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Lettere al Direttore

Renzi il ciclone

Dobbiamo ringraziare Renzi (e il Padreterno) che ci hanno preservato da elezioni antidiluviane in ordine come quella del mammuth (politico) Prodi e di Emma Bonino. I ringraziamenti però finiscono qui. Perché non essendo (Dio me ne guardi e liber) del PD non riesco a gioire per l’ennesima poltrona che questo partito con Renzaccio è riuscito ad acchiappare, con l’ormai consueto meccanismo “è tutto mio”, prendere o lasciare. Non c’è male per chi ha un quarto dei voti degli italiani (come ricorda uno degli ex sponsor dello stesso Renzi, il miliardario firentino Diego Della Valle) Sì perché col 25% (degli aventi diritto al voto) i compagni, nuovi e vecchi, occupano tutte le poltrone a disposizione. Il disegno gramsciano di egemonia della società con il catto-comunista Renzi è diventato la normalità. Così per avere la patente di eleggibilità, di galantuomini e onesti si deve avere il pedigree certificato dai compagni. Ora Mattarella, alla faccia della politica di rottamazione con cui Renzaccio avrebbe sbalordito il mondo della politica italiana, non è certo un volto nuovo, avendo campato per una trentina d’anni tra i governi Andreotti, Cossiga, D’Alema e ultima la poltronciona in Corte Costituzionale. Insomma una vita certamente non in mezzo agli operai e con i problemi dei lavoratori. Dispiace magari che non si dica di Mattarella un particolare, non secondario: si ricorda sempre il fratello Piersanti assassinato dalla mafia, esponente dc negli anni ’80. ma non si ricorda il dossier preparato dal Pci nel dopoguerra per screditare il babbo Bernardo, anch’egli dc, ma della corrente centrista anticomunista, quella dorotea; e che fu accusato ingiustamente di essere colluso proprio con la mafia. Morale anche di questa favola. basta andare a sinistra e si ridiventa persone specchiate e spendibili per ogni carica istituzionale. Ognuno risponde alla sua coscienza ed alla sua storia personale e familiare. Massimo Ciacchini - Livorno

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