma conciliare con chi non vuole (la madre) è una impresa inutile. La madre racconta che io porto le bambine a casa senza le mutande (cosa mai accaduta) e che mi ha sentito rimproverare la figlia minore nella casa di campagna dei miei genitori (con la prima casa vicina a un chilometro in linea d’aria dalla casa di campagna dei miei genitori), che ho portato le bambine dai Carabinieri per farle denunciare la madre (quando, su richiesta del maresciallo, intervenuto su querela della madre, ho solo ritirato una chiavetta su cui avevo consegnato un parere tecnico per difendermi dalle accuse della madre), che ho fatto filmare, senza autorizzazione della madre, le bambine quando, su iniziativa dell’Associazione dei Padri Separati ci hanno semplicemente ripresi anonimamente (le minori) per la strada davanti alla scuola per testimoniare la nostra giornata tipo (servizio di una TV Olandese peraltro mai andato in onda) e il sottoscritto e i cameraman sono stati spintonati e aggrediti da una maestra (chiaramente amica della madre). Dopo questi racconti ed essere stato rimproverato dalla Psicologa perché chiamavo mia moglie Signora o Signorina e dunque “non avevo rispetto e considerazione di lei”, il mio tecnico mi racconta che la Consunte del Giudice avverte che ci sono versioni troppo diverse degli accadimenti mentre, in realtà, ci sono versioni inventate e fatti comprovati. Aggiungo solo che, pur formalmente da me richieste non mi sono mai state messe a disposizione: le riprese dei colloqui con le mie bambine, i verbali delle sedute con gli psicologi, i test psicologici (fatti compilare “a matita” dalla Consulente del Giudice). Il mio tecnico mi suggerisce che la “partita di calcio va giocata secondo le regole” (che però non mi spiega) e che la Signora ha compiuto molte scorrettezze (che però non vengono mai fatte rilevare da lui o dalla Consulente del Giudice) e che il problema (che invece risulta con chiarezza nella Consulenza Tecnica) non sono le scorrettezze della Signora è la mia insofferenza alle scorrettezze e che debbo imparare a gestire avendo pazienza e facendomi guidare. Provo inutilmente a spiegare che, da uomo libero, sono abituato a guidare la mia vita in autonomia e che se debbo finire in un baratro, mi piace poter non addebitare a nessuno se non a me stesso la responsabilità delle scelte fatte e che, con l’eccezione del mio matrimonio, in 50 anni di vita, non ho compiuto, a differenza di altri, molti e grossolani errori. Ma non serve a nulla. Non rientro nel clichet. La madre è bella, brava, buona e soprattutto ha subito ingiustizie dal marito, a prescindere. Il padre è un approfittatore, poco di buono, un delinquente (così mi tratta la Giudice), non interessato alla moglie e alle figlie … a prescindere. Come, a prescindere, le figlie sono di proprietà della madre. Che in questo quadretto standard non ci sia un fatto, uno solo, che rientri nello schema non importa come non importa che, al contrario, mentre il padre lavorava e cercava di tenere unita casa e famiglia, la madre tradisse (in tutti i modi possibili) gli impegni presi nei confronti del padre e delle bambine, prima e dopo la separazione. Per la valutazione di idoneità genitoriale questo non interessa a nessuno! I diritti alla bigenitorialità dei minori, l’affido condiviso, il futuro dei minori, la libertà di indirizzo religioso dei minori, la formazione scolastica ed extrascolastica dei minori, il ruolo del padre come co-guida alla salute fisica e psichica dei minori … sono tutti sacrificati sull’altare delle esigenze di realizzazione della madre e del mantenimento del tenore di vita ante separazione (che, prescindendo anche dalla crisi più buia e profonda della storia del capitalismo in cui ci troviamo e che pure conta, solo padri con un reddito o un patrimonio come l’ultimo dei Presidenti del Consiglio eletti possono permettersi perché, 2X aritmeticamente comporta il doppio dei costi di 1X: … 2 appartamenti, 2 auto, 2 utenze, 2 pulizie, 2 beni di consumo, 2 vestiario i figli … costano il doppio di una). Non sostenibile se non mettendo uno dei due coniugi in situazioni miserrime. Cosa che puntualmente accade. Se si toglie tutto al padre e si assegna –invece- tutto alla madre (bambine, casa, soldi e possibilità di decidere in completa autonomia) diventa arduo pretendere che il padre accetti, con mansuetudine, rassegnazione e per decine di anni una situazione di palese squilibrio ed ingiustizia che peraltro scredita con le proprie figlie. Tutto però si complica quando si vuole accettare una lettura della situazione che capovolge causa ed effetti dove spesso il capovolgimento porta vantaggi espliciti solo per chi capovolge. Che i fatti siano capovolti strumentalmente dalla madre (che, nel mio caso, fino alla separazione, godeva della mia completa e trasparente fiducia), è duro da accettare, ma diciamo rientri nel gioco delle parti. Quel che non è accettabile è che chi è preposto a correggere le situazioni, ad esclusivo interesse e tutela dei più indifesi, invece non lo faccia ed addirittura scelga di vestire la divisa della madre e scendere in campo con lei invece di fare l’arbitro come sarebbe chiamata a fare. E, allo scopo, sovverte completamente i fatti per cui: il piano fattuale non rileva mai, mentre è prioritario e rileva solo il piano relazionale (che è figlio del piano fattuale). Così facendo si racconta e si stigmatizza la difesa del padre trascurando completamente l’offesa fattuale della madre. La lettura è tutta al femminile, in cui non pesano i contenuti ma solo i modi con cui sono rappresentati e registra, tra gli altri, questi paradossi che, se non fossero tragici, sarebbero veramente comici: - il problema non è la madre che non lascia la libera frequentazione del padre alle figlie e impedisce la comunicazione anche telefonica tra di loro ma è il padre che lo mette in evidenza - il problema non è la madre che racconta alle figlie che il padre non corrisponde loro un Euro dopo aver, in silenzio, prelevato diverse decine di migliaia di Euro ma è il padre che mostra alle figlie gli estratti conto dei prelievi per difendersi dalle accuse menzognere della madre - il problema non è la madre che vieta alle figlie di frequentare catechismo è il padre che fa presente alle figlie –che piangono perché gli altri bambini invece lo fanno- l’atteggiamento dispotico della madre e di privazione di una loro libertà fondamentale - il problema non è la madre che dimentica di far visitare le figlie ai medici o di portarle all’ospedale con un braccio fratturato ma è l’eccessiva apprensione del padre che non si fida della diagnosi di una pediatra che rilascia alla madre certificati in bianco (e che per la segnalazione viene ammonito dall’ordine dei medici) - il problema non è la madre che, nella giornata in cui alle bambine spetta di vedere il padre, le manda per 3 interi anni, a scuola con i vestiti stracciati e sporchi ma è il padre che non capisce che questi sono scelte operate per essere alla moda - il problema non è la madre che fa imbrattare i muri della casa (del padre) alle bambine con disegni e firme degli ospiti di casa ma è il padre che non capisce la cifra artistica della scelta della madre - il problema non sono i lamenti delle figlie perché la mamma gioca poco con loro e che vedono poco il padre ma è l’errata percezione delle bambine di attività ludiche fatte fare loro dalla madre ma che loro non riescono a leggere come tali - il problema non è la madre che mente spudoratamente (cosa compravata documentalmente e per testi dal padre) ma che molte delle situazioni riportate vengono lette … dal padre… come menzogna mentre in realtà solo è una visione diversa di un fatto - il problema non è la madre che, con l’aiuto del Giudice, fa cacciare da casa sua il padre prelevandogli tutti i denari dal conto corrente e non facendogli frequentare le bambine ma è il padre che mostra scarsa considerazione per la madre e che deve compiere un percorso per accrescere le sua capacità relazionali con la madre - il problema non sono gli altri uomini che la madre riceve nella casa del padre ma è come il padre elabora il vissuto quando apprende della cosa dai racconti delle proprie figlie - il problema non è la madre che non vuole portare le bambine al corso di inglese, a fare sport o altre attività che le bimbe desidererebbero fare ma è il padre che vuole ingerirsi nelle scelte logistiche ed organizzative della madre In questo contesto, dopo oltre 9 inconcludenti mesi di torture da parte di consulenti che avevano garantito che in soli 4 mesi sarebbe stata elaborata la valutazione di capacità genitoriale scrivo un concetto semplice: “l’affido condiviso solo sulla carta che non lo è nei fatti serve solo da alibi a chi gestisce, nei fatti, un affido esclusivo, se non siete in grado di proporre un progetto educativo condiviso, io, per il bene delle minori e per trovare corrispondenza tra realtà fattuale e realtà giuridica, rinuncio all’affido condiviso”. Le conseguenze della mia scelta, per non pretendere troppo dalla fantasia del lettore, le elenco: - affido esclusivo alla madre delle bambine - mezza giornata di frequentazione del padre aggiuntiva delle bambine, ogni 15 giorni - supervisione della situazione da parte dei Servizi Sociali per proteggere (dal padre chiaramente!) le minori e per aiutare una madre molto provata dalla situazione Il padre è un incidente di percorso. Utile solo a procreare (meglio se artificialmente) e a finanziare le scelte educative compiute in autonomia dalla madre (in particolare feste, ristoranti, baby sitter e colf). Per il resto, se non ci fosse, sarebbe sicuramente preferibile nel regime di dittatura delle madri separate sostenuto ed incentivato dalla Giustizia di questo sgangherato Paese. Oggi io continuo la mia personalissima e solitaria resistenza vivendo con i denari e usando gli appartamenti dei miei genitori, vedendo le mie bambine un weekend e 3 mezze giornate ogni 15 giorni! Non partecipando a nessuna scelta per il loro futuro da oltre 4 anni. Dedicando metà del mio tempo alle attività di difesa da querele penali, decreti ingiuntivi e false testimonianze promosse dalla madre. Una situazione, direi, che tutti invidiano e che tutti vorrebbero vivere al mio posto. Unica consolazione: la solidarietà di tanti altri padri nelle mie stesse condizioni che per esempio oggi, a Natale, si ricordano di me e mi scrivono gli auguri di speranza per una sistemazione della situazione. Oltre alla solidarietà dell’Associazione dei Padri Separati che in questi anni mi ha indirizzato ad aiutato. Tra 2 o 3 anni, se sopravvivo, vi aggiornerò … Claudio Cattabriga

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