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Lettere al Direttore

la storia! grande sconosciuta

Caro Direttore, che scandalo! A Roma c'è un progetto per realizzare a breve un quartiere a luci rosse, roba da non credere e giustamente l'onorevole Binetti ha manifestato tutta la sua indignazione in quanto, a suo dire :"un quartiere ove esercitare la prostituzione non risolve il delicato problema, soprattutto, perchè l'idea di un quartiere a luci rosse non fa parte della nostra cultura, del Dna di Roma, città dell'antichità e del cattolicesimo, nè dell'Italia...". Viene proprio da chiedersi in che mondo viva la Binetti, se in un mondo tutto suo, avulso da ciò che quotidianamente accade, oppure in quello attuale con tanto di passato recente e remoto. Viene inoltre da chiedersi quale sia secondo la Binetti la cura più efficace per arginare la piaga della prostituzione, dello sfruttamento e di tutta la malavita ad essa collegata. Purtroppo, contrariamente a quanto sostenuto dall'onorevole esiste da sempre, la prostituzione si perde nella notte dei tempi; cito un passo del discorso Pro Caelio di Cicerone nel 106 a.C. :" Se c'è qualcuno che pensa che ai giovani debbano essere vietate le relazioni amorose con prostitute, certo questi è un uomo di austere opinioni, ma è lontano non solo dalle usanze dei comporanei, ma anche dalle consuetudini e dalla permissività degli antenati......." (faccio notare che si trattava del 106 a.C. e non di ieri l'altro). Nei secoli tale mestiere è stato sempre esercitato e quasi sempre con delle regole ben precise, suddivisione in categorie con tanto di tariffe e con tanto di tasse da pagare. Nel XVI secolo nel retrobottega dei commercianti di candele a Roma "esercitavano" le cortigiane romane dette appunto "da candela" o anche "da lume", poiché usavano le candele per misurare il tempo della loro prestazione. Quando Napoleone III decise di appoggiare i piemontesi contro gli austriaci si preoccupò che venissero messi a disposzione della sua truppa dei bordelli e subito Cavour nel 1859 emanò un decreto ad hoc che poi il 15/2/1860 fu sostituito da un "Regolamento del servizio sulla prostituzione" che segnò di fatto la nascita legalizzata delle case di tolleranza. Il tutto funzionò senza troppo scandalo: c'erano controlli sanitari, la malavita era ternuta lontana e venivano pagate le tasse fino a quando nel 1958 entrò in vigore la legge Merlin la quale doveva moralizzare il paese. Legge più ottusa e nefasta non poteva essere concepita e di fatto trasformò le nostre strade di periferia e non solo in un bordello a cielo aperto sotto il rigido e delinquenziale controllo di malavitosi. Pertanto con tale legge finirono i controlli sanitari con tutte le ovvie conseguenze, aumentò a dismisura la criminalità, il mercato delle donne e, non ultimo, venne "legalizzato" l'esercizio di un'attività esonerata dal pagamento delle tasse. Orbene trovare una soluzione indolore è difficile anche in considerazione di come è dilagata la prostituzione e le illecite attività ad essa collegate, ma se ci consideriamo civili dobbiamo pur far qualcosa, sia per questioni igienico-sanitarie sia per ridurre la malavita. Continuare come si sta facendo, cioè cercando di non vedere lo schifo che ci circonda ed accantonare il tutto, è quanto di più ottuso e di nefasto ci possa essere. Si buttano al macero milioni di euro per opere, che restano incompiute e/o risultano inutili, dimostrando solo il malcostume che vige in alcune amministrazioni, presso alcuni politici e presso le istituzioni ove c'è la spasmodica ricerca di consensi e del magna magna. Ora, se venissero costruiti i cosiddetti "villaggi a luci rosse" ed emanate nel contempo pene severe per chi non rispetta norme chiare e precise che non diano spazio ad interpretazioni di comodo o buoniste, si risolverebbe il problema ed in più ci sarebbe anche un aumento delle entrate per lo stato. Non è difficile, basta volerlo dopo essersi tolto il paraocchi. Si suol dire che "la storia è maestra di vita", allora perchè non la si studia? Cordialmente Leonardo Cecca

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